APT Basilicata

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Basilicata turistica

Ciancio Maria Pina

Maria Pina Ciancio è nata a Winterthur (CH) nel 1965. Si è laureata in Lettere presso l'Università degli Studi di Salerno e attualmente vive ed insegna nella sua terra d'origine, a Mezzana di San Severino Lucano.

Insegna lettere nella scuola media.

Collabora con saggi di opinione, attualità e servizi culturali a quotidiani, periodici lucani, riviste letterarie e telematiche; fa parte della redazione del giornale on-line "Lucanianet.it".

E' presente nella "Guisa Italiana al Turismo Scolastico ed Universitario- ESG 89, e in diverse antologie e cataloghi letterari, tra cui "Voci di donne lucane" edito dalla Regione Basilicata.

Sue poesie hanno ricevuto segnalazioni e premi a livello regionale e nazionale.

Ha pubblicato:

  • "Testualità e interpretazione" ne 'Il nome della rosa' - saggio - Ed. Ermes - Potenza, 1966;
  • "La danza nel silenzio" (poesie) - Ed.Ermes - Potenza - 1996;
  • "Legionari di frontiera"- (poesie) - a cura del Premio Histonium - Vasto - 2001;
  • "La mongolfiera azzurra" - racconti brevi-storie-fiabe- Ed. I fiori di campo - Landriano (Pv) - 2002;
  • "Itinerari" (poesie) - a cura del CARM - Cosenza - 2002;
  • " Donne" ( poesie con disegni di Cosimo Buretta) - Ed. Ogopogo - Agromonte (Pz) - 2002;
  • " Duetto" (Due poesie: Ciancio-Morra) - Ed. Ogopogo - Agromonte (Pz) - 2002


La poesia

Percorso culturale di Mario Santoro

Maria Pina Ciancio si consegna al pubblico con il suo primo lavoro "La danza nel silenzio" nel 1996. Si tratta di una raccolta di poesie divise in sezioni che, tuttavia, segue un filo conduttore unico sul piano di una ricerca intimistica e personale e sulla linea del silenzio che non grava, non appesantisce, non è foriero di oscuro pessimismo, utilizzando un linguaggio modulato e musicale, attutito nelle espressioni che risultano sempre controllate, pastellato nei colori ma non sbiadito, sicuro nelle significanze multiple e implicite.

La linea del percorso risulta così gradevole e chiara attraverso la tessitura, non fitta o intricata, di sentimenti, di sensazioni, di emozioni, di speranze, di malinconie, di ricordi, di un mondo, insomma, presente eppure velato, vicino eppure lontano, impalpabile e tuttavia concreto. Un mondo che trova continui elementi connotativi con riferimenti spazio-temporali e con i giochi dei rimandi al passato che torna e al presente che si catapulta nel passato eppure guarda, a tratti, al futuro.

E così l'autrice può scrivere

"Il mio passo
risuona stanco
-stanco di vivere-
di attendere
la tua alba
infuocata" 

oppure ma con cambio di visone e di prospettiva:

"Leggera soffia
sul mio corpo
l'ebbrezza
di un richiamo
lontano" 

E allora si può anche concordare con Carmine Manzi che scrive: "Domina in tutta la raccolta -sostenuta dall'armonia e dalla musicalità del verso- la voce del silenzio, sovrana, un silenzio che è nell'ambiente circostante, nel respiro dell'aria, ma che riflette anche il silenzio che si forma nel suo cuore per tutto ciò che la terra ispira al suo canto e sollecita alle sue emozioni".

Ma è un silenzio non chiuso, non particolarmente doloroso, quanto piuttosto pensoso e se è vero che gli

"ultimi brandelli colorati di vita"

sembrano indicare una chiusa inequivocabile, è anche vero che essi nell'addio

"danzano leggeri rapiti dal vento".

Questo autorizza a credere , nel fondo dell'anima, alla presenza della speranza, della possibilità di uscita al di là delle memorie/ insabbiate da passi/ lontani" dei "sussurri finti/ tra sogni e sconfitte" di "anime/ vaghe/ senza corpo"; c'è spazio per una indicazione di prospettiva che mi pare vada oltre la smagliatura nella rete di montaliana memoria e che vale non solo per l'altro ma anche per l'autrice.

Al primo lavoro fa seguito la silloge "Legionari di frontiera" che comprende quattordici brevi poesie ed è inserita nei Quaderni di Poesia "I poeti dell'Histonium".

Val la pena ricordare in proposito quanto scrive Teresa Armenti: "Sono pensieri di una donna lucana che conosce la sua terra: bella, rupestre e selvaggia, ma avara ed amara con i suoi figli raminghi; avverte la precarietà dell'esistenza, scivola nel buio avviluppandosi nel profondo mistero di un clown, si riprende, diventa acrobata, combatte con fierezza per un sorso breve di felicità".

Le poesie appaiono scarne nella loro disposizione con versi brevi e disposti sulla linea di una impressionante verticalità quasi a segnare una indicazione da consegnare al lettore nella spoglia nudità eppure nella concettosa operazione di richiami e di rimandi quasi una sorta di intertestualità continua e ricorrente.

Emerge, per lettura attenta e per ripensamento continuo, il senso pieno e problematico dell'esistenza, sul piano individuale e collettivo, con le sue tante, troppe implicazioni e con le insicurezze tipiche del post moderno al di là delle presunte certezze sbandierate da taluni.

E ci pare di poter condividere appieno le conclusioni cui giunge Luigi Alfiero Medea che sottolinea l'attaccamento alla vita 'accompagnato da un impegno a reagire alle difficoltà':

"Stretto ai cornicioni
della vita
grido con forza
il silenzio dell'eternità". 

Ma condividiamo anche il senso della solidarietà umana, nel dolore e nell'attesa e l'apertura a sprazzi di infinito e di felicità.

Segue "La mongolfiera azzurra" che è un volumetto con storie-fiabe-raccontini sulla linea di fondo del "C'era una volta" ma con taglio decisamente nuovo ed immediato e con un linguaggio fresco, corretto, attento alle esigenze del piccolo-grande lettore.

E così ci si può 'smarrire' tra "Pizzofiorito", "La stanza magica", "Il pianeta azzurro", "La mongolfiera azzurra", "Stellina senza cielo", "Ciliegiostorto", "Nuvola bianca" e con la chiusa da rimandi lontani come l'infanzia eppure vicini:" E il bosco fu felice e si commosse di tanta ritrovata allegria".

Su questo lavoro che si può tradurre anche come "I racconti di Rich", Gina Labriola scrive: "Un libro allegro, vero, serio, divertente, istruttivo, modernissimo e…colorato! E' una gioia leggerlo…!" Ed Eleonora Bellini precisa che esso può "offrire lo spunto iniziale per la sensibilizzazione dei bambini e per la discussione di temi di salvaguardia ambientale"

Degne di attenzione sono poi due cartelle che contengono anche disegni di Cosimo Buretta. Una lega, sul simbolo del fiume Sinni, l'autrice alla ben nota Isdabella Morra; l'altra presenta poesie diverse e intense sempre con allegati disegni.

Infine ricordiamo "Itinerari". Si tratta di brevi composizioni che nella immediatezza del verso esprimono tutta l'intensità dei sentimenti che Ottavia Amendola definisce come "Itinerari, viaggi reali e virtuali della poetessa, dove rabbia per le 'crepe secolari' ed 'amore per la sua terra, amara e prosciugata dal vento' predominano, dove amore e odio ora si accordano, ora stridono, facendo nascere quell'arte che fa grande la poesia"

In realtà sono itinerari o piuttosto viaggi veri o meglio ancora piccoli cabotaggi con soste e nuove partenze e acquistano valore di concretezza perdendo il carattere neutro tipico degli itinerari e connotandosi mediante i versi sempre brevi ma incisivi che lasciano il segno.

Nbon a caso Luigi Reina dichiara "…i suoi versi scorrono leggeri e fluidi come haicu. Sono pennellate delicate e incisive a un tempo. E suggeriscono, evocano, definiscono situazioni che, dalla contingenza spaziale o temporale, tramutano i dati oggettivi in veicoli di significazione esistenziale".

Si tratta, tuttavia, anche di una aperta dichiarazione d'amore senza limiti per la terra con tutte le sue contraddizioni e incomprensioni, dove finanche i sogni sono scuciti e dove il sole è ingrato e il tempo è fermo, dove le rabbie sono costrette al silenzio, dove gli odori assumono valenza valoriale e si condensano nel morso dei grani delle pannocchie, dove il mistero prevale ancora e

"Il seno turgido
e sicuro
dei calanchi
sotto una bocca
avida
raccoglie
esuli storie
di un desiderio inappagato" 

Ma è anche luogo di contrasti stridenti, di passioni inutili, di voglie ardenti quanto vane, di parole che nessuno sembra ascoltare, di indifferenza, di scavi interiori, di tutto ciò che costituisce la storia o forse la negazione della stessa.

"Guardiamo il fiume
a sud
ora che gli umori
della notte
sigillano nell'anima
le crepe
della storia" 

E tuttavia tutto questo non impedisce all'autrice di affermare con chiarezza: "Qualunque sia la direzione, vado sempre a sud". Pare quasi un ricalco di un altro autore lucano che afferma con convinzione che "c'è sempre un sud più a sud".

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