APT Basilicata

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Basilicata turistica

Messina Gerardo

Gerardo Messina è nato il 23 aprile 1932, risiede a Potenza in via Scafarelli, 11 (Casa canonica della Cattedrale).

Ordinato sacerdote il 15 agosto 1955, nella cattedrale di Potenza da mons. Augusto Bertazzoni, ha ricoperto l'ufficio di Cancelliere ed Archivista della Curia arcivescovile di Potenza e attuario del Tribunale ecclesiastico diocesiano dal 1955 al 1974. E' Rettore della Chiesa B. Bonaventura da Potenza, casa natale del Beato. Difensore del Vincolo nel Tribunale Diocesiano e Canonico Teologo del Capitolo metropolitano della cattedrale dal 1970 al 1985, ha ricoperto dal 1995 al 2000 l'ufficio di Promotore di Giustizia nel Tribunale Diocesiano per la Causa di Canonizzazione del servo di Dio mons. Augusto Bertazzoni. Attualmente è Vicario Giudiziale dell'arcidiocesi di Potenza -Muro Lucano-Marsiconuovo.

Assistente ecclesiastico della FUCI potentina dal 1955 al 1983, è stato docente di religione nel Liceo Scientifico di Potenza dal 1974 al 1985 anno in cui ha assunto l'ufficio di Arciprete Parroco della Basilica Cattedrale di S. Gerardo in Potenza, fino al 1992. Da quell'anno è Canonico del capitolo della Capitolo Metropolitano ed oggi è vicepresidente dello stesso.

Dal 1992 è Direttore dell' Archivio Storico Diocesiano di Potenza.

Giornalista pubblicista dal novembre 1979, è consulente ecclesiastico dell' UCSI di Basilicata "Mons. Vincenzo D'Elia". Ha diretto il centro e l'ufficio stampa nel Comitato regionale per la visita pastorale di papa Giovanni Paolo II in Basilicata del 27/28 aprile 1991.

Come giornalista ha collaborato con la RAI e la Radio Vaticana, con i giornali "L'Osservatore Romano", "Avvenire", "Cronache lucane", "La gazzetta del mezzogiorno", con le riviste "Rassegna dell'economia lucana", "Dimensioni", "Bollettino della Biblioteca Provinciale di Matera", "Radici", "Bollettino Storico della Basilicata" della Deputazione di Storia Patria per la Lucania e "Theologia viatorum" dell'Istituto Teologico del Seminario Maggiore Interdiocesiano di Basilicata.

E' docente di Archivistica, e già di Comunicazioni sociali, nell'Istituto del seminario maggiore di Basilicata.

Studioso di cultura e storia socio-religiosa della Basilicata e del Mezzogiorno, ha pubblicato numerosi articoli e saggi, trattando d'arte e di letteratura, di monumenti e di archivi, di religiosità popolare e di strutture ecclesiastiche, conseguendo nel 1980 il Premio letterario "Basilicata" per la saggistica col volume "Storie di carta storie di pietra".

Nominato dal Ministero per i beni Culturali Ispettore Archivistico Onorario, è membro della Commissione Diocesiana per i beni Ecclesiastici di Potenza, socio della "Associazione per la storia sociale del mezzogiorno e dell'area mediterranea" e della "Deputazione di Storia Patria per la Lucania".

 

Ha pubblicato:

  • "Storie di carta storie di pietra" - Potenza - 1985;
  • "Dove crescono il grano e la ginestra" - Potenza - !985;
  • "Acquerelli lucani" - Potenza - 1990;
  • "Sui sentieri della riforma. Visite pastorali e Sinodo a Potenza nel XVI e XVII secolo - Potenza - 1991;
  • "Un dialogo ininterrotto. Note storiche in margine alla visita Pastorale di Giovanni Paolo II in Basilicata" - Potenza - 1991;
  • "La libertà del gabbiano" - Potenza - 1997;
  • "Dal Po al Basento pellegrino di pace" - Potenza - 1999;
  • "Compagni di viaggio" - Lavello - 2000;
  • "Dal silenzio del chiostro. Monumenti documenti ed altre storie - Potenza - 2002


Lo studioso, lo scrittore, il giornalista

Percorso culturale di Mario Santoro 

Gerardo Messina è studioso impegnato nei vari campi del sapere. Teologo, saggista e giornalista, e appassionato di storia sociale e religiosa, ma anche scrittore delicato e profondo, attento, puntuale e rigoroso.

Gerardo Messina si consegna al pubblico con "Storie di carta storie di pietra" che è una raccolta di saggi e di studi compiuti sulle carte sparse negli archivi della Curia o delle parrocchie. Il riferimento del titolo appare fin troppo chiaro: la storia degli uomini la si può desumere dalle pietre e dalla carte abbandonate attraverso u n lavoro di analisi e di indagine attento e accurato e contro certa storiografia, diciamo di parte.

Ne scaturisce un quadro di sofferenza e di lotte per la sola sopravvivenza, di rapporti difficili, ci atteggiamenti e di comportamenti discutibili, di pietà, di opere d'arte, di monumenti di chiese. Soprattutto queste ultime sono oggetto di studio puntuale e preciso. La Cattedrale di Potenza, la Chiesa della Trinità, le chiese di san Francesco e di san Michele, costituiscono altrettante occasioni per risalire ai molti artisti che in esse hanno operato.

A riferimenti, per così dire, descrittivi, si aggiungono considerazioni e riflessioni sull'azione pastorale e sociale del clero delle chiese ricettizie, con una analisi, oggettiva, serena, distaccata, non certamente di parte eppure sensibile.

Subito dopo segue un altro interessante lavoro: "Dove crescono il grano e la ginestra". Esso presenta scorci di vita nella Basilicata tra il '400 e il '900 che testimonia l'interesse dell'autore per la storia della società regionale dove dimensione religiosa e civile si intersecano finendo col costituire una sorta di unicum. Per questa ragione è facile rilevare che i saggi mostrano attenzione particolare per i ritmi della vita ordinaria e della quotidianità, per i condizionamenti ambientali e sociali, per gli intrecci tra "vita di pietà e religiosità prescritta". In questo riferimento non potevano mancare richiami a maestri del tempo, noti e sconosciuti come scrive in prefazione Giampaolo D'Andrea: " Emblematici da questo punto di vista le pagine dedicate agli artigiani: dai lapidici e maestri fabbricatori della scuola di Giovanni e Roberto Sarolo di Muro Lucano, che risentirono dell'influenza cluniacense, agli ignoti artigiani che affrescarono le chiese rupestri di Matera, nelle quali sono evidenti le tracce della spiritualità e dell'iconografia bizantina; dagli orafi e argentieri che fornivano modesti oggetti per il culto, agli scalpellini, agli organari, ai pittori decoratori, ai maestri campanari; dai maestri fabbricatori, ai sartori, ai calzolai, ai sellai, agli arrotini ed infine alle prime confraternite di artigiani e contadini, in qualche modo anticipatrici delle più moderne cooperative".

Tra le sue prime opere occorre ricordare "Acquerelli lucani" che è una raccolta di scritti vari sulla linea della bellezza e dello stupore che essa sa suscitare ma che, come sottolinea Donato Gagliardi, è solo una cifra non secondaria di un discorso che evidenzia a tutto tondo le doti dell'autore: "doti d'analisi spesso rigorosa e puntuale; di buone capacità divulgative d'aspetti culturali di non facile deodificazione; di fervido entusiasmo per uomini e cose e fatti della nostra terra, guardati sempre con l'intento di rinvenirne i coefficienti aggreganti e positivi".

I temi trattati sono i più svariati. Si apre con una conversazione sulla Basilicata con il richiamo alle indicazioni storiche, a riferimenti poetici, all'ambiente contadino, alla pietà popolare alla religiosità nelle sue forme, a qualche accenno ad usi e costumi: un viaggi breve ma intenso, insomma!

Poi il discorso , sempre in termini conversativi e accessibili, si sposta sulla poesia e sulla pittura vascolare con la suddivisione della stessa nei vari periodi. Quindi l'autore cambia decisamente argomento e si attarda a parlare di Gerardo Della Porta, vescovo di Potenza. Si tratta di un lungo passo indietro intorno al 1100 . E cambia ancora argomento, Gerardo Messina, attardandosi a parlare di arte e della pittura di Tarcisio Manta, prima di ripercorrere, rapidamente l'arte musicale e prima di ritornare ai vescovi della Basilicata.

Ci sono negli scritti spostamenti nel tempo e nello spazio e, in uno di questi l'autore si imbatte nella prima poetessa lucana, Isabella Morra e con le suggestioni che promanano dalla sua biografia.

Si chiude il volume con il richiamo alla sfilata dei turchi, con l'analisi temi religiosi nella poesia di Nicola Sole, con alcune pagine di diario e con un riferimento alla religiosità popolare.

La produzione dello studioso continua con un lavoro dal titolo "Un dialogo ininterrotto" che rievoca, come dice il sottotitolo la sollecitazione dei Papi per le Chiese di Basilicata. Si tratta di un impegno particolare che, nella rievocazione dell'incontro di papa Giovanni Paolo II con le popolazioni lucane, spinge l'autore a "riconsiderare le memorie storiche di altri incontri dei Papi del passato con la gente lucana". E Gerardo Messina parte dal lontano quarto secolo e dal rescritto di Costantino indirizzato, nel 319, al "Corrector Lucaniae ed Bruttiorum" che di per sé è valido documento della presenza nella nostra regione del cristianesimo, per soffermarsi su Nicolò II, Alessandro II, Urbano II, Pasquale II, Onorio III, protagonisti dei Concilii di Melfi.

Segue la interessante storia del santo pellegrino di pace, Si tratta del volume "Dal Po al Basento", ossia della lunga ideale strada percorsa da Gerardo della Porta, piacentino, vescovo e patrono di Potenza.

Scopo del libro è quello di testimoniare la realtà, attraverso una rivisitazione critica della memoria, utilizzando un linguaggio efficace, pensato, chiaro nella forma, mai sovrabbondante nello stile, ma soprattutto ben documentato. Il lavoro prende l'avvio dal racconto, sul piano storico, dei primi vescovi della chiesa potentina, dal silenzio documentario dei secoli VI e VII e da una sorta di rinascita della storia della Chiesa del mezzogiorno che parte da Melfi. Quindi il racconto si incentra sulla figura di "Gherardus" o "Gerardus" o ancora "Girardus", dell'uomo "literis ad plene imbutus" secondo un'affermazione del Manfredi, sull'acclamazione del clero e del popolo quale vescovo e sulla santità acquisita mentre era ancora in vita. E l'autore cita volentieri, senza entrare nel merito del giudizio quanto narra Manfredi:" Nel periodo estivo il santo, in compagnia di chierici, monaci e fedeli, giunse in santa visita in una località detta S. Maria; i suoi compagni di viaggio sotto la calura erano arsi dalla sete, ed avrebbero voluto bene un po' di vino. Gerardo, mosso a compassione per l'arsura che soffrivano i suoi, prese l'iniziativa di farsi portare da una vicina fonte dell'acqua e, invocata la benedizione celeste, la mutò in vino".

Oltre alla storia in quanto tale c'è poi un'interessante appendice documentaria comprendente, tra l'altro la corrispondenza tra i comuni di Piacenza e di Potenza ed altri riferimenti.

Il volume "Sui sentieri della riforma" è lo studio di due figure di vescovi, Tiberio Carrafa nel secolo XVI e Bonaventura Claver nel XVII secolo, seriamente impegnate a scuotere la chiesa e ad indicare la strada del rinnovamento morale del clero che va oltre il capoluogo della Basilicata e la sua antichissima diocesi. Il lavoro fu apprezzato dallo studioso di storia Gabriele De Rosa che sottolinea il criterio espositivo seguito da Gerardo Messina nella sua analisi e che mette in luce le preoccupazioni 'tridentine' In proposito egli scrive:"… Ella ha compiuto un'opera da certosino: ha ripercorso, da buon cancelliere del vescovo, tutto l'iter del vescovo, con molto scrupolo, altare per altare, cappella per cappella, caso per caso, trascrivendo, riassumendo, il tutto confortato da note puntuali. […] Anche l'ampia introduzione mi pare spieghi bene che cosa si può chiedere al racconto di una visita pastorale: c'è l'intensità dell'impegno tridentino, ma emergono anche i limiti del questionario rivolto ai parroci, quella che lei chiama la 'povertà d'anima' in certi contesti troppo strettamente tridentini".

Il libro "La libertà del gabbiano" edito nel 1997 è, in realtà, una rassegna dei pezzi giornalistici di venti anni di attività dell'autore. Si tratta di vent'anni della società di Basilicata e soprattutto della gente e del desiderio di poter contribuire, con la diffusione del volume, ad accendere la luce di un sorriso ai più bisognosi, sulla linea della fraternità, dell'amore dell'aiuto reciproco.

Sono articoli presentati in ordine cronologico a partire dal 1977 riguardanti in prevalenza il clero e gli aspetti della vita religiosa ma non mancano riferimenti allargati come, per esempio, l'assassinio dello statista Aldo Moro, "maestro di diritto e di civiltà, di umanità e di progresso, operatore di pace e solidarietà, uomo aperto al dialogo ed alle più ampie e costruttive collaborazioni". Bella anche la pagina dedicata ad Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I dal titolo significativo "Comunque ti chiami, tu sei Pietro" con l'augurio da parte dell'autore e le sincere preoccupazioni di un papa all'altezza del compito: "Finora ti sono state attribuite etichette di parte: chi ti ha chiamato 'evangelico', chi 'conservatore'…A Venezia (lo ricordo con sofferenza) hai sciolto la FUCI perché sosteneva pubblicamente la libertà di voto nel referendum sul divorzio. Molti di noi si sono domandati se fosse in gioco davvero 'la fede' o non piuttosto un modo discutibile ed opinabile, di affermare i valori per altre strade, come la promozione civile e la formazione delle coscienze al di là dell'impegno della legge".

Seguono riferimenti ad altri papi e poi a Gennaro Campochiaro, sacerdote comboniano ed al suo impegno continuo e costante, quindi l'autore ripercorre pagine di storia del nazismo e dei lager, prima di proporci memorie dal Mozambico o gli scritti cristiani di Mario Pomilio.

A ben guardare si tratta di tematiche varie ma tutte trattate con competenza, oggettività, attenzione fino all'ultimo articolo "Segni della Pasqua simboli di vita del 30.3.1997.

Tra gli ultimi lavoro di Gerardo Messina dobbiamo ricordare "Compagni di viaggio" che è davvero una bella pagina di letteratura e che racconta con stile sobrio, ordinato, corretto la storia di tante persone: non solo papi e vescovi, ma anche gente semplice e storie di ordinaria quotidianità.

Possiamo ricordare il frate minore Virgilio Corbo di Avigliano che riposa tra gli scavi archeologici di Cafarnao e poi Vincenzo D'Elia e Giuseppe De Luca e quindi sacerdoti semplici come Peppino Spera, Francesco Romagnano o l'indimenticabile Francesco Colucci per non dimenticare i padri Semeria e Minozzi, profeti di carità e lucani per espressa volontà. In tutti i racconti e in tutte le storie prevale ed emerge l'uomo con le sue qualità, evidenziate attraverso cose semplici con un rigore morale e linguistico.

"Insomma" scrive Angelo Mazzarone " questo libro è un'antologia tascabile di 'santi senza altare', voluta lodevolmente da don Messina perché la memoria di questi non cada in polvere nel frantoio impietoso del tempo, del nostro tempo".

Si tratta di un lavoro antologico e volutamente libero da criteri di organicità nel quale l'autore è sempre vigile ed attento a non abbandonarsi all'emozione del ricordo i cui tentacoli sono sempre pronti a ghermirlo determinando il conseguente franamento. Egli sa prendere le distanze dalle persone e dai fatti e sa proporre le storie attraverso il filtro della ragione interrogandosi e ponendo interrogativi ma in maniera indiretta e quindi anche più efficace e passa in rassegna le varie figure su una linea spazio temporale libera e non coatta e con una disposizione di tipo orizzontale e di sostanziale uguaglianza tra tutti pur nella differenziazione dei ruoli e dei compiti.

E sa utilizzare per tutti personaggi sottolineature ed aspetti specifici con connotazioni originali e fedeli che testimoniano la profonda conoscenza diretta e lo scavo nell'anima individuale e soggettiva.

A volte si appoggia a qualche particolare apparentemente casuale o banale con quando parla di Angelo Doino che muore a 88 anni per una caduta proprio come il maestro Manzoni e lo definisce "chicco di grano nascosto che muore e produce frutti"; altre volte arriva direttamente alla frase illuminante come nel caso di monsignor Vairo che è "luce e decoro dell'episcpopato" secondo una definizione toccante di Giovanni Paolo II. Molte le definizioni e le etichettature: Pasquale Uva è "il massaro di Dio" nella forza e nella generosità di uomo del sud; Giovanni Semeria è "servo degli organi"; Giovanni Minozzi vanta il suo amore per la terra di Basilicata.

L'ultimo lavoro in ordine di tempo è "Dal silenzio al Chiostro" che, come l'autore stesso dichiara in prefazione "non è un romanzo né una raccolta di meditazioni sulla vita monastica. E' solo un attento ascolto delle voci della storia che si levano dal silenzio del chiostro, dalle mute carte degli archivi, dalla penombra delle chiese antiche. Una raccolta di studi e ricerche su alcuni tratti di storia della nostra gente. E' anche il racconto ampliato di 'altre storie' tratte dalle 'carte' e dalle 'pietre' e pubblicate venti anni fa: in queste pagine sono rivisitati criticamente e aggiornati gli studi sulle antiche chiese del centro storico potentino".

Il libro si divide in vari capitoli tutti interessanti e trattati con intelligenza e con il rigore dello studioso attento e meticoloso. Si parte con "Scrigni della memoria" per chiudere con "Viaggio nel passato", con l'analisi di carte e con il rimpianto per documenti che non ci sono più, alludendo all'archivio 'virtuale' della cattedrale, "distrutto da incendi e bombardamenti, le cui tracce preziose abbiamo cercato di rilevare dalla cronaca di un testimone d'eccezione, un sacerdote potentino che era arcidiacono del capitolo cattedrale, con la passione nel cuore e le carte tra le mani".

E si tratta giustamente di "un viaggio nel passato, gravido di futuro".

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