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Basilicata turistica

Basso Anna Maria

Anna Maria Basso è nata a Potenza nel 1951.

E' docente di materie letterarie nella scuola media.

Ha ideato e curato laboratori teatrali e di scrittura creativa.

Ha ricevuto segnalazioni in vari concorsi letterari.
 

Ha pubblicato:

  • Attese (poesie) - Ed. Ripostes - Atripalda (Av), 1999;
  • Images / Trame - Edizioni Scettro del Re - Roma, 2001


Da 'Attese' a 'Images / Trame': un itinerario di leggerezza e pensosità

Percorso culturale di Mario Santoro

Anna Maria Basso si consegna al pubblico con il primo volume di poesie edito nel 1999 che presenta già nel titolo,"Attese", significati sottesi, ma neppure poi tanto, con il senso del profumo di lontananze che affiorano e della prospettiva futura, coi ponti a numerose campate, ma anche con ansie controllate, veli di inquietudini, brevi pause di riflessione, immagini o parvenze, soggettività inevitabili, in un clima di sospensione, mai precario ma sempre in bilico e tuttavia senza il rischio della pericolosità della caduta e con riferimenti tendenti al vagheggiamento, all'innalzamento, al superamento dei limiti angusti dell'esistenza.

Tutto questo avviene in un linguaggio capace di rendere al meglio sensazioni, emozioni, sentimenti, riflessioni, considerazioni.

Ci pare di poter concordare con Luigi Reina che, in prefazione, dichiara: "Assolutamente dominante, in questa raccolta poetica di Anna Maria Basso, mi pare sia una nota di sospensione, come ricorrenza pausativa introdotta, piuttosto che a correggere o a raffrenare la modulazione di una precisa orchestrazione sinfonica, a motivare progettualmente l'intensa quanto lunga preparazione a una ricerca che travalichi la pura definizione del senso (e persino della stessa strumentalità della conoscenza) investendo gli statuti stessi della poesia. La quale tende ad attestarsi, nel caso specifico, in una sorta di spazio dominato dalla fluidità, tutta ipoteticamente consegnata al suo magico potenziale rappresentativo di parvenze di immagini che si sforzano di presentarsi come concrete, la cui traslitterazione in forme verbali riesce a rendere solo parzialmente giustizia di quell'ansia di significazione che condiziona il poeta eternamente sospeso su un percorso di approssimazione alla conoscenza attraverso l'esperienza che si caratterizza per l'assoluta soggettività delle scelte o per la paventata improbabilità dei raggiungimenti".

Ugualmente ci pare di poter condividere quanto scrive Franco Sabia che sottolinea: "La poesia di Anna Maria Basso non è mai banale, oleografica, di maniera; esprime continuamente un mondo di affetti e di sentimenti, di valori e di amori duraturi e solidi, che anelano all'eternità, pur in un'epoca in cui sempre più, tentano di convincerci che la frammentarietà e la provvisorietà debbano essere le nostre regole di vita".

E aggiunge: "Ma anche l'immediatezza dei versi colpisce particolarmente 'Cori di gabbiani / in fuga', un poema in due versi che fa pensare al grande Ungaretti: e, poco più in là, 'Non c'è più tempo/per incantarsi/ ai silenzi immensi/ di cieli tersi/ sbocciati d'aurora…/ Il giorno s'alza/ in fretta/ e si progetta/ ad altri desideri".

Viene voglia di seguire il percorso poetico di Anna Maria Basso senza seguire un itinerario preciso ma come pescando a caso.

"E' calma la sera/Ha cadenze di neve/ smorzate…" Altrove ella si affida al "canto dell'anima/l'assolo più teso…" oppure si lascia andare "nel silenzio di queste/ valli/ a dissipare/ la nube che alita/ i miei occhi" anche se è consapevole del fatto che "il mondo a quest'ora/ sonnecchia/ e non s'accorge di nulla" seppure "la vita intorno/con il suo frastuono/mi sfiora appena".

Il percorso è tutto giocato su leggere sintonie con al fondo un grado di certezza che fa dire:"Il giorno profuma di rose/ sui giardini dell'alba". E non si tratta di rose comuni ma sono "rose rosse di maggio".

La tentazione di continuare a notare sottolineature e spunti rilevanti è forte mentre ritornano alla mente contenuti, anche corposi nelle intenzioni, sempre assai significativi e raramente neutri.

E così non si può dare torto a Elio Andriuoli che parla di "Attese" come di una silloge di versi "dai contenuti ben definiti e facilmente individuabili". E tuttavia ci pare giusto e doveroso aggiungere che la poesia di Anna Maria Basso va bel oltre i contenuti indicati e segna una rete con nodi e linee di percorribilità notevole.

La seconda pubblicazione "Images / Trame" del 2002 si pone su una sorta di linea della continuità, quasi una ripresa, un nuovo cabotaggio verso porti sicuri e con la sottintesa certezza della ripresa del viaggio. Ci sono, evidentemente, punti e approdi nuovi che lasciano intravedere altri sbocchi e snodi, ma c'è anche la stessa tensione emotiva, la medesima accidentalità degli eventi, delle cose, del tempo, del mondo nei suoi riferimenti specifici e particolari e nella visione, ombreggiata leggermente, coi veli dell'ansia e delle intime e tormentose domande che sottendono spesso problematiche risposte.

Poesia bella ed espressa con un linguaggio, curato, attento, a tratti post ermetico, levigato, costruito in maniera anche meticolosa nelle invenzioni terminologiche, nelle innovazioni, ora onomatopeiche, ora nenianti e dolcemente morbidi per processi di sinestesia, ora reso fortemente connotativo e soprasegmentale, quasi trasparente ma sempre in maniera da rendere l'insieme efficace ed attuale pur nella particolarità dei riferimenti accidentalmente specifici.

Non a caso scrive Reina: "La modernità del dettato di Anna Maria Basso era apparsa più che sospettabile nella prima plaquette di poesia data alle stampe (Attese, 1999). Essa s'annunciava nella liquida trasparenza della significazione, veicolata da una mediazione linguistica equilibrata quanto tersa ma ricondotta a strumento esclusivo di connotazione di un sentire colto nella sospensione tra essenza e vagheggiamento, materialità e sublimazione, esperienza ed evocazione. Il tutto su un proscenio che non si nascondeva le illuminazioni del desiderio e non paventava i rischi imposti dall'impatto con la contingenza.

Concretezze ed evanescente tendevano già a tramutarsi, quasi per effetto demiurgico messo in moto dal potere formante della parola poetica, in immagini sinestetiche volte a delineare scenari capaci di definire percorsi mentali e situazioni psichiche, oltre che barlumi d'ambiente in contesti temporali. Cose tutte confermate nella presente,nuova raccolta poetica:Images/trame".

Proprio l'insieme di concretezze e di evanescenze di cui parla Reina fanno sì che la poesia della Basso sia ricca di atmosfere gradevoli eppure misteriose e strane, di sensazioni per così dire pulviscolari, di rarefazioni accettabili e sicure, di rabbuiamenti improvvisi e per fortuna brevi che sottendono squarci e dipingono ambienti particolari nei notturni rischiarati da lune, nei mattini preceduti da albe, nei cieli diversificati, nei paesaggi marini con gli incanti antichi e presenti, nell'immobilità non ottusa del tempo, nelle memorie molteplici, nei meriggi estivi con l'afa inevitabile, nei labirinti delle strade e così via.

Ma ci sono anche "Avanzi di stelle", "marciapiedi dell'indifferenza", "vortici di azzurro", "notte povera di stelle", e non mancano situazioni contrastive come "il chiarore livido dell'alba/ il silenzio tumultuoso/ del cuore" e momenti di pensosità continua con tanto di dichiarata concretezza: "A guardare la luna/ senza radici sulla terra/ e dissesta le mie zolle".

Il linguaggio, dunque, come evidenzia Osvaldo Tagliavini, è "denso di suggestivi chiaroscuri, ma anche di immagini privilegiate in cui, però, non hanno vita improvvisi cambi di tono, offre un moto unitario al verso il cui motore è rappresentato non tanto dal verbo, quanto dalla parola. Non una parola dura, ossuta e spigolosa, né raffinata ed invadente, ma la parola esatta, messa al posto giusto, che chiaroscura con semplicità ed equilibrio la dialettica dei versi e ne regala le intriganti attese. Una parola 'tersa' per trasmettere gli evanescenti messaggi e le delicate esplorazioni della sua anima. Tutto un universo di immagini, di atmosfere e di segrete proprietà delle cose cui la Basso riesce a dare prodigiosa vita con candida allucinazione e levità di tocco".

Si chiude così, almeno per il momento, l'esperienza poetica di Anna Maria Basso che si muove nel solco della buona poesia, dal ritmo gradevole e delicato, senza sbandieramenti facili, ne ricerca di sperimentazioni ossessive ma con richiamo al senso delle cose, alla magia del sentimento, alla definizione dei contenuti. E ci pare quasi di riascoltare la musicalità dei versi:

"Eri nell'aria
presenza ombra
brezza tra gli alberi,
che non sentivo,
respiro rapido a svanire
a ritornare
mentre opaca in un vapore
d'autunno me ne andavo
a invocare riserve di luce". 

E davvero l'autrice crea atmosfere evocative che rischiano lo struggimento per il lettore, ma solo per quello disincantato, dal momento che ella sa porre le distanze, o se ne tiene prudentemente al di fuori, perché ha imparato a non cedere e ad operare un controllo vigile e puntuale che non le impedisce di sentire l'Infinito:

"Da questa rupe di silenzio
come da una prua d'aria
abbordo il mare.
E senti l'Infinito
che non so dire."

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