APT Basilicata

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Basilicata turistica

Martinelli Michele

Michele Martinelli è nato a Valenzano (Bari). Vive a Matera. Insegna discipline Geometrico-Architettoniche e Arredamento presso il Liceo Artistico Statale.

Pittore, grafico e poeta, è presente in numerosi volumi, antologie, annuari e cataloghi d'arte.

Ha allestito mostre personali e collettive ed ha partecipato a premi nazionali ed internazionali di pittura e di poesia, ricevendo numerosi riconoscimenti.

Nel 1987 è stato insignito quale benemerito della scuola, della cultura e dell'arte dal Presidente della Repubblica Italiana.

Ha pubblicato:

  • "Lucania" (poesie) - Guido Miano Editore - Milano - 1984;
  • "Ai confini della Lucania" (poesie) - Cultura Duemila Editrice - Ragusa - 1994;
  • "M'illudo di Sassi" (poesie) - Portofranco - Taranto - 1991;
  • "Mater(n) a" (poesie) - Supplemento di Portofranco - Taranto - 1994;
  • "Spunti e disappunti" - (pensieri vari) - Portofranco - Taranto;
  • "La mia fede" (poesie) - Guido Miano Editore - Milano - 2000;
  • "Il mio bisogno di Dio" (poesie) - Guido Miano Editore - Milano - 2000;
  • "Tra Quercia e Ulivo" (poesie) - Portofranco - Taranto - 2002;
  • "la ruota della fortuna" (poesie) - Arteria Edizioni - 2002.


Leggerezza e pensosità nella poesia di Michele Martinelli

Percorso culturale di Mario Santoro

Il discorso poetico di Michele Martinelli prende l'avvio dalla prima raccoltina di poesie dal titolo "Lucania" che si pone come linea di continuità di una narrazione della terra coi suoi motivi di sempre, con i simboli tradizionali, con la voglia di indagare e con un linguaggio a tinte definite, non aspro ma piuttosto addolcito nella composizione a carattere epigrammatico. E così può scrivere in prefazione Franco Palumbo: "La malinconia della memoria si impenna quando racconta la penitenza del lavoro. Velocemente il verso è ricondotto, dall'autore, all'attesa meditativa, facendo scaturire le immagini da una geografia dalle profonde zone d'ombra".

Tutto è giuocato sul contrasto nord-sud, sul passato - presente, sull'ipotesi, almeno nelle intenzioni, di smetterla con il pianto facile di certo tardo neorealismo lucano e di prospettare un futuro.

Ipotesi presente nella raccolta di poesie che vanno sotto il titolo "Ai confini della Lucania e oltre". Si tratta di poche, brevi poesia tutte incentrate sulla nostra regione con aneliti e propositi di cambiamenti e qualche ritorno col concorso della memoria:

"Lontano
porti il fardello
di una terra ignavia" 

C'è pure qualche elemento che suona eccessivo:

"Lasciatemi oltre
i confini
dirimpetto al Sud…" 

Altrove la poesia si carica di impegno anche se qualche volta risulta velleitario:

"Se ne va dalla terra
il contadino
coi pugni vuoti
tozzi e negati"

oppure:

"Vadano a friggersi
i poteri occulti,
tutto frana in Lucania"

Nel volumetto "M'illudo di sassi" emerge a tutto tondo il contrasto tra la provvisoria e breve esistenza dell'uomo, con i suoi molti limiti impliciti, e il senso duraturo delle cose, quali i sassi della città materana che superano i confini del tempo ed esprimono intatta la magia dell'incanto con la continuità dello stesso.

A creare una sorta di raccordo tra l'uomo e le cose ci pensa la poesia che, come sottolinea in prefazione Basilio Gavazzeni, "raccoglie la sua grazia da una semplicità quotidiana che armonizza l'amore per la solitudine e la garbata socievolezza".

In questo riferimento la poesia si muove piana come in un racconto che parte da lontano

"In una città del sud
dipingo frammenti urbani
delle città del Nord". 

Si apre così il racconto poetico che tocca via via elementi diversi sempre con garbo e con gusto e seguendo una linea di meditate malinconie.

Ora affiorano:

"Sassi
dimora senza tempo" 

ora è la fragilità del

"melograno
legato al secco muro
di pietre assolate" 

ora è

"il fiore dei balconi
scampato
al gelido inverno". 

Poi subentra la memoria a proporre ricordi vicini e lontani, con gli odori sempre strani della gravina con i colori più vari a fondersi sotto il sole, con i sassi sempre al centro del percorso poetico e con una linea, a tratti, di abbandono, non tuttavia passivo e totale se è vero che l'autore dice nella chiusa della raccolta:

"L'apatia
da noi è un pregio
fa crescere la saggezza".

Segue il fascicoletto dal titolo "Spunti e disappunti" che, come precisa Pasquale La Briola, si tratta di "momenti di riflessione e di crisi finalizzate ad appagare la sua voglia di comunicare agli altri il suo tormento e le proprie angosce in un contesto socio-culturale sempre più connotato da processi di meccanizzazione e di informatizzazione verso cui Martinelli esprime il proprio disappunto.

Si tratta di pensieri , frasi, battute, accenni a racconti, che sembrano scritti nell'urgenza e nell'immediatezza della situazione con richiamo alla pittura e all'arte in genere e con ricorso a figure metaforiche varie.

Il volumetto "La mia fede" testimonia di un uomo mite capace di sorprendersi ancora, arroccato alla sua fede cristiana che gli consente un ottimismo evidente e un'accettazione pacata e tranquilla pur nel riferimento ai fatti e alle situazioni che segnano il tempo. E tanta considerazione comprende anche il suo modo di scrivere sicché ne esce una poesia appagata e tranquilla, senza particolari vibrazioni e senza scosse.

Scrive in proposito Franco Conese: " Il suo stile sembra avvolto da una sottile vena di malinconia, ma non per la paura di una sconfitta prossima o già subita, ma solo per un anelito che s'è rifugiato in fondo al cuore, l'anelito di un infinito silenzio."

"Il mio bisogno di Dio" è ancora un volume carico di religiosità nel dialogo continuo ed insistente con Dio e nel desiderio fortemente avvertito di amore e di ammirazione per il creato.

Non è certamente "una religiosità bigotta" come sottolinea, in prefazione, Filippo Lombardi, "ma quella che attinge alle vene sotterranee dell'anima, dove più pressante, vero ed autentico si fa il bisogno di Dio" che diventa davvero il punto di riferimento costante e continuo anche quando si fa insistente nella ripetizione del nome e nell'elencazione delle attribuzioni.

C'è ancora da ricordare "Tra Quercia e Ulivo" che è una raccolta minima di poesia per lo più brevi, in chiave politica. Si tratta di composizioni che, come sostiene in postfazione Franco Martina "sunteggiano lo stato d'animo di chi ha visto passare le stagioni evolutive (per altri involutive) della Sinistra, delle tentate riforme rimaste a metà, dei trasformismi e dei compromessi, delle Leghe e dei Poli, delle speranze e delle cocenti delusioni della Storia politica del Belpaese".

Quanto alla raccoltina di poesie "La ruota della fortuna", va detto che essa raccoglie, come dice Angelo Tataranno, "attese e ricordi di eventi imprecisi, pensieri veloci incisi sulla pagina bianca, perché rimanga un segno del giorno trascorso, assumono rilievo nello spazio dell'animo. Il riferimento al tempo, attraverso il giorni, le notti, le ore, l'età, l'esistenza, la vita, la morte, l'eternità, il silenzio, non si realizza in una dimensione storica né in un riferimento di cronaca, è semplicemente una operosa e laboriosa distensione dell'animo".

E, in postfazione, Rosanna Tinelli afferma:" La Ruota della fortuna trasporta due figure saldamente attaccate al cerchio; una con la testa rivolta verso l'alto, l'altra verso il basso, dando così l'idea del movimento altalenante che simboleggia da una parte tutte le energie benefiche e costruttive che favoriscono la crescita dell'individuo e che stimolano la sua irradiazione vitale, dall'altra le situazioni stagnanti che creano difficoltà alle quali l'essere umano deve resistere per proseguire nel suo cammino esistenziale".

Fin qui il poeta. Poi c'è il Martinelli pittore, ma questa è una pagina che racconteremo altrove!