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Basilicata turistica

Ocello Lucano

a cura di Giovanni Caserta

Nelle Tavole Palatine di Metaponto, tempio di Era, è tradizione che, nel VI secolo a.C., si sia fermato Pitagora, in fuga da Crotone, donde era stato cacciato a seguito di una vera e propria insurrezione popolare contro la sua persona e i suoi seguaci. A Metaponto, come aveva fatto a Crotone, egli aprì la sua scuola ai giovani del luogo. Nacque così la "scuola pitagorica" metapontina, che, trovando nel numero l'essenza del reale, intorno al numero costruì un sistema che era filosofico ed era religioso, era matematico ed era mistico, era etico ed era politico. Quella scuola diventò quasi una setta, sicché i giovani che la frequentarono erano come sacerdoti. In quel clima di unità e amore intorno alla scienza e intorno alla contemplazione della verità e dell'universo mondo, si diventava fratelli o lo si era davvero. Non c'era distinzione di ceto né di sesso, sicché, in nome della umanità, si creò il primo caso clamoroso di parità fra uomo e donna, perché, come nell'inno Al mare Ionio cantava il poeta Nicola Sole, "le donne, anch'esse, / le molli disertando opre gentili, / venian severe a disputar sui marmi / del suo Liceo! Pittagora! Qual mente, / quale altissima mente a tanto volo / come a la tua levossi, o sì dappresso / guardò ne' cieli?".

In quella scuola, fra le donne, rifulsero Esara e Bindaice. Fra gli uomini furono famosi i fratelli Ocello Lucano e Ocilo, a loro volta fratelli di Bindaice, probabilmente nativi di Grumento. Ma il maggior di tutti fu Ocello, del quale si ricordano Della natura dell'universo, Del regno, Delle leggi e Della giustizia. Di tali opere, significative già nel titolo, purtroppo sono arrivati solo frammenti, ancorché sufficienti a testimoniare un pensiero tanto nuovo e tanto avanzato da indurre taluni a posticipare l'esistenza di Ocello a dopo la nascita di Cristo. Molto, infatti, si sente di Plotino e del neoplatonismo.

Premessa del pensiero di Ocello è l'infinità ed eternità del mondo, che è detto universo perché è il tutto. Esso, di forma circolare, torna sempre su sé stesso nella sua "totalità", secondo un "giro" ciclico. Non ha origine e non ha fine. Considerate invece le creature, esse sono individualmente soggette alla morte, ma non così la loro specie, che si rigenera continuamente. Forza rigeneratrice è l'amore, con cui l'uomo partecipa alla infinita ri-creazione. L'amore, perciò, pur accompagnato dal piacere, non ha come fine il piacere. Sull'amore, e solo sull'amore, deve fondarsi la famiglia. Il matrimonio, pertanto, non può aver luogo per interesse, tanto più che la famiglia è cellula fondamentale della società, sicché, se infelici sono le famiglie, infelici sono anche le società. E poiché all'interno della famiglia il ruolo educativo spetta alla donna, questa, formando nel figlio l'uomo e il cittadino, al di là di ogni apparenza è pilastro materiale e spirituale anche nella vita della polis. E se regola della famiglia è l'amore, regola della società è la legge.

Si tratta di concetti di una modernità eccezionale, che avrebbero permeato tutti gli aspetti della civiltà occidentale, europea soprattutto. Sembra aver ragione, dunque, Vincenzo Cuoco quando, scrivendo di Ocello, nel Platone in Italia osserva che, se Socrate aveva trasferito la filosofia dal cielo alla casa, "i Pitagorici han fatto meglio, perché han chiamato in casa la filosofia del cielo ed o in cielo o in casa è sempre la stessa filosofia".

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