APT Basilicata

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Basilicata turistica

Di Giacomo Felice

Felice Di Giacomo di professione insegnante, è poeta e narratore.

Figura in antologie sulla poesia in Basilicata e tra i poeti contemporanei. I suoi testi sono oggetto di studio nelle scuole dell'obbligo, nei Licei e soprattutto in alcune scuole di Varese. Alcune sue poesie sono state tradotte in lingua inglese.

Si sono interessati alla sua opera numerosi critici di livello nazionale.
 

Ha pubblicato:

  • Labirinto ( poesie)
  • Parvenza (poesie)
  • Una luna a metà (poesie) - Editrice La Vallisa - Bari - 2000
  • Crisalidi ( poesie) - Editrice Italiana Bastogi - Foggia - 2002


La leggerezza del canto tra amore e natura

Percorso culturale di Mario Santoro 

Felice Di Giacomo dopo essersi consegnato al pubblico con la prima raccolta di poesie dall'emblematico titolo "Labirinto", riprova felicemente l'avventura poetica con altre due pubblicazioni: "parvenza" e "Una luna a metà".

E a proposito di questi due volumi val la pena ricordare quanto scrive Daniele Giancane nell'antologia "Vertenza Sud". Egli individua Di Giacomo come "poeta che guarda alla natura come il grande serbatoio delle esperienza umane; qui il bosco, le fonti gli uccelli rapaci riprendono finalmente il loro posto in un paesaggio regionale spesso incontaminato, finalmente il silenzio quasi mistico della Basilicata".

Va detto che mai come in Felice Di Giacomo possiamo affermare che la poesia è la rappresentazione fedele dell'uomo e del poeta; é la riproposizione degli stati d'animo, dei momenti di scavo interiore, sicché soprattutto il volume "Una luna a metà" serve a segnare una sorta di sospensione naturale nell'equilibrio perfetto ancorché precario nella continuità.

E in questo riferimento, quasi linea sicura o tracciato preciso tra luna e terra si dipana il dialogo poetico di Di Giacomo che evidenzia nella ricchezza dei riferimenti culturali naturali una sorta di difesa non titanica (seppure forse improponibile - o per così dire don- chisciottesca - nella destinata caduta verticale) degli elementi valoriali del singolo e dell'umanità, in contrasto con la perdita degli stessi nella società attuale che si caratterizza come post moderna con l'emergenza del pensiero debole, cui pure fa cenno Daniele Giancane in prefazione, e tutte le contraddizioni, le lacerazioni, le incongruenze, le contaminazioni, le insicurezze ad esse legate.

In un quadro così difficile, negativo, schizomorfico, contraddittorio - che tuttavia non si delinea e non appare ma è presente quasi per soprasegmentalità - la natura nella concezione più vera ed autentica, resta unica sorta di àncora di certezza o momento di salvezza nella quale l'insieme degli elementi viene umanizzato in un complesso contemplativo e celebrativo, in un'esaltazione che spinge all'ammirazione non frettolosa con il richiamo al concetto filosofico della "Lentezza" in un rapporto recuperato o recuperabile ma comunque sempre possibile anche se improbabile.

Così Di Giacomo appare personaggio e poeta sfuggente ma leggibile e al di là del reale, al di fuori degli schemi convenzionali e in controtendenza, in un recupero convinto del buono antico, di un mondo valoriale che non sembra esserci più, alla ricerca di solidità nelle certezze affidate ad elementi - simbolo, semplici e desueti, e frantumati dalla corsa - rincorsa verso il nulla, il fatuo, il vuoto, l'inconcludente.

Sembra quasi incessante il suo invito alla sosta, alla pausa, alla riflessione, al ripensamento, al godimento anche estatico delle cose presenti e più semplici per la riaffermazione dell'uomo con le sue connotazioni più autentiche.

Ed è anche un chiaro tentativo di spezzare l'aporia di una esistenza non intelligente e quasi irretita da incomunicabilità di leibniziana memoria, nella quale ognuno sembra badare a se stesso e se uno scrive l'altro si intestardisce a non leggere.

E' una poesia che richiama una filosofia di vita perduta ma recuperabile ancora e non per memoria. Guardarsi intorno, non dare mai per scontato niente non assumere mai le caratteristiche dell'ovvio e dello scontato: tutto deve essere soppesato, valutato, considerato e goduto momento per momento e, se possibile, l'attimo fuggente deve essere fermato e dilatato per consapevolezza del godimento dello stesso. Impresa ardua, difficile, forse impossibile nella corsa affannosa e affannata che ci coglie sempre fatalmente in ritardo anche se non sappiamo rispetto a chi e a che cosa. Ed è questo non sapere o meglio la certezza di sapere di essere nell'errore che spinge l'autore ad un bisogno ardente di riappropriarsi delle dimensione umana più vera, quasi a porre una barriera contro le velocizzazioni del contesto sociale impazzito; e ciò non per incapacità di adattarsi ai ritmi frenetici ma appunto per scelta consapevole di ripensare e di riconsiderare. Così si muove la poesia con i suoi dati indicativi, i suoi simboli, le immagini, i tratti distintivi che scaturiscono dalla metafora di "Una luna a metà" laddove si può anche dubitare se si tratta della parte visibile da terra, sempre la stessa, o di quella a noi invisibile eppure conosciuta, ma si può anche giocare sulla metà come parte complementare della metà dell'emisfero terrestre che di volta in volta è visibile dalla luna. E ancora può richiamare il dato di certezza della luna che all'uomo si presenta nelle sue tante sfaccettature, simboli a loro volta, richiamanti altri simboli e metafore di altre metafore. Ma si può continuare ancora a costruire sull'ambiguità del testo e il richiamo saturnino della luna coi molti altri riferimenti e sulla metà come indicazione di un emisfero terrestre ma anche di un emilato con riferimento all'uomo inventore delle situazioni simboliche stesse. E dunque quale degli emilati? E sarei portato, senza difficoltà a preferire il destro e cioè quello del linguaggio analogico, del sentimento, delle sensazioni, delle emozioni, dei palpiti, dei fremiti, dell'amore.

E sono elementi che abbondano nelle poesie e fluiscono o pulsano nel respiro e che ora vengono dichiarati apertamente, ora sono affiancati a segni simboli, alla lettura soprasegmentale, alla disambiguazione nella molteplicità delle interpretazioni, facili eppure sempre arbitrarie e discutibili, ora ad un lessico preciso e puntuale nell'attualizzazione del messaggio.

E sono queste ed altre evidentemente le cose che possiamo scoprire nella luna a metà senza andare alle precisazioni cui facevamo cenno: quella visibile o invisibile, presente o assente, emergente o nascosta. Affidiamo al lettore, nella sua funzione non passiva, la possibilità della disambiguazione doppia nelle intenzioni e allo stesso lettore l'analisi in dettaglio delle singole poesie con la polivalenza dei segni e delle parole.

Il volume di poesie "Crisalidi" è l'ultima fatica poetica di felice Di Giacomo e si presenta come linea di continuità degli altri lavori ma anche come indicazione di maturazione e di completamento che, in qualche modo proietta il poeta oltre il significato metaforico cui allude chiaramente il titolo.

Si tratta di poesia che ha come tematica dominante l'amore che permea di sé tutte le cose attraverso un processo che oserei definire naturale e spontanea pur nella diversità delle attribuzione e delle manifestazioni.

E si può condividere in gran parte quanto scrive Grazia Lenisa in prefazione: " Ecco un poeta nascosto, in attesa di rompere l'involucro d'oro (chrysos) delle sue parole e liberare il soffio della poesia in uno sfarfallio di colori, nel vibrare delle emozioni, nel trascolorare dei sogni, scortato da poeti sovrani, quei 'Maestri che sono al di là del fascino della creazione: operano nella pura luce bianca dell'essere'.

La condivisione di tale giudizio è possibile perché sempre il poeta è piuttosto nascosto e sempre deve "rompere l'involucro d'oro delle sue parole".

Non è un caso che come nota la stessa Lenisa troviamo in esergo alle poesia dell'autore citazioni di Rimbaud, di Luzi, di Pasolini, di Lorca, di Keats, di Dickinson, di Wilde: una enorme varietà di poeti.

Il poeta si apre così al "Panorama lucano" raccontato con grazia e delicatezza, con il giusto sentimento di appartenenza e con il necessario distacco:

"Percorro sempre
sentieri e interne stradine
dei miei paesi lucani

Si tuffano i miei pensieri
In una nuvola, e poi scompaiono". 

Poesia che si snoda nella semplicità dell'architettura e dell'incastro della parola che non troneggia ma si lascia plasmare dall'autore con delicatezza per assumere, poi, la forza valoriale nell'insieme e per presentarsi al lettore nella sua intimità:

"Siamo uniti
io, il cuore e l'anima
lo dicono i fiori, e pure
l'arcobaleno…" 

Il poeta, dunque, pare essere raccolto in contemplazione o in una sorta di estatico rapimento che lo allontana dalle noie della quotidianità e che, a tratti, lo spinge a guardare lontano al futuro:

"Ammirerò il volo verticale e a zig-zag della merla
che correrà a sud per valli e per filari
a spiare immiseriti dossi di formiche
e tronchi argentati di infiniti pioppi." 

E già il poeta gioca coi contrasti tra la verticalità del volo, rafforzata dalla direzione verso il sud, dalla fila delle formiche e dai pioppi che si protendono verso l'alto e il verso del poeta che si fa volutamente orizzontale.

La sua voglia di isolamento e di solitudine, qui come altrove, emerge prepotentemente e lo spinge ad un'approfondita ricerca interiore, ad interrogarsi con forza e con lealtà e senza ossessioni e fobie, sui mille problemi che riguardano l'esistenza di per sé inesplicabile.

"mi sazio di solitudine fino a notte

di giorno mi sdraio all'ombra di alti covoni

mi confondo con l'azzurro d'un cielo lontano…" 

Il bisogno di solitudine risulta essere una costante nell'animo del poeta che lo ritrova ovunque come esigenza quotidiana, forma primigenia di appagamento, consolazione, necessità assoluta nei richiami a simboli diversificati. Ora sono le ombre notturne, che però non incutono terrore o solamente paura, ora sono le foglie dei platani o i rami dei tigli, ora è il bosco con la sua immensa varietà di vegetazione, ora si tratta di un fiume o di un semplice ruscello. E sono gli stessi elementi simbolici che consentono all'autore di cantare l'amore nella sua forza misteriosa e totale: amore come desiderio, bisogno, appagamento, senso di sazietà e di beatitudine; amore nella vasta gamma delle manifestazioni; amore sempre raccontato con pochi tocchi delicati e profondi senza scadimenti o facili riferimenti:

"Ti cerco nell'odoroso silenzio
di una rosa , sola nell'attesa,
nel sentiero che il vento lascia
nel fiore appassito di sera
nel volo del gabbiano stanco." 

Altrove il poeta scriverà:

"Sulla rosa accanto mi adagerei e come zattera
cullandomi su di un petalo di velluto poserei
fremente come goccia di sangue l'offerta d'amore". 

E il senso della delicatezza ha sempre il sopravvento anche quando sembrano non esserci vie di uscita, anche quando:

"O si denuda il sole e si ama
o si respirano sbiadite ombre
e si odia!" 

o quando:

"Fra tutti i fiori
si mescola il giglio" 

E il discorso può continuare e può farsi finanche facile ma ci piace chiudere con l'ultima poesia che porta in esergo versi di Pirandello " Nell'amore bisogna perdersi./ L'amore non può averlo chi/ cerca di salvare qualcosa".

E Felice Di Giacomo sembra fare eco con una visione dolce e quasi tentatrice e comunque vellutata:

"Sei dolce
come il mare di settembre
che ho visto
districarsi stamattina…"

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