APT Basilicata

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Basilicata turistica

Martone Mario

Mario Martone è nato il 15 agosto 1928 a Bella (Pz) dove vive. Maestro elementare e laureato in lettere, ha insegnato a Bella nella scuola elementare e media. E' stato anche preside. Ha fatto politica: sindaco di Bella dal 1956 al 1964 e Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Potenza dal 1972 al 1975. Si è poi ritirato a vita privata, dedicandosi alla cultura (poesia, storia, botanica).

 

Pubblicazioni :

Poesie :

  • Storie fantastiche e vere
  • Poesie di tempi andati (poesie);
  • Emozioni (poesie);
  • Favole e non (poesie);
  • Luci (poesie);
  • Storia della comunità di Bella;
  • Paese (poesie);
  • La settimana di un povero fesso (poesie);
  • Medaglioni (poesie);
  • Proverbi, detti e modi di dire lucani;
  • Il Santo Vangelo in versi (poesie).

Scritti di storia e varii:

  • Cento anni di vita.
  • Foto album del centenario 1881-1980;
  • Storia di Bella;
  • Storia della comunità di Bella: 
  • vol.1: Dizionario ed elementi di grammatica del dialetto bellese; 
  • vol.2: Chiese esistenti e scomparse; 
  • vol.3: Vicende sociali e religiose; 
  • vol.4: Costumanze, credenze, superstizioni, scioglilingua, filastrocche e indovinelli; 
  • vol.5: Preghiere, canti e cantari popolari e religiosi; 
  • vol.6: Popolazione; 
  • vol.7: Toponomastica ed onomastica storiche e tradizionali; 
  • vol.8: Storia civile (in pubblicazione). 
  • La politica comunale degli Angioini ( da Radici); 
  • Il fiscalismo Angioino e la Basilicata del XIII secolo (da Radici). 

In via di pubblicazione: 

  • Politica interna degli Angioini e degli Aragonesi, con particolare riguardo alla Basilicata; -
  • Orchidee spontanee del territorio di Bella.


Oltre la poesia

Percorso culturale di Mario Santoro 

Il primo impatto con la poesia di Mario Martone ci rimanda alla raccolta dal titolo "Poesie di tempi andati" che si caratterizza per il tono e per l'andamento comunicativo e dialogativo, sempre accattivante nel modulo che risulta piacevolmente musicale e quasi dichiaratamente semplice ed immediato ma risulta, al tempo stesso, anche profondo e meditativo.

Già il titolo è indicativo di per sé e ci riporta ad un tempo lontano ma non definibile e comunque tale da poter essere rivissuto solo attraverso la memoria. Avvalora questa sensazione la dedica dell'autore, ma soprattutto la dichiarazione, che appare evidente nella prima poesia, di una composizione in "versi fragili e rimati" tale da richiamare "la mesta poesia dei tempi andati".

Si tratta effettivamente di poesia in rima, per la maggior parte di versi endecasillabi, ma anche novenari, ottonari e, talvolta, lunghissimi e quasi a richiamare talune composizioni di Pavese o di Gozzano, o anche Carducci in qualche lampo.

I temi sono quelli legati allo scorrere del tempo e al senso inesplicabile dell'esistenza da viversi, senza rancori e senza rabbie ma con convinta accettazione e con realismo, pur con qualche nota di malinconia e di rimpianto per le cose passate: "Voglio suonare un lungo valzer lento…".

Ci sono riflessioni, considerazioni e rilievi, presentati con delicatezza e affidati al lettore e c'è la consapevolezza che tutto passa e nulla resta e quindi il desiderio, sopraggiunta la morte, di non giacere nell'umida terra "che tarpa il pensiero e lo serra". L'autore preferisce piuttosto essere bruciato

"in vetta a una verde collina
che spanda la vista d'intorno,
nel chiaro di prima mattina". 

Intanto prima che questo accada egli sa cogliere gli aspetti più dolce della natura con i pampini rossi che aleggiano nel mite settembre in una dichiarazione appassionata e semplice delle piccole cose che ama: "la brezza che al finir del giorno muore nel vico", "la mosca che ronza attorno", il grillo, la solitudine, ma "su tutto la malinconia, languida e quieta", quella sicuramente vicina e cara al miglior Crepuscolarismo, ma anche un po' pascoliana. Così, di riferimento in riferimento, si snoda il percorso poetico dell'autore, tra ricordi, richiami e rimandi al passato, con qualche sbigottimento e stupore, con la saggezza affinata dal tempo, con il modulo linguistico e poetico sempre delicato e dolce. E si arriva alla chiusa:

"Non voglio morire di maggio"
o al verde rinato d'aprile…
Io voglio sereno d'estate,
a luce di caldo mattino…
andarmene come a un richiamo,
nel mentre che sto poetando" 

Al primo volume di poesie fa seguire "Emozioni", ancora un libro di composizioni che tendono a recuperare cose del passato, attraverso momenti, situazioni, piccole storie, fatti che la memoria sa riproporre, persone che non sono più, ambienti, geografie, spazi, sentimenti, malinconie. Anche questo volume ha il tono del dialogo e, come l'altro, nella prima poesia il poeta si rivolge a un ipotetico amico o lettore. Si tratta di una sorta di proemio o di introduzione tematica:

"Amico mio, se a volte giovinezza
ti piange un po' nel cuore e vuoi capire
se un altro ha inteso mai la tua tristezza…
leggi
queste pagine aperte alle emozioni…" 

E, come il primo volume, c'è la prevalenza del verso endecasillabo e la riproposizione garbata, naturale e mai forzata della rima.

Il terzo volume di poesie "Favole e non" presenta, in tono scherzoso e con ironia bonaria e mai sentenziosa, una serie di episodi di vario genere. Si tratta appunto di favole con al fondo una morale più o meno esplicitata e che ha come protagonisti gli animali. E si tratta dello sparviero, della volpe, della lupa, della mosca, della talpa, dell'asino, del gallo, della cetonia e finanche dello scarafaggio. Una carrellata simpatica e leggera, da leggersi senza particolare impegno ma sempre con al fondo un minimo di riflessione, come appunto la favola vuole.

Quasi contemporaneamente Martone pubblica una plaquette dal titolo "Luci".

Si tratta di poesie che possiamo dire "della religiosità". Sono ventisette sonetti dedicati a Gesù, a Francesco e a Maria e sono preceduti da una breve poesia che funge da proemio e che richiama l'occasione del Giubileo. L'intento è, dunque , dichiaratamente scoperto e la narrazione è piana e delicata, così come i fatti salienti che vengono evocati sono quasi tutti noti.

Segue "Storia della Comunità di Bella" che ha per sottotitolo "Preghiere, canti e cantari popolari e religiosi". Si tratta di un lavoro prezioso ed originale, una ricerca attenta e puntuale fino alla meticolosità, un documento importante che testimonia non solo la spiritualità tutta di un popolo, ma anche la cultura, il senso della civiltà, attraverso la riproposizione di preghiere nella forma dialettale ed anche nella traduzione fedele in lingua italiana.

Per la verità Martone va anche oltre presentando della stessa preghiera o dello stesso canto, più versioni, anche quando le differenze potrebbero apparire minime.

E così il volume si apre con "Il Verbo di Dio"; seguono le "Preghiere per conoscere gli eventi" e quindi quelle del mattino e della sera. Ci sono poi i canti e i cantari religiosi dalla Madonna di Pierno a quella di Lourdes. Una serie particolarmente fitta: la Madonna Incoronata, San Michele Arcangelo, San Donato, Sant'Antonio, San Vito, Sant'Alessio, Santa Filomena.

La seconda parte del volume presenta canti di vario genere, per lo più del mondo contadino, spesso destinati a indicare e scandire la vita negli accadimenti naturali ma anche di quelli sacri. Canti d'amore, di passione, di sentimenti, di amicizie; canti individuali e collettivi che consentono al lettore, di ripercorrere il tempo a ritroso e di ritrovare situazioni ormai del tutto improponibili e scomparse.

Fa seguito ancora un volume di poesie dal titolo emblematico: "Paese". E si tratta, evidentemente di Bella ma le caratteristiche descritte sono tali da poter significare di per sé, qualunque paese della mostra regione. E lo possiamo vedere il paesino addormentato come un serpente sulla collina.

Ma un paese è fatto di cose e di personaggi che si caratterizzano, nel bene o nel male, e restano nella memoria. E' il caso della donna che ha la mania del pulito, dell'uomo che si abbandona al soliloquio, del vecchio contadino che attende eternamente il treno dei cafoni, del venditore di animali, abituato ad imbrogliare gli acquirenti, della vecchia che non ricorda quando si è lavata l'ultima volta. E i personaggi si snodano e sono sempre diversi e contribuiscono, in qualche modo, a testimoniare la storia del paese che è poi la storia della regione.

Poesia impegnata è anche quella della raccolta "Poesie" della serie "Poeti contemporanei" che ripropone un modulo piacevole, con forte richiamo crepuscolariano e leopardiano ma anche con la debita distanza e con il senso della originalità. Si tratta di poesia pensosa e a forte carica di riflessione sul dato esistenziale, sullo scorrere inevitabile del tempo, sulla quotidianità che pesa, sulla pena di vivere, sul bisogno di capire che spesso non è dato all'uomo, ma anche di poesia delicata come si indica nell'apertura che pare tematicamente richiamare la emergente poetessa Manini:

"S'è aperto il primo fior di passiflora
cerulo come un angolo di cielo,
sul balcone remoto".

Testo che può definirsi spassoso se non fosse per un fondo di amaro che si può ritrovare, è "La settimana di un povero fesso". Sono "versetti strani" come li definisce l'autore, e non a torto, per l'ironia bonaria che domina in tutti i sonetti.

Si apre il primo giorno della settimana che è il lunedì. Subito si evidenziano, la fatica di alzarsi, le noie quotidiane che non mancano, la stana denuncia per l'abusiva apertura di un pozzo, il sequestro di un fucile e la obbligatorietà di dover subire le bizze irose di un cane che la legge protegge più e meglio degli uomini. E, se il lunedì è giorno infelice, non lo è da meno il martedì: una passeggiata verso i campi col motorino, la scomparsa del verde e la presenza di una pietraia con la conseguente bucatura della gomma, il rientro a piedi e poi il furto subito, la necessità di sporgere denuncia con il rischio della "suspicione". Il mercoledì le cose non vanno per niente meglio. Un anziano torna dal mercato dove ha potuto comperare poca roba e seguendo un rito antico mette a cuocere dei fagioli a fuoco lento in una pignatta di creta e quindi va dal medico. L'attesa è lunga ed egli è paziente. Il medico gli dice che deve sottoporsi a visita cardiologica in ospedale. L'uomo torna a casa e sente un puzzo incredibile: i fagioli sono bruciati. Il giorno dopo, in ospedale, gli dicono che deve attendere due mesi. Così va il mondo.

E il mondo va così anche negli altri giorni della settimana: noie, problemi, infelicità, mancanza di affetto, solitudine, abbandono. La domenica l'uomo prega il buon Dio che, stanco dei suoi lamenti, manda Pietro sulla terra. E questi spiega all'uomo, in modo franco e ironico, che a lui le cose vanno male

"Perché in un mondo che mira al progresso,
tu non sei altro che un povero fesso". 

Il volume "Medaglioni" presenta poesie - sempre sonetti - che l'autore scrive impersonando vari soggetti e autori del mondo antico di vari Paesi ed evidenziando per ciascuno rilievi particolari, o sentiti come tali. E così ci sono: Omero, Saffo, Pindaro, Sofocle, Erodoto, Socrate, Democrito, Aristofane, Platone, Aristotele, Callimaco, Cicerone, Plauto, Catone, Cesare, Catullo, Virgilio, Orazio, Tibullo, Ovidio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Tasso, Foscolo, Manzoni, Leopardi, Pascoli, Gozzano e tanti altri ancora.

Interessantissimi sono i due volumi dal titolo "Proverbi Detti e Modi di dire lucani". Si tratta di centinaia di proverbi e di modi di dire, preceduti da una lunga e dotta prefazione dello stesso autore e da indicazioni biografiche con le fonti delle antiche massime riportate. Ogni proverbio è seguito da richiami, dove è possibile, alla cultura latina e greca. Il primo volume riporta 1397 proverbi; il secondo - completa il lavoro - e arriva a 2911. Un lavoro immane, decisamente!

E per chiudere, ricordiamo "Il Santo Vangelo in versi". Si parte dal Vangelo secondo Matteo col racconto della nascita di Gesù, della sua infanzia, del battesimo, quindi degli Apostoli, dei precetti, dei miracoli, della predicazione, fino alla morte di Gesù e alla resurrezione. C'è poi il Vangelo secondo Marco con ancora miracoli, parabole fino alla morte e alla apparizione agli Apostoli. Nella terza parte si racconta del vangelo secondo Luca con la nascita di Giovanni, l'annunciazione di Maria, la visita a Elisabetta e poi i discorsi. E infine nella quarta parte c'è il Vangelo secondo Giovanni che percorre ancora la vita di Gesù. Tutto narrato in poesia facendo ricorso, rigorosamente, al sonetto!

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