APT Basilicata

APT Basilicata

Basilicata turistica

Pietrafesa Loredana

Loredana Pietrafesa, è nata a Pesaro il 24 gennaio 1963. Risiede a Molfetta (BA) in via Macina n. 2. Diplomata in pianoforte e in clavicembalo, è docente a Tempo Indeterminato di Educazione Musicale nella Scuola Media. E' collaboratrice nazionale per la Basilicata della Rivista `La Vallisa' (Quadrimestrale di Letteratura e altro) e membro della Giuria del Premio Nazionale di Poesia "Vittorio Bodini": 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002. E' inserita nel Catalogo "Voci di donne Lucane" con i volumi di poesie `Cortecce', `Argini e fondi', `All'orlo di un grumo di cose' e `Vecni zvuci', realizzato dalla Commissione Regionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, a cura di Donata Larocca (Ufficio Stampa del Consiglio Regionale di Basilicata - Ars Grafica Villa D'Agri, 1996)

Ha publicato i seguenti volumi di poesie: - "CORTECCE" (prefazione di Mario Santoro - Casa Editrice Il Salice - Potenza, 1989), contenente le seguenti poesie: - "ARGINI E FONDI" (prefazione di Daniele Giancane, - Editrice La Vallisa - Bari, 1991), - "ALL'ORLO DI UN GRUMO DI COSE" (prefazione di Luigi Reina, - Editrice La Vallisa - Bari, 1993 - "VECNI ZVUCI" (traduzione in lingua serba a cura di Dragan Mraovic - Edicija Krovovi Sveta - Belgrado, 1994), contenente poesie tratte dai volumi "Argini e fondi" e "All'orlo di un grumo di cose". - "IO CHE SONO DI LUNA" (prefazione di Luigi Reina, postfazione di Daniele Giancane - Editrice La Vallisa - Bari, 1998). Ha scritto il racconto: - Otto sogni di strega: in "UN SOGNO PUO' BASTARE" (Dieci racconti mediterranei del gruppo 'La Vallisa' (Besa Editrice - Nardò, 2002)

E' stata segnalata e premiata con: - Se io sapessi, piccolo: Sesta Edizione del Premio Nazionale di Poesia "Emilio Greco" (Manduria (TA), 2001) Una manciata d'anni: Quarta Edizione del Premio Nazionale di Poesia "Città di Rufina" Sue poesie sono presenti in antologie, quotidiani e in riviste specializzate. Ha scritto saggi ed articoli diversi, prefazioni e giudizi critici ed è impegnata nel campo delle arti in genere, della musica e della letteratura, in particolare.


LA RICERCA INTERIORE DI LOREDANA PIETRAFESA

La giovane poetessa filianese autrice di quattro raccolte di poesie 

Percorso culturale di Maria Verrastro
 

Loredana Pietrafesa si è consegnata alla poesia con la raccolta che reca il titolo "Cortecce".

Il volume si apre con l'introduzione del Prof. Mario Santoro, che individua quale tema predominante delle poesie scritte dall'autrice l'amore: "quell'amore colto nella fase calante…e la delusione..che avanza spietata…lasciando, tuttavia, margini all'illusione, ultima a morire".

Nelle poesie della Pietrafesa si intravede, quindi, sempre una via d'uscita; l'annullamento non è mai totale.

Scrive Santoro: "Il volume, per scelta consapevole e ragionata, evidenzia una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, opponendo un gruppo di poesie attualissime ad un altro gruppo precedente con un vuoto di oltre un quinquennio".

La raccolta, che rispecchia la ricerca interiore e sofferta dell'autrice, si apre con la poesia "Cortecce" che dà il titolo al volume intero. L'autrice esprime le proprie ossessioni (…il suo nome è ossessione, ossessione gialla, verde, ossessione rossa che ogni giorno mi divora…), il sentimento di nostalgia, le illusioni (…Ansiosa aspetto che quel giorno si avvicini ai miei passi perché solo allora potrò deludere le folli illusioni…), i silenzi e gli sconforti.

Santoro evidenzia che in queste poesie è possibile cogliere l'essenza della corteccia che è la "scorza" dietro la quale l'uomo si nasconde; essa protegge l'intimo, la parte spirituale dell'uomo.

Questa poesia è impregnata di sentimenti contrastanti: gioia e dolore, delusione ed illusione, rabbia e vendetta. Dalle ossessioni e tristezze delle prime composizioni la poetessa, attraverso il percorso della disperazione, riesce ad esprimere tranquillità e serenità d'animo solamente nei versi dedicati al figlio Ivan ed al musicista Bach.

Trattandosi di poesie autobiografiche, il linguaggio risulta immediato e con sfumature espressive.

La ricerca poetica di Loredana Pietrafesa si fa ancora più intensa e lirica nella seconda raccolta intitolata "Argini e fondi".

Il volume è accompagnato dalla prefazione di Daniele Giancane e dai testi critici di Santoro, Tagliavini, Perri e Bonsera.

La poetessa compie con questi versi un lavoro di autoanalisi, facendo emergere tutte le proprie emozioni e tensioni. Scritti densi di riflessioni e sensazioni "illustrate" con una freschezza ed una genuinità di alto valore.

"Attraverso i versi -scrive Giancane- l'autrice soddisfa non solo il suo bisogno di confessarsi, ma polemizza contro la società capitalistica, avvertendo la sua inadeguatezza in questi cumuli di rovine umane pregne di aridità e senso di estraneità".

Nella lirica "Non ho un amico", infatti, si percepisce tutta la solitudine dell'essere umano:

"Non ho un amico/ con la voce sincera/ che mi sappia cullare/ sussurrando calore/ e rispondere senza domandare,/ non ho un amico/ con gli occhi limpidi/ capace di scrutare/ i miei più cupi antri/ e di trovare/ ciò che non si vede, /…".

Scrive su di lei Gianpiero Perri: "Poesia dai sapori forti, e di colori pastello, pervasa di straordinaria tensione emotiva, dove ogni amore -e di più- ogni vita non irrorata di passione esalano già il putrido fetore della decomposizione…".

Secondo Santino Bonsera, in questa raccolta, gli approdi tematici sono stati ampliati sino ad inglobare, oltre al vissuto sentimentale, anche la problematica sociale e politica. Solo attraverso la poesia l'autrice riesce a riportare all'esterno tutte le forze che si agitano all'interno del suo animo.

Il panorama esteriore descritto non è altro che il paesaggio interiore dell'uomo moderno, secco e arido, nel quale troviamo un mondo fatto di simboli che nelle mani della brava poetessa viene descritto con un linguaggio che diventa evocativo, suggestivo e colloquiale.

Dopo le prime due raccolte il lavoro della Pietrafesa conquista livelli di scrittura decisamente più maturi. Con "All'orlo di un grumo di cose", una raccolta di 44 componimenti, l'autrice passa dal soggettivismo esasperato presente in "Cortecce" alla scoperta del cosmo.

A tal proposito Luigi Reina, nella sua prefazione, afferma: "Nel processo di interiorizzazione del cosmo la Pietrafesa si muove con una circospezione e con una gradualità che lasciano intendere una disposizione solo minimale verso l'assunzione di certezze che, magari, ad altri è concesso sbandierare ma che a lei appaiono troppo circonfuse di mistero al punto da risultare ancora indicibili".

La poetessa non riesce, quindi, a cogliere l'essenza delle cose: il cosmo, l'altro da sè rimangono inconoscibili. Nel cosmo scorrono grumi di cose: tutto è movimento e flusso, niente è statico e solo attraverso la poesia è possibile ricercare l'essenza delle cose, infrangendo l'orlo del grumo alla ricerca del "nucleo", e cogliere così la microstoria individuale nella Storia. L'autrice, quindi, concepisce l'esistenza dell'uomo strettamente legata alla Storia.

La poetessa si sottrae con destrezza alle regole grammaticali: il verso, infatti, scorre come scorrono le emozioni e i sentimenti, liberi da rigidi confini e pronti a suscitare intensi turbamenti.

Come evidenzia Santoro "Il poetare è più sofferto e lacerante rispetto alle prime raccolte ma anche più pieno". I temi trattati sono strettamente legati ai sentimenti dell'uomo: la sofferenza, il dolore, la rabbia, l'impotenza; in sostanza, il male di vivere. Nonostante tutto, però, il messaggio che la Pietrafesa vuole esprimere è comunque improntato all'ottimismo.

A chiusura della raccolta l'intervento critico della Marcone sottolinea l'emergere di un "Io forte e battagliero, che non sa autocompiangersi, che si erge indomito sulle rovine, disposto a lottare sempre per attingere spazi adeguati".

Nella quarta silloge di liriche, intitolata "Io che sono di luna", il lavoro di ricerca poetica di Loredana Pietrafesa assume i connotati di una vera ricerca metafisica.

Daniele Giancane, nella sua postprefazione, afferma che il protagonista di queste poesie è il pianeta-inconscio, con le sue trepidazioni, impressioni, desideri forti e diversi. Un percorso, quindi, per niente piatto bensì frastagliato, in cui è sempre presente il simbolo, la metafora, la sinestesia.

La poetessa rivendica la propria identità-autenticità-essenza, evitando così il rischio di "offuscamento". Nella poesia "Voglio scrivere per te" l'autrice non finge perbenismi, ma esprime liberamente il proprio sentimento di dolore e solitudine, lottando contro le ipocrisie e le falsità umane.

Nella lirica "Il mio breve incompiuto" la Pietrafesa indica, quali uniche vie di uscita dalle consuetudini sociali, la musica, l'amore ed il contatto panico con la natura.

Noia, angoscia, dolore esistenziale, incomunicabilità, senso del limite umano, tutti questi temi ricorrenti nella poesia del 900 li ritroviamo nelle liriche della Pietrafesa.

Per l'autrice le forme materiali della natura sono simboli di una realtà più profonda che l'uomo non riesce a cogliere; di qui l'invito a rinunciare alla visione razionale per abbandonarsi a suoni, voci, profumi ed immagini. Un viaggio in grado di aprirci le porte sul Mistero e quindi sull'intero cosmo.

L'altro elemento ricorrente è il panismo (concetto introdotto da Baudelaire), vale a dire la capacità di immergersi nelle cose, di perdere lo "status" di uomo e di farsi "cosa fra le cose", sentendosi parte di un cosmo.

La Pietrafesa, come i poeti decadenti del '900, rifiuta la morale corrente, il perbenismo borghese, la massificazione ed esalta il proprio io alla ricerca di una verità più autentica.

Attraverso la poesia, perciò, l'autrice si distacca da questo mondo basato sulle apparenze e sul rispetto delle regole esteriori, cercando di intraprendere il percorso insidioso della ricerca della verità e dell'espressione più autentica di sé stessi.

En haut