APT Basilicata

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Basilicata turistica

Pedìo Tommaso

a cura del Dott. Gianpiero Perri

Storico e meridionalista si inizia a formare allo studio attento e metodico della storia lavorando - ancora ventenne - come impiegato nell' Archivio di Stato di Potenza.
Giovane studente universitario della Facoltà di Giurisprudenza di Roma, pubblica un primo saggio nell'" Archivio Storico per la Calabria e la Lucania" su L'ordinamento delle Università della Basilicata nel sec. XVIII (1940) grazie all'attenzione riservatagli da Umberto Zanotti Bianco.
Dal settembre '43 al febbraio '44 regge la Sezione di Archivio di Stato di Potenza. 

La frequentazione delle idee di Ettore Ciccotti e Gaetano Salvemini, insieme all'acceso antifascismo che caratterizza il Pedìo lo indirizzano sempre più verso lo studio della storia. Partecipe osservatore dei mutamenti conseguenti alla caduta del fascismo, coglierà infatti nel trasformismo della vecchia classe dirigente, una delle inquietanti costanti della vicende storiche italiane. Scriverà nel '67 "E’ stato il trasformismo ad aprirmi gli occhi! Di fronte ad una situazione analoga a quella che si era verificata al momento dell'Unità, ebbi esatta la sensazione che solo lo studio del passato ci avrebbe consentito di individuare le cause dei mali del nostro paese!"

Giornalista e pubblicista, collabora alla stampa socialista e a quella anarchica, a quotidiani e riviste di carattere storico e politico, animando e promuovendo le prime iniziative editoriali e politiche antifasciste: fonda e dirige nel 1943 Il Gazzettino, quindicinale antifascista, nell'Italia occupata dagli anglo-americani. Capo della Redazione italiana della rivista Controcorrente di Boston, durante l'ultima guerra, quando a quella rivista collaborano tra gli altri Gaetano Salvemini, Ignazio Silone, Angelo Tasca, Ernesto Rossi e Angelica Balabanof, cura nel '46 per l'Avanti! e nel '48 per la Repubblica d'Italia due inchieste sulla Basilicata. Nel 1954 fonda la Rassegna lucana. Nel 1981 darà vita con Mauro Spagnoletti alla rivista "Studi Storici Meridionali".

Nel '44 scrive una Storia della Questione Meridionale in cui delinea, da subito, l'impostazione che poi caratterizzerà tutta la sua ricerca storica, mettendo - come scrive in una recensione al testo Guido Dorso - in "giusta luce l'azione violenta dello Stato Italiano (politica piemontese) dopo le annessioni, la reazione delle plebi meridionali attraverso il brigantaggio e le gravi deficienze della classe dirigente del Mezzogiorno".

Iscritto nell' Albo degli Avvocati e Procuratori dal 1945, agli anni immediatamente successivi risale la sua più intensa attività di penalista. Collabora con le maggiori riviste italiane di diritto penale (cfr. Dizionario bibliografico delle riviste giuridiche italiane, a. 1956-1961), con l'Enciclopedia del Diritto e pubblica alcune delle sue più importanti arringhe: Contro Franco in difesa della libertà dei popoli (1951), Libertà e religione (1952), La soppressione del neonato per causa di onore (1954).

L'attenta conoscenza delle fonti e della bibliografia, il rigore metodologico della ricerca permettono al Pedìo di schierarsi continuamente su posizioni da lui stesso definite "controcorrente" rispetto alla maggior parte degli storici italiani, di contestare la retorica risorgimentalista dell'Italia Unita, di "smitizzare" tanto le leggende sull' oscurantismo borbonico quanto quelle sul Re Galantuomo, di ricostruire le ragioni dei vinti, di indagare le motivazioni del brigantaggio sia antifrancese che postunitario.

La rilevanza del lavoro storiografico del Pedìo negli anni tra il '40 e il '61, è nell' attenzione costante alla ricerca d'archivio, al riferirsi e al pubblicare fonti e documenti inediti per illustrare episodi ed avvenimenti svoltisi in Basilicata tra il XVIII ed il XIX secolo, spesso poco considerati o sconosciuti ad altri scrittori.

Il suo insistere sulle motivazioni economico-sociali nella lettura dei fatti storici unito alla minuziosa attenzione all'universo delle persone che di quegli avvenimenti sono state protagoniste fanno scrivere a Franco Venturi - in riguardo al volume Uomini aspirazioni e contrasti nella Basilicata del 1799 - che attraverso "la scarna e brutale prosa delle sentenze giudiziarie, dei catasti, dei ruoli delle imposte, delle fedine penali" si arriva "villaggio dopo villaggio" ad una indagine appassionante su uomini "realmente vissuti" assai più efficace dei "programmi ambiziosi e vuoti delle inchieste sociali".

Conclusione delle ricerche di questi anni è l' Introduzione alla Storia del Risorgimento in Basilicata in cui il Pedìo prende in esame la bibliografia relativa al periodo 1700-1870. "Ben 11. 256 sono le biografie - scrive Ernesto Pontieri - altrettanti personaggi dei quali non pochi sono stati tratti dalla più fitti oscurità; e tutti disegnati con mano sicura, sul fondamento d'una rigorosa documentazione e d'un processo di accertamento critico che rifiuta ogni suggestione agiografica ed extrastorica".

Nonostante la sua sostanziale lontananza tanto dalla scuola crociano-liberale quanto dalla scuola "ufficiale" marxista, il Pedìo riesce a rimanere estraneo ma non isolato nel panorama degli storici italiani.
Testimone di questa sua estraneità alle scuole che gli consente "di smontare la mito grafia disseminata nella storia italiana e di contestare tesi ritenute ormai consolidate è Mauro Spagnoletti che, nel suo Studi e ricerche di Tommaso Pedìo, ricorda come "in occasione del colloquio per la conoscenza in Storia del Risorgimento, ebbe la "spulciatura" degli scritti" riuscendo comunque ad ottenere la cattedra di Storia Moderna nella Facoltà di Giurisprudenza - Corso di Laurea in Scienze Politiche dell’Università di Bari, e ad insegnare successivamente anche Storia Medievale nella Facoltà di Magistero.
Diventa membro della Deputazione per la Storia Patria della Calabria e della Lucania; membro della Società Napoletana di Storia Patria e della Deputazione di Storia Patria per la Lucania di cui dirigerà a lungo la rivista; socio corrispondente della Società di Storia Patria per la Puglia della quale sarà per circa un ventennio il vice-Presidente. In qualità di Commissario Straordinario, riorganizza nel '51 il Comitato Provinciale di Potenza dell' Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di cui diventa Presidente. Membro della Società degli Storici Italiani, socio del Centre d'études supérieures de Civilisation Médiévale dell'Università di Poitiers, della Society for medieval archeology di Londra, dell' International Organization Biograpby di Cambridge, viene chiamato da Allende all'Accademia Cilena di Scienze Storiche e politiche.
Vince numerosi premi e riconoscimenti, tra cui ricordiamo solo il Premio Lions 196061 con una monografia su La partecipazione della Lucania alla crisi risolutiva dell 'Unità Italiana dal 1859a tutto l'aprile 1861, e viene incluso nell'edizione 1980-81 di Who's who in the World.

Fautore di una nuova lettura della questione meridionale che, tanto nelle sue origini quanto nelle sue devastanti conseguenze, pone come centrale il problema della terra, il Pedìo riprende e completa la migliore tradizione di studi meridionalisti: da quelli di Giustino Fortunato a cui - dopo la pubblicazione delle lettere ad Ettore Ciccotti - dedicherà un'accurata riedizione degli studi sulla Valle di Vitalba, a quelli dello stesso Ciccotti, del d'Errico e del Nitti.
Lontano dall'attribuire a fattori naturali e ambientali la miseria meridionale, il Pedìo ne ricerca le cause remote nella politica di Federico II che, al contrario del diritto vigente in altre regioni italiane, vietava lo smembramento del latifondo, favorendo così la concentrazione delle terre nelle mani di pochi "in Italia meridionale il feudo è indivisibile [...] in altre regioni invece, dove l'istituto feudale è regolato iure Longobardorum il feudo non è considerato una unità indivisibile: esso viene trasmesso non al primogenito, cui spetta soltanto il titolo, ma a tutti gli eredi maschi del feudatario per cui, ridotto in proporzioni sempre minori, finisce con lo scomparire". 

L'attività di Pedìo prosegue instancabile tra il 1969 e il 1980, spaziando dalla storiografia medievale all'età contemporanea, dalla Basilicata longobarda a quella angioina, tra indici e saggi bibliografici, dizionari e inchieste, con immutato rigore critico e frequentazione delle fonti, ma soprattutto con l'attenzione e l'amore costante per la propria terra, "interpretando con calore - come scrive nella Nuova Rivista Storica Corrado Rainone - le dolorose vicende di una delle più suggestive regioni italiane, come solo chi ha nelle vene sangue indigeno può fare".
Nel 1975 pubblica, a cura della Società di Storia Patria per la Puglia, gli atti del Convegno per la Celebrazione del bicentenario della nascita di Emanuele de Deo68, in cui - sfidando l'orientamento degli storici di stampo illuminista - mette in evidenza da un lato, l'appartenenza del de Deo al movimento giacobino napoletano e l'attività clandestina di massoni e giacobini nel Regno, dall'altro l'intensa e sincera partecipazione di popolo al movimento sanfedista.
Con queste opere, senza inutili polemiche e ostentazioni programmati che, il Pedìo porta avanti una rigorosa revisione delle interpretazioni storiografiche accademiche. In particolare, ma non esclusivamente, sul Risorgimento aiutato da una prosa che - a giudizio di Raffaele Colapietra - "ha spesso una andatura da requisitoria ma non v'è sua affermazione che non sia rigidamente documentata e collegata con la successiva in una morsa polemica che non nasce solo dall'indignazione dello scrittore, ma è nelle cose, affiora meccanicamente dai fatti, dai documenti, dalle relazioni". 

Ma alla storia degli archivi, che spesso si confonde con la cronaca del potere e dei vincitori, si affianca nel Pedìo la storia dei luoghi e dell'uomo, delle vicende dei "marginali", dei loro nomi e del sangue, del gesto con cui combattono o arano i campi, insomma le vicende furtive delle tante esistenze - altrimenti anonime - della cosiddetta storia minore. Ricerche condotte in riguardo a molti paesi della Basilicata e della Puglia, negli archivi dei Comuni, dei Tribunali, finanche nei Registri Parrocchiali, nei Registri della Udienza Provinciale di Basilicata71, tra documenti inediti e lettere personali.

Il suo riferimento ai paradigmi del materialismo storico e la sua prospettiva radicalmente antagonista all'approccio dato dall'idealismo filosofico e storiografico, orientano le sue analisi sulle strutture economiche e sociali, i conflitti di classe e le dinamiche del potere. Per il Pedìo, come rileva Giuseppe Russo, "nel 1799, come sarà poi nel 1848 e nel 1860 il possesso della terra è all'origine di quei contrasti che si manifestano nei vari centri abitati della Basilicata tra coloro che si oppongono ad una trasformazione sociale del paese e quelli che resistono all'avanzata sanfedista coadiuvata dai contadini".

L'eversione della feudalità e la Soppressione dei possedimenti degli enti ecclesiastici - secondo il Pedìo - torna quindi a vantaggio della ricca borghesia, la sola in grado di acquistare la terra posta in vendita dallo Stato. Per di più i contadini perdono il diritto di esercitare gli usi civici su quelle terre aggravando ulteriormente le loro, già disagiate, condizioni. Questa situazione peggiora intorno al 1830 - quando i Contadini di alcuni paesi della Basilicata decidono di muovere all'occupazione delle terre - per esplodere poi nel 1848.

A proposito degli studi di Pedìo sul '48 Tommaso Fiore sottolinea l'importante contributo offerto nell'evidenziare il ruolo e l'atteggiamento assunto "dai ceti medi, dagli artigiani, dai contadini", una "rivoluzione liberale, operante fuori dal mondo contadino ed indifferente ai bisogni ed alle aspirazioni di questa classe sociale" e che quindi non riuscirà "a rinnovare su nuove e più vaste basi sociali, la vita economica e politica del Regno, sorto con l'unità territoriale della penisola, trascinando nel proprio corpo sociale, sin quasi ai nostri giorni, la piaga debilitante della divisione fra il mondo contadino e quello borghese e, conseguenza inevitabile, quella della questione demaniale".

Contrapposizione di classe che si ripresenterà - come emerge dalle opere del Pedìo del 1979 - all' indomani dell'Unità d'Italia quando le masse contadine diventeranno protagoniste del brigantaggio definito dall'autore, in assoluta indipendenza e contrapposizione con la maggior parte della storiografia ufficiale, "conseguenza di un atteggiamento assunto dal potere centrale di fronte alle aspirazioni e ai bisogni di una intera classe sociale".
Scrive ancora Colapietra, Pedìo "non ha fatto a meno di riflettere quanto spesso gli elementi che emergevano dai documenti archivistici si rispecchiassero tal quali nella realtà presente, imponendo una ricerca delle cause e delle scelte che trascendesse l'antropologia e la retorica, ma chiamasse in discussione anche certi valori più o meno legittimamente, assunti come etico-politici, che si reputavano intangibili, certi processi, come quello rivoluzionario e giacobino-liberale, che si erano prospettati a senso unico, con una finalità determinata, da cui i partiti dell'intellettualità borghese emergessero incontaminati sulle cieche passioni delle plebi briache e fanatiche, e che viceversa venivano dalle ricostruzioni d'archivio smentiti, demoliti, capovolti".

Nel 1987, questo periodo di intensa ricerca storiografica sulla Basilicata - e non solo - culminerà nella pubblicazione dei cinque volumi de La Basilicata dalla caduta dell'Impero Romano agli Angioini frutto di un'impressionante ricchezza - come scriverà Giuliano Vassalli - sia per la quantità di "materiale raccolto [che per] la penetrazione, coltissima e spirituale".

Tra le pubblicazioni degli ultimi anni di vita del Pedìo ricordiamo, nel 1993, la Storia della Basilicata raccontata ai ragazzi, donata all' Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, in cui l'autore sperimenta un nuovo stile, una prosa che assume l'andamento di una favola per rendere facilmente comprensibili i fatti storici.
Per questo scopo divulgativo, cui non manca di riservare attenzione nel corso di tutta la sua vita, pubblica sintesi dei suoi lavori in numerosi contributi sulla stampa quotidiana, in opuscoli e partecipando ad incontri e convegni anche non accademici. Nel 1998-99, in questa prospettiva, offre la sua consulenza storica alla redazione del testo per il Cinespettacolo della Grancia, La storia bandita di Gianpiero Perri e Oreste Lo Pomo e presiede il Comitato tecnico-scientifico del Parco storico-rurale e ambientale di Basilicata.
Nel 1999 la sua ultima, imponente opera, i tre volumi del Cartulario della Basilicata (476-1443) con cui porta a compimento uno straordinario lavoro, frutto di molti anni di ricerca. 

In conclusione, una impresa storiografica articolata e complessa quella del Pedìo, cui è pleonastica ogni ulteriore aggiunta, che non sia quella della sua stessa, copiosa, bibliografia. Ugualmente inappropriata risulta ogni definizione della sua figura: intellettuale indipendente e, soprattutto, "uomo libero", come lui stesso si definisce, "perché l'intellettuale, - scrive Pedìo in un articolo del 1980 - dallo storico al letterato, dal poeta al regista possa ottenere risultati positivi ed apportare concreti contributi nel tentativo di migliorare la nostra società, occorre che egli senta la propria funzione e che agisca sempre con il massimo spirito di indipendenza. [...] Ma gli uomini liberi, specie nel nostro paese, sono sempre vissuti fuori dalla cultura ufficiale".

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