APT Basilicata

APT Basilicata

Basilicata turistica

Dibuono Angela

Angela Dibuono è nata ad Armento ( Potenza) il 22.6.1956. Risiede a Villa d’Agri e lavora nella carriera impiegatizia della scuola statale.

E’ socio collaboratore e delegato provinciale di associazioni letterarie e naturalistiche.

Iscritta alla S.I.A.E., sezione di Roma, collabora con lo studio musicale Damele di Varazze (SV) che ha musicato alcuni suoi testi, già apparsi su CD e musicassette per le Edizioni Ardiente e Bang-Bang.

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale. Sue pubblicazioni risultano in varie antologie letterarie.

Ha al suo attivo racconti inediti ed a curato l’antologia “Poeti e scrittori d’Italia 2002 –Edizioni Universum – Trento.

Ha pubblicato:

  • Parole nel silenzio – (poesie) – Editrice Capuano – Potenza, 1991;
  • Spicchi di luna – (poesie) – Orizzonti lucani Editrice Ermes – Potenza, 1994;
  • Ventanas – (poesie) – Edizioni Ermes – Potenza, 1998


L’evoluzione poetica di Angela Dibuono

da “Parole nel silenzio” a “Ventanas”

Percorso culturale di Mario Santoro

Angela Dibuono esordisce nel 1991 con il volume di poesie dal titolo indicativo “Parole nel silenzio” che presenta una sorta di sospensione ed un senso di attesa tra situazioni stridenti, condite di elementi realistici, di sofferenza, di disagio, di dolore fino all’angoscia e alla non sopportabilità e un’aspirazione al sogno, al desiderio di mutare la rotta degli eventi, al bisogno del ripensamento su se stessa in una sorta di comunione intima.

Non a caso scrive Camilla Schiavo nella prefazione: ”Il dolore e la speranza, l’inquietudine e il bisogno di sognare, di ‘volare alto’ sui piccoli drammi e l’indifferenza di un quotidiano che mai riesce a rassegnarsi all’assenza di emozioni: questo ed altro si ritrova nel verso, a volte ingenuo e un po’ naif, a volte profondo ed essenziale”.

Si tratta certamente di poesia pacata e pensosa, con momenti specifici e particolari, con sgomenti e sorprese ma anche con linearità decisa e con il richiamo continuo al silenzio come bisogno di quiete e di riflessione e con radicamenti nella realtà contestuale come sottolinea Luigi Pumpo : “La sua non è tematica astratta, ma ben radicata nella realtà della sua terra, tanto è vero che spesso il suo canto somiglia a una sorta di aperta denuncia”.
 
In ogni caso appare chiaro che il libro preannuncia altre significanze poetiche che saranno presenti nei lavori successivi che evidenzieranno maggiore consapevolezza. Pure val la pena sottolineare qualche verso: 

”Furtivo
sei entrato
con mille radici
al mio essere
avvinghiato…” 

Altrove si può leggere:

”Ancora
intrecciamo silenzi
come allora
ci parliamo con gli occhi
con bagliori di fuoco”. 

E ancora :

“Nelle tue mani
vorrei sgranare
perle di gratitudine rare.” 

Evidente risulta la necessità da parte dell’autrice di ripiegarsi su se stessa, di interrogarsi, di scavare nel suo animo fino in profondità e di farlo con naturalezza e con semplicità ma anche con convinzione e con determinazione.

Negli “Spicchi di luna”, con il taglio tipico dell’argenteo chiarore, attraverso i “Frammenti di vita” che sono atomi, momenti, intuizioni, flash o fotogrammi rapidi ed immediati e tuttavia capaci di imprimere lasciando solchi e segni, piaghe e ferite nell’anima fino a minare le barriere dell’incomunicabilità, si perviene alla poesia “Haiku”, incisiva nel tentativo, non sempre facile, di realizzare linee di ermetismo da ripercorrere, giuocando col linguaggio con forte valenza di connotazioni e significanze; infine si approda alla comunicazione poetica dialettale, chiusa per le sue intrinseche limitazioni geografiche e tuttavia capace di creare suggestioni efficaci.

Questo potrebbe dirsi, in breve, l’itinerario tracciato dalla Dibuono, nel suo secondo lavoro poetico che, per certi versi, può ritenersi la continuazione del primo mentre per altri costituisce il superamento dello stesso in una propensione spirituale forte e sofferta.

Quasi per tratti soprasegmentali appare continua l’esigenza di interrogarsi nel tentativo di mettere a nudo l’anima con la parola che tenta di farsi, di volta in volta, nuova, pregna di significati, carica di sfumature nel giuoco di incastro semplice e senza ripiegature eccessive e nella sua pur originale proposizione.

Sul piano tematico il libro si apre evidenziando contraddizioni solo apparenti che si troveranno ovunque e che segnano il senso misterioso della vita.

“Non posso… Vorrei…. Rimango… Contemplo…” scrive la poetessa senza smettere mai la ricerca nel bisogno di pervenire ad una spiegazione o almeno di tentare di squarciare appena il velo del mistero che, solo a tratti, appare comprensibile nelle profondità dei silenzi. E la chiave di volta potrebbe essere tutta qui!

Ma la ricerca del senso della vita, quasi come per incanto, sembra perdere le connotazioni personali e così si fa strada, attraverso un “tu”, generico e impersonale, uno spiraglio, capace, se ad altri non è stato possibile e in primis all’autrice, di guardare oltre le nuvole basse giacché

”almeno la tua anima
vibrerà al ritmo di un violino
come quella di un bambino”. 

E se campeggiano i silenzi, va detto anche che essi non sono del tutto chiusi e privi di comunicazione nel desiderio pio di svelare l’enigma attraverso mute richieste:

“Come se volessi fermare
l’inesorabile spegnersi
dei giorni di una vita
che ti senti sfuggire dalle dita”. 

Del resto i silenzi sono illuminati sai lampi delle fotografie di Adamo Ponzio che accompagnano diligentemente le poesie e che non hanno bisogno di commento: esse efficacizzano le idee pure nel pericolo insito della inevitabile cristallizzazione delle immagini.

Accade così che gli orizzonti della Dibuono si gonfino lasciando intravedere altre linee concentriche che saranno tentate attraverso tematiche destinate ad allargarsi e a diversificarsi mediante il linguaggio che si farà più ficcante, immediato, efficace, connotativo, originale.

Ed è quanto accade nel volume “Ventanas”, l’ultimo lavoro della Dibuono il cui titolo allude apertamente al poeta che, dietro una finestra, reale o fittizia, possa guardare il mondo scorrere con le vicende della vita, straordinarie, particolari o semplici, che appartengono al poeta e al mondo, sono di tutti e di ciascuno contemporaneamente.

Anche qui appare il carattere tagliente, rapido ed impressivo, a tratti quasi aggressivo della scrittura a rasoiate, sempre vigile ed attenta con la presentazione di situazioni ben collocate nello specifico e con molti interrogativi irrisolti e lasciati volutamente al lettore, sulla linea di violenze anche troppo evidenti, sia pure appena accennate o consegnate a momenti del tutto particolari.

E sono violenze fisiche e morali, individuali eppure collettive, proposte nella diversificazione e nella crudezza viva nell’immediatezza.

“Il tema della violenza” scrive Luigi Fontanella “serpeggia, ora tranquillamente ora massicciamente, in buona parte di ‘Ventanas’”. Essa “è la tematica principe dell’intera raccolta, sia presente in modo esplicito, sia in modo traslato”.

Eppure nella seconda parte non sono la poesia si stempera, tanto sul piano del linguaggio, quanto sul piano del contenuto, ma pare addirittura un altro tipo di composizione, di una poetessa più serena e disponibile al dialogo comunicativo. Ci sono proiezioni, rimandi, richiami al passato, revisioni, memorie percorse sui sentieri della mente e su linee guida sicure, spesso affidate alla lingua dialettale, come primigenia forma di dialogo interattivo e alla fine a parole in cerca di una base musicale.

Si tratta di percorsi appena abbozzati e destinati, probabilmente a sviluppi futuri, il cui tono contrasta con il denunciativo iniziale e con la comunicazione, profonda nelle intenzioni, quasi un bisogno di liberazione, un grido, una eliminazione forzata di tutte le convenzioni e di tutte le ipocrisie.