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Basilicata turistica

D'andrea Emilio

Emilio D'Andrea è nato a Barile il 21.2.1955. Ha conseguito la Maturità scientifica ed ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza a Bari.

Fin da ragazzo ha scritto poesie, racconti e considerazioni ispirate alla vita quotidiana e alle contraddizioni della società. Ha sperimentato l'impegno politico con successo.

Più volte segnalato per meriti, ha vinto alcuni premi di poesia.
 

Ha pubblicato:

  • Poesie "Sfoghi di gioventù ovvero quasi poesia" - Albatros Editrice - Roma - 1984;
  • Ritagli di parole (poesie) - Gabrieli editore - Roma - 1985;
  • Storia di un esame (prosa) - MBS Editrice Potenza - 1986;
  • Mimose (poesie) - MBS Editrice Potenza - 1987;
  • Le fontane dei ricordi (prosa) - Romeo Porfidio Editore - 1990:
  • Foglie sul lago (poesie) - Agesa Editrice - Moliterno - 1990;
  • La maschera del sole (poesie) - Gabrieli Editore -Roma - 2000;
  • La notte delle muse (poesie) - Gabrieli Editori - Roma - 2003.


Leggerezza nella poesia di Emilio D'Andrea

Percorso culturale di Mario Santoro

Emilio D'Andrea inizia la sua attività poetica nel 1984 con un volumetto di composizioni dal titolo "Poesie" che presenta quasi un sottotitolo di per sé significativo "Sfoghi di gioventù ovvero quasi poesia". Precisazione che la dice lunga ed è esplicativa della condizione del poeta, disposto a stracciare i veli del pudore per consegnarsi al pubblico eppure ancora timoroso nei confronti dell'arte poetica.

Lo confermano le

"Pallide statue
di marmo
immobili" 

pronte a recitare

"proverbi senza rime,
versi senza parole,
suoni senza vita", 

ma anche le

"Parole senza voce
che nascono dal cuore
come fuoco…" 

e ancora una sorta di richiamo e di nostalgico sentimento d'amore, chiaramente leggibile ma anche possibile di oggettivizzazione:

"E adesso
tu non ci sei,
e adesso
torna la nebbia;
poco dopo
primavera
è arrivata la neve.
E il sole gioca
con le nubi…" 

Amore che con la sua presenza è luce, chiarezza, nitore, così come la sua assenza genera nebbia con le connotazioni conseguenziali. A un simile riferimento contenutistico argomentativo i livelli linguistici tendono ma non sempre si adeguano totalmente all'ispirazione, come è naturale nelle opere prime.

La seconda prova di D'Andrea risale al 1985 con la raccolta di poesie "Ritagli di parole" il cui titolo richiama e rimanda al valore della parola nella magia dell'incastro della stessa e della polivalenza segnica tanto più quando essa riesce ad appoggiarsi a ritagli, a elementi minimi, a dire senza dire, ad affidarsi alle sensazioni che sa provocare stimolando l'emisfero destro.

Si tratta di una raccolta che tocca i temi di sempre: ansie, rimpianti, emozioni, amori, nostalgie, in una partecipazione ancora immediata dell'autore, fortemente sentita e senza possibilità di distacco, di semplice allontanamento anche sul piano del linguaggio che tende, senza indulgere, alla musicalità assonantica.

E allora il poeta può scrivere:

"… c'è sempre un treno
che parte stanco
domani, forse,
sarò ancora al
tuo fianco". 

Altrove egli si appoggia fortemente al "se" con funzione ipotetica fino all'inverosimile nella ripetizione scandita ma non monotona e nel crescendo delle risposte fino alla sorprendente, ma poi non tanto, conclusione:

"Se fosse Parigi
crederei ancora
d'amarti,
ma è solo un paesino
di nebbia". 

E proprio Parigi, città del sogno, dell'abbandono, della vita frenetica, delle passioni, torna sovente alla mente del poeta così come appare problematico, ma non drammatico, il senso dell'esistenza: problematico,incerto, inaffidabile e quasi ammantato da un velo di pessimismo tendenziale ma non crudo, anzi, tutt'altro:

"Cos'è il domani?
Se il cielo è sereno
c'è sempre una nube lontana
che fa pensare…
E intanto si muore,
o di cancro o d'amore…"

L'approccio alla prosa avviene nel 1986 con un racconto breve dal titolo "Storia di un esame (l'esame di stato)" che, come sottolinea l'autore stesso in prefazione, presenta "situazioni che caratterizzano il nostro tempo" con accenno a tematiche che nascondono problematiche interiori, linee di sofferenza, momenti di sbigottimento e di smarrimento ed incognite sul futuro che appare grigio, chiuso, mancante del tutto o quasi di prospettive.

L'autore torna alla poesia con la raccolta "Mimose" che presenta, come dichiara Dnato Mazzeo, "Sensazioni radiose, 'feeling', umori, impulsi, assonanze in versi ritmati al tamburo di una grande passione per un immaginario mosaico esistenziale ove 'manca' un profilo di donna…Il poetare appassionato e sanguigno di Emilio D'Andrea è certamente diventato più maturo e consapevole"

Ci pare di poter concordare con il critico dal momento che il linguaggio si fa più curato, a tratti tagliente, altre volte consente scivolamenti e morbidezze ed è sempre preciso e puntuale. Il significante avanza con le implicite connotazioni e la poesia si fa godibile e come poggiata su immagini- lampo, ma senza i conseguenziali fragori anche perché spesso il poeta tende ad indulgere sul cantabile che, tuttavia, non scade mai, e si appoggia al richiamo assonantico ricorrente e apparentemente leggero:

"E' in memoria di
un lutto lontano
che quei fiori
si stringono in mano,
ma lo stesso è
un giorno di festa:
la mimosa è la donna
che resta" 

Il verseggiare è, dunque, agile, rapido, delicato ma non propriamente facile e scandisce eventi della quotidianità dominati tutti dalla soggettività dell'autore pur nel continuo tentativo di trasfigurazione.

Scrive a proposito Bernardo Panella: "I vagheggiamenti del desiderio e dell'immaginazione si distendono su ritmi musicali di facile presa che assolvono la funzione di stemperare e schiarire i riferimenti torpidi e opachi della commozione. D'Andrea sembre cantare ma solo per se stesso anche se il messaggio ovviamente è rivolto ad altri a chiunque lo recepisca e lo reputi in sintonia con la propria sensibilità"

"Sono piene
le strade
di fiori,
quando il sole
accende
i colori,
sono mani
che restano
tese
anche verso
le offese…" 

Qui la poesia tende alla verticalizzazione, quasi a farsi linea sul filo di sospensione dell'anima e dell'appagamento sempre precario e in equilibrio imperfetto, malgrado tutto e pure in presenza di una vena di amarezza di fondo che tarda a manifestarsi nella sua determinazione.

Il volume "La fontane dei ricordi" è un libro documento sulla cittadina di Barile, attraverso il racconto delle fontane nella triplice indicazione: le fontane rurali, le urbane perimetrali, le urbane centrali.

L'analisi procede con un linguaggio accessibile, chiaro, lineare, ed è sempre arricchito da vicende, racconti, descrizioni, richiami a situazioni lontane, a storie antiche, giochi,abitudini, usi, tradizioni riferimenti religiosi e rimandi a riti svariati. Un volume prezioso con indicazioni didattiche e quindi adattabile agli alunni della scuola dell'obbligo.

Il ritorno alla poesia è contrassegnato dalla plaquette "Foglie sul lago" che trae dal candore tematico la forza della scrittura poetica.

Scrive Giuseppe Giovanni Monaco: "D'Andrea è un protagonista ed una vittima della dialisi del pensiero ma riesce a ricomporre, con drammatica puntualità, nella soggettualità di un presente, le tessere delle parole non scritte e dei pensieri non pensati traendoli dal bulino della memoria per riuscire a decifrare i moti della macchina che i pigri e i servi chiamano vita".

"La maschera del sole" è ancora una raccolta di poesie nella quale sembra prevalere una condizione di serena accettazione del senso delle cose; condizione che si manifesta attraverso un linguaggio piano, maturo, concreto e ricorrendo ad una scelta terminologica adeguata. Il poeta guarda le cose con voluto distacco, senza allontanarsene, operando, per memorie rapide, percorsi a ritroso alla ricerca dei suoni, dei rintocchi, degli elementi che segnano la vita del paese e lo scorrere ineluttabile degli anni. Allo stesso modo può ripensare con calma alle "Ombre notturne", alle "foglie/ di rugiada", e può fermarsi perché:

"Biancheggia l'orizzonte
e un uomo commosso
ritrova
la sua anima
nel ripetersi
arcano
dell'amore…" 

su queste parole può riporsi il senso della poesia che consente smarrimenti, abbandoni, allontanamenti e ritorni:

"scintille d'amore
mette le ali
ad un sogno
e cavalco con te
l'ippogrifo
su distese di fiori…" 

Il senso dell'appagamento, quasi una nuova stagione personale del poeta, emerge e prevale anche se non sovrabbonda, quasi a segnare il ritrovato bandolo della matassa della vita a ammanta di sé anche situazioni non propriamente positive:

"Pietre,
lacrime delle montagne,
colmano letti di fiumi
senza vita."

L'ultimo volume di poesie ha per titolo "La notte delle muse" e si conduce ancora sulla linea ideale, ma anche tematico-contenutistica, della raccolta precedente e mostra una evidente sensazione di serenità che sfiora l'ottimismo e tenta di proporsi come convincente condizione.

Sembra vero quanto sostiene Federico Gabrieli "L'autore ha piena la consapevolezza che le cose del mondo non si schiudono al coraggio e all'ansia dell'uomo, se non con l'amore convinto e profondo rivolto alla ricerca della purezza dei simboli del creato ed i colori della coscienza"

E così il verso del poeta appare smarrito come un raggio di luna nel cielo ma all'alba può contare sul "risveglio del sole/ nel cuore del poeta". E al risveglio la poesia si presenta come favola bella pronta a cantare la vita, poi si fa anche vezzosa nei riferimenti contestuali e nella ricerca della rima volutamente imperfetta ed apparentemente facile, prima di approdare alla pensosità dell'adulto nell'invito a non sciupare i sogni.

E la poesia si muove così, lineare, senza scosse, quasi per un procedimento naturale anche se presenta sovente attacchi belli:"Le porte di casa mia/battono sempre al vento", oppure:

"Dolce compagna del vento
di sogni, di fiori e di stelle
su strade di sassi ribelli…" 

o ancora:

"Ho visto un fiore,
in un campo di pietre". 

Assai spesso l'autore indulge in un certo lirismo intimo e personale che tende a rimanere impigliato nella trappola del soggettivismo che poi, per fortuna, si apre all'oggettività e tende al generale e al conversativo dolce e tentatore:

"Ti chiedo, bambina, se vuoi giocare,
se credi, ancora, un po' nell'amor…" 

E per questa via la strada è lunga.