
Salvatore Comminiello è nato a Potenza il 10 gennaio 1958.
Ha compiuto gli studi nel capoluogo di regione frequentando l'Istituto Statale d'Arte. Ha partecipato a numerose iniziative culturali ed ha fatto parte dell'associazione "Arti visive" contribuendo alla stampa della rivista d'arte "Perimetro". Ha collaborato con la galleria d'arte San Carlo di Napoli.
La sua attuale ricerca pittorica verte principalmente sull'uso di materiali quali acetati, plexigas, lacche e schiume poliuretaniche. Al lucido delle plastiche corrispondono dosaggi cromatici, grafismi e dettagli tridimensionali che tendono ad una costante ricerca verso una forte componente spirituale.
Si sono interessati alla sua opera: A. Calabrese, F. Corrado, R. Cardone, V. Corbi, E. Dall'Ara, A. D'Elia, L. De Venere, G. De Vita, S. Di Bartolomeo, S. Fizzarotti, P. Ragone, A. Rivelli, P.Totaro Ziella, B.Panella, O. Tagliavini, N. Hristodorescu, F. Sossi, M. Trufelli.
Articoli sono apparsi sulla stampa: Paese sera, Il tempo, Gazzetta del Mezzogiorno, Segno, Il Corriere della Romagna, Il Resto del carlino, La Nuova Basilicata.
Si è più volte interessato alle sue opere il "TG3 Basilicata" con servizi e interviste e con un programma registrato presso lo studio dell'artista nell'ambito del Programma "Ritratto d'artista" curato da Rino Cardone ed andato in onda nel 2000.
Attuali riferimenti galleristici:
Ha realizzato mostre personali e collettive in varie città d'Italia.
Contatti:
indirizzo: via delle betulle,6 Potenza
telefono: 0971 37276 - 3475351822
web: http://space.virgilio.it/salvatore.comminiello@tin.it
e-mail: salvatore.comminiello@tin.it

Percorso culturale di Mario Santoro
Salvatore Comminiello è pittore e artista lineare eppure complesso, dal gusto decisamente fine e delicato, nella scelta tecnica, che appare chiara ed evidente eppure degna di sottolineature, di un continuo e costante processo di sottrazione al vago eppure presente pericolo di identificazione immediata, nella natura del suo linguaggio, a carica fortemente allusiva, giustamente e ponderatamente ermetica, prepotentemente allegorica.
Ne consegue un percorso, o itinerario che dir si voglia, incessante e ritornante e soprattutto costantemente originale e personalizzato, con richiamo simbolico proprio ed immediato, fin dal primo impatto.
Il suo modo di leggere il mondo e di rappresentarlo per effetto di polivalenze sul piano segnico spinge, con naturalezza e dunque senza forzature, a raccordare il tempo nella sua linea d'insieme, attraverso l'intervento della memoria, individuale e collettiva, vicina e lontana fino alle primigenie situazioni e alle ancestralità, e collocata tra passato, presente e proiezioni future, attraverso la riproposizione di figure connotabili come antiche eppure a noi vicine, concrete e palpabili, astratte e sfumanti, precise e definite e soprattutto con il riemergere continuo dell'archetipo nel suo sapersi rinnovare e nella tensione a conservare qualcosa di se stesso.
Tutto questo sempre in presenza di elementi di drammaticità, di problematicità, di imprevedibilità nel tentativo-sforzo di concepire umanità e scienza come unità inscindibile pur nella specificità e nelle connotazioni, implicite e disambiguabili sempre, che contraddistingue ogni singola opera dell'artista.

Ben a ragione Angelo Calabrese può scrivere: "Comminiello è consapevole delle problematiche del postumano, della società globale, della preistoria della scienza che s'affretta agli appuntamenti ineludibili con il tempo dell'esodo. Se la chiave matrice della sua indagine è referenziata nel contesto della questioni dibattute da Pollok, dall'arte pop, dalla pittura - scrittura, occorre liberarle dalle molte angustie delle "datazioni" condizionando l'iter interpretativo, con l'ulteriore rischio della imprecisione della valutazione dell'originalità creativa".
Il discorso ripropone e richiama la necessità da parte dell'artista di saper mantenere, pur nel chiaro riferimento di cui sopra, un suo carattere di originalità.
Ed è ciò che accade a Comminiello che è lontano da ipotesi di massificazione o di ripetizione con le parvenze innovative e che ripropone scelte tamatico-argomentative specifiche ma anche tecniche del tutto personali e degne della medesima attenzione, collocando le sue rappresentazioni in situazioni tendenti sempre al tridimensionale dinamico, senza le sottolineature dello sforzo, anzi nella suggestione più naturale possibile.

Ed è proprio il bisogno interiore di originalità autentica che spinge l'artista ad urgenze continue, a tentare, con successo, fattori di novità con l'utilizzo disinvolto e sicuro di materie plastiche, di cellophan, di acetati, di lacche sintetiche, in un percorso di ricerca sempre incalzante e, ad un tempo, pensato e comunque senza mai improvvisazione o tentennamento e senza tentazioni autolesionistiche di provare l'avventura del nuovo per il nuovo: rischio che talora alcuni artisti corrono anche con disinvoltura.E così, per ricordare ancora Calabrese, "tra struttura, archetipo, forma primaria, geometria, verticalità, orizzonte circolare, cromatismo e interiorizzazione, Comminiello propone una lettura profetica di eventi intrecciati tra acquisizioni e perdite, tenendo conto che la scalata è ineludibile: il gioco è tra scienza e coscienza".
Non a caso ci sono sempre interconnessioni, agganci, rimandi, richiami, proiezioni, spinte, fughe, innalzamenti, sospensione, equilibrio precario, incertezze volute, senso della verticalizzazione, livelli di orizzontalità; si tratta di una molteplicità di riferimenti che costituiscono quasi una complicata e fitta rete, un labirinto ordinato con sequenzialità che l'artista domina con impressionante sicurezza e padronanza.

Sono questi i riferimenti che mi sembrano importanti per cogliere, decifrare, disambiguare il mondo complesso dell'arte pittorica di Comminiello, nella quale lo spazio talora si restringe pericolosamente, e ogni riferimento a forme di agglomerazioni o di insiemi assume il carattere della straordinaria confusione, dove stupore, meraviglia, senso della magia e della misteriosità, immaginazione, sono sempre e comunque presenti, eliminando forme di delimitazioni, orizzonti possibili con il senso del confinamento e proponendo trasformazioni di ogni tipo e metamorfosi.
E in questo senso Comminiello sa di essere figlio del tempo del post moderno con le sue ansie, le confuse fughe in avanti, le protervie, i traguardi vaghi e confusi, le incertezze, le instabilità ed avverte ad un tempo il richiamo al passato più lontano.
Sorprende e piace questo suo saper dare conto!
Scrive Enzo Dall'Ara: "Mirabile conoscitore degli effetti visivi e dialettici indotti dal reperto e dal frammento, egli struttura opere che, giostrate sul crinale della figurazione e dell'astrazione, coniuga interventi aggettanti con superfici fortemente timbriche o sobriamente monotonali. La sua 'scrittura plastica' esplicita, invero, la positiva percezione del ricordo antropologico in un'accattivante risoluzione geometrica che trova sorgenti estetiche nelle affermazioni di un 'concretismo' attivato sugli eleganti ritmi della materia colore, della materia-luce."

La pittura di Comminiello utilizza simboli universali e molteplici capaci di armonizzare tempo e spazio nel riferimento continuo all'uomo al quale tutto sembra appartenere, come sottolinea Rino Cardone: "Il mondo che viene fuori da questi lavori di salvatore Comminiello, che abbiamo denominato plastics writing (proprio a porre l'accento sull'uso dei materiali sintetici da lui adoperati, ma anche ad evidenziare la delicata calligrafia che viene fuori dalle sue opere) è il mondo del cosiddetto 'emergere cosmologico' (così come è stato teorizzato dagli antropologi moderni) per il quale il tempo, lo spazio e ogni cosa appartengono al divenire dell'uomo (l'arte, la scienza, la tecnica e la conoscenza) risponde alle regole evolutive della storia il cui concetto di spartizione (per epoche e per età) assomiglia fortemente nelle tradizioni greche, indù, giudeo-cristiane e tribali del nord come del sud dell'America".
E alla voce di Cardone, che ci sembra di poter condividere, sembra fare eco quello di Anna Rivelli che, compiutamente, scrive: "L'infinita retta del continuo divenire è l'asse portante dell'intera opera di Salvatore Comminiello; per lui infatti, la ricerca è una fede, incoerenza, staticità e rassegnazione, improbabili ombre bandite in eterno. Nulla si ferma, tutto trasforma e si trasforma, si cerca, si perde, ritorna. Tutto cambia, variano le tecniche, muta il linguaggio ma tutto prodigiosamente rientra nell'univocità di un credo mai incrinato, rafforzato piuttosto, dal deviare dell'artista verso un'ennesima sperimentazione."
E aggiunge poi: "L'affollarsi di forme espressive diverse in spazi temporali relativamente brevi, infatti, non va assolutamente ad inficiare la coerenza di un percorso iniziato, anzi tale molteplicità rende più fruibile l'esperienza dell'artista e più completo il profilo dell'uomo".

Si completa, ma non si conclude (l'arte è ricerca continua nel suo incessante interrogarsi!) il percorso di Comminiello che evidenzia nei suoi lavori uso appropriato del colore, sempre giusto nelle tonalità, ma anche senso del ritmo e del movimento, padronanza assoluta degli elementi e dello spazio e richiamo continuo di riferimenti ad altri simboli, senza mai la spiegazione del particolare ma sempre con possibilità della disambiguazione da parte dell'osservatore e della interpretazione come per tratti soprasegmentali.
Accade così che è facile riscontrare nei lavori dell'artista una sorta di circolarità continua e permanente o forse più propriamente una spiralità sicchè il ritorno non è mai lo stesso ma presenta sfumature di diversità.
I segni sono tali, possono dire e non dire, significare o alludere, richiamare e indicare, ma restano segni con le implicite possibilità delle risposte, in un cammino che resta ancora lungo, ricco di sempre nuove suggestioni.

E ancora i simboli sembrano proporsi mai in maniera isolata ma sempre insieme quasi a costituire, nella vicinanza, una sorta di elemento di forza e una spinta propulsiva capace di irradiare intorno senza occupare tutto lo spazio anzi limitandosi come è facile rilevare nelle opere e, anche dove l'uomo non c'è o almeno non appare, risulta possibile la sua ricerca o, forse, si può dire che essa costituisce la linea forte di percorso dell'artista. L'uomo, dunque, sempre, con i suoi pensieri, con le sue aspirazioni, con i suoi limiti, le sue propensioni, l'immaginazione, il sogno, la creatività! L'uomo nei suoi riferimenti sincronici ma anche, e forse soprattutto, diacronici.