APT Basilicata

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Basilicata turistica

Cristina di Lagopesole

Cristina Rosati, ovvero Cristina di Lagopesole, vive nel suo eremo nella frazione di Castel Lagopesole (Avigliano).

Ha pubblicato:

poesie :

  • "Fissione" - Ed.Il Ventaglio - Roma - 1984;
  • "Sinfonia in re" - Laicata Ed. - Manduria - 1990; 
  • "I canti di Lagopesole" - Laicata Ed. - Manduria - 1990; 
  • "Figure" - Il Salice Ed. - Potenza - 1991; 
  • "La notte della stella" - Laicata ed. - manduria 1991; 
  • "Il dono" - Laicata Ed. - Manduria - 1992; 
  • "Omaggio a Cristina di Lagopesole" - S.Maria ad Nives - Atella - 1992; 
  • "Tra due labbra" - Laicata Ed. - Manduria - 1996; 
  • "Corrispondenze evangeliche" - Ed dell'Ereno - Lagopesole- 2000. 

Omelie:

  • "Omelia sul cantico dei cantici" - Laicata Ed. - Manduria - 1997; 
  • "Omelia sullo spirito santo" - Laicata Ed. - Manduria - 1998.

Filotee:

  • "Movimenti dell'anima. Libro d'ore" - Laicata Ed. - Manduria - 1993; 
  • "Il libro del pellegrino. Cantica Graduum" - Laicata Ed. - Manduria 1999; 
  • "Ad Crucem" - Laicata Ed. - Manduria - 2001. 

Saggi:

  • "La seduzione alimentare" in "Porco e Asglianico" - Basilicata Ed. - Matera - 1983; 
  • "La morte dei morti" in "Il Potere delle paure" - Basilicata Ed. - Matera - 1985; 
  • "Verso quale cultura. Basilicata, Mezzogiorno e modernizzazione" - Laicata ed. - Manduria 1988; 
  • "Quel dolce liquore color amaranto" in "Tradizioni Popolari" - Laicata Ed. - Manduria - 1988; 
  • "L'odore della morte" in "Morte del discorso e discorso della morte" - BMG - Matera - 1991; 
  • "Una vita per il socialismo, per la libertà, per la democrazia" in "Michele Preziuso, l'uomo, il politico, l'educatore" - Calice Ed. - 2002. 


Un percorso convinto di fede

Percorso culturale di Mario Santoro

Cristina Rosati, ovvero Cristina di Lagopesole, è senza dubbio alcuno poetessa impegnata ed ha prodotto molto, ponendo sempre attenzione alla qualità, dotata com'è di profonda spiritualità e di notevoli capacità linguistiche. Il suo percorso poetico, con l'implicito travaglio in termini non solo tematici che l'accompagnano, è estremamente lungo ed interessante ed approda, negli ultimi anni alla poesia per così dire, religiosa che, "non è molto frequentata nel nostro tempo" come scrive Cesare Medail " e sicuramente fuori dell'ordinario è incontrare un genere come l'inno che traduce l'esperienza spirituale in linguaggio carico di reminiscenze biblico-liturgiche e rimanda al Cristianesimo dei primi secoli".

Ma tentiamo di procedere con un po' di ordine:

Nel volume "Sinfonia in re" appare evidente una sorta di ricerca interiore che affiora sul piano della coscienza e si apre, o almeno si sforza di farlo, agli altri nel tentativo di dialogo.

"Non a caso" sottolinea Damiano Fonseca "una ricerca sempre inappagata, tesa, schiacciata dal dubbio e dal problema, incalzata dal ricorrente rapporto con ciò che è ancora vivo, ma che è destinato irreparabilmente a morire".

Nell'altro lavoro edito nel 1990, "I canti di lagopesole" c'è una evidente necessità - urgenza di legarsi, in maniera del tutto originale, ad una complessa numerologia. Infatti è facile verificare che al cinque che corrisponde al numero del canti, fa seguito il numero otto, che ritroveremo anche altrove, e che riguarda le anime amanti. C'è poi il dieci come i versi di ogni strofa e infine il diciotto come le strofe dei canti. E tutto questo non costituisce un limite alla poesia che sgorga bella e ricca di inferenzialità e di connotatività nell'abbondanza dei sentimenti.

Segue un impegno fortemente religioso che si annuncia come tale già nel titolo del volume: "La notte della Stella" nel quale si racconta il grande evento, ossia la nascita del Messia.

Sottolinea, in proposito, Fusco: " 'La Notte della Stella' ponendosi nell'incedere astronomico della luce che brilla, la notte si configura come un inno alla vita".

Pure merita di essere menzionata la plaquette "Il Dono" ma più ancora il lavoro "Movimenti dell'anima" con il richiamo preciso e puntuale alla scolastica medioevale, alle passioni tipiche come l'amore, l'odio, il desiderio, l'avversione, il piacere, la tristezza, la speranza, la disperazione, il timore, il coraggio, la collera, la gioia.

Viaggio nel mediterraneo attraverso le isole del Dodecaneso, si può definire il volume "Tra due labbra", il cui titolo è di per sé indicativo e, sul piano geografico, richiama l'Italia meridonale-orientale e la Grecia occidentale, ovvero le due parti più vicine non solo fisicamente, ma anche attraverso il richiamo alla cultura e alla civiltà ellenistico-classica con riferimenti precisi e nitidi nelle sfumature che la memoria storica consente.

Tra gli ultimi lavori di Cristina di Lagopesole ricordiamo "Il libro del pellegrino", un volume ponderoso e una sorta di testo di preghiere ai "pellegrini del Grande Giubileo del 2000 con effusa grazia in stato di carità per divina ispirazione".

Il volume si richiama, come nota "L'Osservatore Romano" alla teologia mistica dell'esperienza monastica. E si legge:"Cristina di Lagopesole sembra ignorare i secoli della tecnica e della scienza tanto il suo cuore e la sua intelligenza sono immersi nella contemplazione di Dio con lo sguardo cristallino e puro della persona assetata solo di Dio, del suo amore, della sua misericordia. Al quale vuole tributare la sinfonia che scaturisce dai suoi rapimenti mistici, dalle considerazioni del pellegrino teso a raggiungere Dio, sua dimora e sua trasfigurante gloria".

Il volume è anche, o soprattutto, la testimonianza di un cammino interiore, una sorta di ascesi con un riferimento puntuale e preciso, oltre che insistito, ad un elemento che funge da tassello guida. Si tratta della cifra otto che rappresenta non solamente i giorni della nuova creazione ma anche le beatitudini, i toni del canto gregoriano e più specificamente si ripete nei capitoli, negli inni di ciascuno, e nei versi.

Un richiamo che va ben oltre e sa alludere significando oltre la parola. Ce ne possiamo rendere conto leggendo una qualsiasi delle centoquarantacinque composizioni tra inni, salmi, cantici, laudi. E prendiamo quasi a caso quando Maria avverte di essere in attesa del Figlio:

"Figlio che sbocci nel mio ventre […]
Tu sei l'Eterno, in me sei tempo,
sei il mio Bambino […] 

Ma soprattutto, e sorprendentemente, bello appare l'ultimo inno "Dormitis virginis" nel quale la Madonna lascia la nostra terra per la 'Luce increata' ma resta per gli uomini come presenza di luce:

"Dormi Fiore della terra, Madre.
in te riposa il cuore del Germoglio,
lo zampillo dell'Amore eterno.
Dormi, piccolo, profumo di luce increata,

avvolta nella notte dal riflesso di Dio,
custodito in eterno, perché eterno è l'amore.
Dormi nel profondo, nel libro degli occhi,
nelle creature che in te sospirano e vedono". 

Poesia intensa e profonda, capace di avvincere, attraendo, ma anche di allontanare e forse di disorientare il lettore, soprattutto quello che non riesce a farsi condurre per mano dall'autrice, nel pellegrinaggio e con la predisposizione a cantare, magari dopo aver ascoltato nel silenzio la propria anima..

Non a caso Ferdinando Castelli scrive: "Ho letto il libro di Cristina di Lagopesole nel silenzio della mia stanza e ho avuto molta difficoltà a capirlo. E' un libro che da una parte seduce, dall'altra disorienta. Seduce perché ti porta nel mondo dell'anima, nel mondo della profondità, nel mondo dove sei solo con l'assoluto"

Ed è proprio così perché esso è capace di proiettare in una atmosfera particolare coi suoi molti riferimenti simbolici. E, a proposito, Carlo Bo ricorda il supplizio di chi prega ma anche il senso della grazia e soprattutto il mistero e definisce la poetessa "l'Egeria del terzo millennio; il suo signum è la forza della sua poesia che raccoglie insieme la forza di gerusalemme, la conchiglia di Santiago ed il sudario della Veronica".

Ma affidiamoci ancora al verso:

"Non so, Dio,quanto miele tu mi donasti:
certo, dalla coppa, tutto lo bevvi.
Quando ogni goccia era finita
sentii che un'ape m'era entrata in petto.
Da quel giorno mi colorai, mi spuntarono le ali:
divenni aria: Mi accordai col vento, le note
gli Splendenti. Punti luminosi e brillanti
diventarono musica, corpo inebriato, canto." 

Nel volume "Ad Crucem" ugualmente forte è l'anelito di salire a Dio attraverso un itinerario di fede e di speranza della "pauperrima servula Christi".

Si tratta di un cantico costituito da dieci Gradi che rappresentano dieci Stadi dell'essere ed è anche e soprattutto un dichiarato e sentito canto a Dio dal quale tutto discende: virtù, grazia, carità, amore, verità. Il dialogo possibile con l'Essere Supremo è suggeritodall'istanza urgenza di predicare e di evidenziare gli stati dell'anima più semplici e più profondi nell'invito allargato a tutti gli uomini, all'amore universale.


"Amatevi, come io vi ho amato,
come lo sposo ama la sposa sua,
come la colomba il colombo.

Calzate la fede e siate immacolati,
come l'ancella del Signore,
la Madre di Dio, la Tuttapura.

Accogliete il nunzio della pace,
il grido d'amore del tribolato,
il sigillo del Risorto dai morti" 

E ci piace riprendere proprio con le parole dell'autrice: "Nell'eremo silenzioso, nella cella fructuaria, in stato di quiete amorosa, con l'aiuto dello Spirito santo, ho scritto questo libro. E' un Asceticon, uno Speculum, una Filotea, un libro d'Ore, una Scala di perfezione formata da dieci Gradi, cui corrispondono dieci Stadi dell'essere, un Cammino perfettivo che, simbolicamente, comincia ai Vespri e termina alle Lodi e che si compie lodando".

Fin qui Cristina di Lagopesole, almeno per ora.