APT Basilicata

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Basilicata turistica

Levi Carlo

a cura di Giovanni Caserta

Nato a Torino il 29 novembre 1902, morì a Roma il 4 gennaio 1975. Medico, pittore, antifascista, aderì al movimento di "Giustizia e libertà", fondato dai fratelli Rosselli. Pur avendo davanti a sé una brillante carriera accademica di medico, scelse la via dell'arte, dedicandosi alla pittura e al giornalismo. Arrestato la prima volta nel 1934, fu liberato dopo aver patito due mesi di carcere. Fu quindi arrestato una seconda volta, insieme con Cesare Pavese, Franco Antonicelli e Remo Garosci. Condannato a tre anni di confino, nell'agosto del 1935 fu mandato in Lucania-Basilicata, prima a Grassano, poi ad Aliano.

Vi rimase solo nove mesi; ma bastarono per conoscere una terra e una civiltà sconosciuta, alla rappresentazione e canto della quale dedicò Cristo si è fermato a Eboli (Torino, Einaudi, 1945), libro di grandissimo successo e alta intensità artistica, tradotto in molte lingue e conosciuto in tutto il mondo. Fu grazie a quel libro che la condizione lucana, emblema di tutta la condizione meridionale, fu riproposta, dopo il silenzio fascista, all'attenzione dell'Italia e del mondo.

Si tratta di un libro assai complesso, a metà tra il romanzo, il saggio e il diario, in cui, a parte gli indiscussi valori artistici, si registrano, insieme con la denunzia, anche il pianto e la pietà per una condizione sociale di sofferenza, emarginazione e violenza fatta all'uomo, che è tanto più forte quanto più alta è la dignità che quell'uomo-contadino, pur così offeso, sa conservare ed esprimere. Motivo conduttore, che rimarrà costante in tutta la poetica e in tutto il pensiero di Carlo Levi, è la fede nella natura dell'uomo, sostanzialmente buona, che la civiltà industriale, egoistica e individualistica, va corrompendo. Non che Carlo Levi neghi il progresso, come alcuni hanno falsamente inteso. Ritiene, invece, e giustamente, che il progresso non deve negare o corrompere la natura umana, ma conservarla, sia pure sotto le forme nuove che la tecnica, la scienza e la storia in genere propongono. Il problema, insomma, è quello di costruire un "futuro dal cuore antico", ovvero, che è lo stesso, costruire il "futuro dell'antico".

Negli anni successivi al fascismo, Carlo Levi, mai dimenticando il suo grande impegno a favore degli umiliati e degli offesi, lottò per il trionfo della repubblica, fu a fianco a Rocco Scotellaro e senatore indipendente nelle file del PCI. Poi, quando una grande emorragia sparse per il mondo i contadini del Sud, fu fondatore, insieme con Paolo Cinanni, nel 1967, della FILEF (Federazione Italiana Emigrati e Famiglie), con cui, ancora una volta, si elevava a difesa dei "paria" della storia e del mondo.

E' sepolto ad Aliano, dove avvenne il suo incontro col mondo contadino meridionale e dove prese coscienza del senso e della direzione che, in seguito, avrebbe avuto la sua vita e la sua opera di intellettuale ed artista. Altre sue opere "narrative" sono: L'Orologio (Torino, Einaudi, 1950), Le parole sono pietre (Torino, Einaudi, 1955), Il futuro ha un cuore antico (Torino, Einaudi, 1956), La doppia notte dei tigli (Torino, Einaudi, 1959), Tutto il miele è finito (Torino, Einaudi, 1964), nessuna delle quali, tuttavia, raggiunse mai il livello artistico, e quindi la notorietà, del Cristo si è fermato a Eboli.

Tratto comune di tutte le suddette opere leviane è il fatto che, escluso L'Orologio, sono sempre dedicate a viaggi per terre sconosciute o poco conosciute (nell'ordine, la Sicilia, la Russia, la Germania e la Sardegna), in cui l'immaginazione dell'artista, più che la sua fantasia, meglio poteva diffondersi.

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