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Basilicata turistica

Nitti Francesco Saverio

a cura di Giovanni Caserta

Nato a Melfi il 19 luglio 1868, Francesco Saverio Nitti fu uomo di pensiero, studioso di problemi di economia e finanza. Attivamente impegnato nel campo politico, eletto deputato nel 1904 nel collegio di Muro Lucano, arrivò a coprire, lui proveniente da una piccola regione del Sud, la carica di ministro dell'Industria dal 1911 al 1914, ministro del Tesoro dal 1917 al 1919, primo ministro dal 23 giugno 1919 al 15 giugno 1920. Salito al potere Mussolini, nel 1924, dopo che le squadre fasciste gli ebbero devastato la casa romana, prese la difficile decisione di abbandonare l'Italia insieme con tutta la famiglia, per "un volontario e lungo e penoso esilio". Destinazione della sua fuga furono Zurigo e, poi, Parigi, donde riuscì a stabilire rapporti e corrispondenze con la stampa internazionale e con le più alte autorità d'Europa e del mondo Deportato dai tedeschi dal 1943 al 1945, segnato dalla morte di due figli, tornò in Italia nel luglio del 1945, presto impegnandosi nel processo di ricostruzione, a partire dalla sua piccola regione. Il 3 ottobre 1945 tenne, al Teatro San Carlo di Napoli, un importante discorso, rimasto esemplare per dignità e rigore morale. In un'Italia lacerata, spaccata e divisa tra fazioni, lanciò, con l'autorità che gli derivava da un esilio di 21 anni, un nobile messaggio di pace e concordia nazionale. Membro della Consulta e poi dell'Assemblea Costituente, dette un fondamentale contributo di proposte, ma anche di critiche, alla stesura del testo costituzionale.

Repubblicano di sicura fede, fu avverso alla legge truffa e votò, sia pure con molte riserve, per il Patto Atlantico. Non prese parte alle elezioni del 18 aprile 1848, perché solo due mesi prima, il 19 febbraio 1948, la morte gli aveva strappato la compagna della sua lunga vita, Antonia Persico. Anche questa rinunzia è segno di nobile umanità. Sedette però in Senato, dal 1948 al 1951, avvalendosi del diritto che gli derivava dall'essere stato primo ministro. Nel 1952, instancabile, capeggiò una lista civica per le elezioni romane, contrastando la lista di centrodestra, che aveva messo insieme democristiani e Movimento Sociale. Non vinse e seppe stare all'opposizione. Morì il 20 febbraio 1953.

A differenza, di Giustino Fortunato, che fu suo maestro e suo modello etico-civile, Francesco Saverio Nitti fu non solo l'apostolo delle genti meridionali, ma anche, da scienziato qual era, suggeritore di utili proposte per risolvere la questione meridionale. In contrasto con alcuni convincimenti di Giustino Fortunato, ritenne modificabile persino la natura fisica del Mezzogiorno, troppo roso e corroso da secoli di disboscamento, sfruttamento irrazionale della campagna, latifondo, stato di abbandono dei fiumi, ecc. Suggerì, a tal fine, una intelligente politica di rimboschimento, regolamentazione dei fiumi, costruzione di laghi artificiali e bacini per l'irrigazione e la produzione dell'energia elettrica. Il Sud, per questa via, a suo parere, sarebbe tornato ad essere quello che fu al tempo della Magna Grecia. Importanza risolutiva dava alla industrializzazione.

In attesa che tutto questo si verificasse, lanciò un coraggioso attacco al latifondo, sostenne la necessità di nuovi patti agrari e persino l'opportunità di assegnare ai contadini le terre incolte, almeno quelle suscettibili di coltivazione. Si dava, in tal modo, una risposta definitiva al problema dell'emigrazione, riguardo alla quale Nitti ebbe un atteggiamento di comprensione, ritenendola, in quel particolare momento storico-sociale, una emergenza straordinaria, necessaria a risolvere problemi individuali e familiari. In quegli anni di fine secolo XIX, per molti disperati, non c'era alternativa tra l'essere emigranti o essere briganti.

Costretto dalla dittatura fascista, come si è detto, alla solitudine dell'esilio, ebbe modo di farsi distaccato e solenne osservatore delle questioni europee e mondiali. Nemico incondizionato della guerra, ammiratore entusiasta di papa Benedetto XV, non ebbe fiducia nemmeno nei trattati di pace, che altro non fanno, a suo parere, se non sancire la divisione tra vinti e vincitori ed esprimere il desiderio di vendetta e punizione verso i popoli sconfitti. Lo si era fatto con la Germania e si ebbe il nazismo; non si ebbe comprensione per l'Italia e si ebbe il fascismo. Lo sbocco, anticipava Nitti sin dal 1921, non poteva essere se non una nuova, lunga e disastrosa guerra. Come antidoto a tanta certezza, ritenne necessari gli Stati Uniti d'Europa, fra i quali, come in una grande famiglia, regnassero, finalmente, scienza e tolleranza, dialogo e ragione, secondo un'utopia lontana, che fu di Erasmo da Rotterdam.

Opere fondamentali di Nitti sono: L'emigrazione e i suoi avversari (1888), La vita italiana nel Risorgimento (1899), Il socialismo cattolico (1891), L'Italia all'alba del XX secolo (1901), La città di Napoli (1901), Napoli e la questione meridionale (1903), Il porto di Napoli (1907), L'Europa senza pace (1921), La decadenza dell'Europa (1922), La tragedia dell'Europa (1923), La pace (1925), La libertà (1926), L'inquietudine del mondo (1934), La disgregazione dell'Europa (1938), Rivelazioni. Dràmatis personae (1948).

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