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Basilicata turistica

Rosco Michele

Michele Rosco nato a Lavello nel 1896 e deceduto a Potenza nel 1982 - trascorse tutta la sua vita in Lucania e segnatamente a Potenza.

Diplomatosi maestro elementare, si dedicò allo studio della pedagogia e dello sviluppo della psiche dei fanciulli.

Per oltre 40 anni profuse la sua esperienza nelle discipline pedagogiche prima come maestro, quindi come funzionario del Provveditorato agli Studi di Potenza ed infine come Direttore Didattico dirigente del I° circolo delle Scuole Elementari di via Roma fino al 1962.

Partecipò alla prima Guerra Mondiale con il grado di Sottotenente dei Bersaglieri e quindi alla seconda con il grado di Capitano, assegnato alla difesa antiaerea di Metaponto e di Foggia.

Ha scritto e pubblicato, giovanissimo, un lavoro dal titolo

  • "La rivelazione della memoria, dell'intelligenza, della volontà, dell'attività, dei fanciulli attraverso il gioco".

Ha pubblicato:

  • "Ore serene" (prosa)- raccolta di vicende e personaggi della vita quotidiana di una piccola città del Mezzogiorno d'Italia - Tipografia Marco Nucci - Potenza - 1931


Le "Ore serene" di Michele Rosco

un libro che fa riflettere

Percorso culturale di Mario Santoro

Michele Rosco si consegna al pubblico con un volume in prosa dal significativo titolo "Ore serene"

che risulta essere una raccolta di brani, con valenza eminentemente pedagogico-didattica e tale da sottendere sempre significati multipli e da generare riflessioni e rilievi sui fatti e sulle situazioni che vengono riportati ma anche, e soprattutto, sulle persone.

Va da sé che il volume risente dell'influsso del tempo, sia in termini strettamente culturali, sia, più genericamente, socio-ambientali.

Siamo negli anni Venti - Trenta e nelle pagine si respira l'atmosfera e il clima del periodo mentre sul piano linguistico letterario il libro risulta scritto in forma piana, organica nelle varie parti, completa, corretta nelle espressioni e tendente sempre alla chiarificazione dei pensieri e dei messaggi che si vogliono far passare, con ricorso ad una terminologia colta, puntuale, precisa.

Inoltre evidenzia una sorta di tendenza alla buona ed utile ridondanza, che testimonia, nello scrittore, la prevalenza dell'uomo di scuola e soprattutto il bisogno e la certezza di essere compreso fino in fondo perché il messaggio non rimanga a livello superficiale ma possa penetrare con forza nella mente dell'ipotetico lettore.

Non a caso nella prefazione Teodosio De Bonis scrive: " 'Ore serene' sono osservazioni su fatti della vita, su fanciulli, su persone dell'ambiente paesano, di cui esse hanno tutti i tratti particolari; sono riflessioni su figure, che effondono luce di amore o mettono in rilievo debolezze del proprio animo. Sono, in una parola, la vita stessa, colta in alcune sue manifestazioni, e resa, attraverso la descrizione, schietta ed espansiva.

Il cuore umano è riprodotto nei quadretti di 'Ore serene' in belle note di mestizia e di gaiezza, e l'anima paesana vi è tratteggiata assai bene nelle sue linee, che le sono caratteristiche".

E il giudizio si può certamente condividere anche perché il testo presenta, già in copertina, un sottotitolo "Osservazioni e fantasie di vita" che di per sé è significativo e indica con chiarezza il percorso che l'autore intende compiere ricorrendo ad un atteggiamento di sicurezza nella modestia dell'impostazione del lavoro e della proposizione di se stesso, quasi che egli abbia bisogno di uno scudo protettivo che gli consenta di conservare intatto il senso del pudore.

E ciò non per un fatto formale ma sostanziale!

Accompagna poi il sottotitolo un quadro di punti guida con l'indicazione, fortemente denotativa, dei vari brani che possono essere letti nell'ordine cronologico ma anche in maniera libera giacché ognuno ha vita a sé e tutti insieme rendono conto di un mondo semplice e stratificato, ma strettamente collegato, e richiamano elementi valoriali forti o rimandano a un concetto di cultura ampio e fatto di usi, di costumi, di tradizioni, di insegnamenti vari e di quelli che un tempo erano considerati valori.

Ma a noi piace percorrere il sentiero indicato dall'autore e analizzare gli episodi, solo alcuni, ovviamente, così come l'autore, che ha lavorato non poco per pervenire ad una forma lineare e semplice ( ma qui il termine semplice è da intendersi in chiave manzoniana - tanto più semplice quanto più difficile da realizzare), e tale da essere facilmente disambiguabile anche da qualunque tipo di lettore, li ha proposti perché c'è, almeno così ci pare, un filo sottile che lega ogni episodio e non ci sono situazioni del tutto staccate.

Il primo brano "In una giornata di sole" l'autore presenta due situazioni contrastanti a confronto: da un lato un bimbo di quattro anni che passeggia col padre per i prati belli in una mattinata di primavera e, dall'altro, una frotta di ragazzini di un istituto di beneficenza, sorvegliata da tre suore.

E mentre questi ricercano i primi fiorellini che spuntano timidi tra l'erba, quelli siedono su un muretto e li osservano.

C'è pure uno scampolo di dialogo dell'uomo con una piccina e con una giovane suora ed emergono, senza che vengano detti o, peggio ancora, enfatizzati, problemi enormi: la triste situazione degli ospiti dell'istituto, la povertà estrema degli stessi, la condizione problematica della suora che rinuncia alla vita, ai divertimenti, alle gioie, alle quotidianità della stessa, per voto, ed altro ancora.

Si tratta di problematiche solo annunciate o lasciate trapelare perché l'autore evita, e fa bene, la riflessione critica o peggio ancora moraleggiante e non cede mai alla tentazione autolesionistica del predicozzo, pure ricorrente ai suoi tempi, per non appesantire la lettura.

Nel secondo brano dal titolo "Un dispetto e una buona azione" l'autore mette in evidenza il piacere di donna Gaetana, una persona dall'animo semplice e sensibile, nel curare piante sul balcone e nel mostrare, con vezzo, la presenza di pomodori e peperoncini tra i vari fiori.

Contemporaneamente lo scrittore ci mostra l'altrettanto piacere, ma sadico, di Maurilio "un vispo ragazzino dal colorito bruno", di far dispetto alla donna e di distruggerle i fiori per ferirla e trarne godimento.

Accade così che un pomeriggio assolato egli, mentre la signora Gaetana riposa ed ha il balcone chiuso per proteggersi dal caldo, con una lunga canna scuote le piante e fa cadere tutti i fiori ma, prima di fuggire, mentre contempla soddisfatto la sua opera, dall'alto gli piove addosso acqua sporca versata dal marito di Gaetana che, avvertito il pericolo, ha chiesto aiuto.

Seguono altri racconti, tutti tendenti a mostrare almeno un insegnamento, anche quando sono velati di leggera comicità.

C'è la storia triste di un fanciullo che vive con i nonni anni di spensieratezza, dopo la morte della madre e l'allontanamento del padre per motivi di lavoro, ma è costretto a raggiungere il genitore, nel frattempo risposatosi e padre di altri due figli piccoli.

Il dramma vero è rappresentato dalla difficoltà o quasi dalla impossibilità di stabilire un contatto stretto con il genitore, un rapporto dialogativo sicché, pur avvertendo forte la necessità di dichiarargli il suo amore, il protagonista non riesce a parlargli a cuore aperto e si sente un estraneo nella casa dove pure sente che tutti gli vogliono bene.

E c'è la storia di D. Fabrizio, quella incentrata sulla farmacia, ci sono riferimenti forti ma brevi all'amore di patria e non manca, in chiave ironica la storia di Angelina che crede al buon augurio del gobbo ed è convinta che potrà superare gli esami da maestra perché ha sfiorato la gobba di uno sfortunato uomo. E' talmente sicura di sé che pensa già alla sede da scegliere per l'insegnamento analizzando varie possibilità in un monologo che l'autore sa rendere in maniera efficace:

"Monte Cappuccio, Rivalta, S.Eustachio, no, no, sono luoghi posti ad occidente da noi e sterili. A me piacciono i poti ricchi di vegetazione e di panorami - aveva detto, scorrendo l'elenco presentatole. - Liparota! Neanche, perché mi pare che ci sia messa in una vallata stretta e umida. Mercato, Monticello sono frazioni, e non vi si può star bene. Non sono il mio ideale le frazioni. Asturia, Distretta, Tavoliere, Civita… Sì, Civita potrebbe andare se la fermata del treno non fosse alquanto distante dall'abitato. Ontano, Capriata, neanche, perché nelle loro vicinanze vi scorre, mi pare, un fiumicello e non devono avere aria molto buona…"

Va da sé che Angelina non riuscirà a superare l'esame.

Si tratta di un libro di vita, con tanti riferimenti a fatti e situazioni della quotidianità nei quali prevalgono quelli legati al mondo della scuola che presentano puntualizzazioni, documentazioni, elementi di certezza, momenti fortemente educativi, ma anche, con un velo sottile di ironia e della messa in discussione e in crisi, episodi degni di attenzione e di analisi.

Infatti nella storia dal titolo "Un illustratore" la gioia del maestro fiduciario per l'arrivo dell'ispettore che potrà finalmente illustrare la riforma scolastica, con i suoi molti punti oscuri, si tramuta ben presto in cocente delusione perché il suo superiore dà solo sfoggio di cultura teorica, annoiando con le sue esercitazioni di retorica e non approdando a nulla.

Da un lato, dunque, la figura umile e mite del maestro fiduciario che si affida, nell'espletare il suo compito, al buon senso e dall'altro quella dell'ispettore con tanto di sicumera e, se vogliamo dirla tutta, in mezzo tante riflessioni sulla scuola e sulle sue molte contraddizioni.

E così si può leggere:

-Il povero Marsilio, un uomo dabbene oltre la cinquantina, che contava al suo attivo tutta una gioventù e una maturità d'anni passate nella scuola, dove aveva impiegato le sue energie d'uomo di buon senso, più che di uomo preparato alla missione educativa, ascoltò l'ordine dell'ispettore come uno di quegli imperativi che vanno accettati senza proferir verbo. Del resto, quell'arrivo inaspettato gli giungeva proprio gradito, e l'annuncio della riunione sulla riforma scolastica gli arrivava a proposito per poter ricevere i suggerimenti da seguire nell'applicazione di tutte le novità scolastiche, che lo allontanavano da quanto aveva operato, fino allora, nella scuola. Egli sentì proprio allargarsi il cuore, e mentre le altre volte l'ispettore gli aveva infuso un certo senso di paura, questa volta, invece, gli faceva sentire un incoraggiamento e un piacere…"

Lo stato d'animo del povero Marsilio è di disponibilità e di fiduciosa attesa, e ciò serve quasi allo scrittore per predisporre il terreno alla presentazione, appena abbozzata, dell'ispettore:

- Giunta l'ora, egli e l'ispettore si presentarono nella sala prescelta, dove una mezza dozzina di maestri salutò rispettosamente il superiore, dalla figura alta, imponente, trionfante e boriosa, che si assise dinanzi a un tavolino, svolse alcune carte dalla sua voluminosa borsa e, tra il silenzio religioso dell'uditorio, cominciò, con tono preciso e lento: "Ho creduto necessario, in questo periodo di rinnovazione scolastica, venire ad illuminarvi, chiarendo la riforma…"-

Si può notare l'abilità della scrittura di Michele Rosco che sa creare situazioni contrastive affidate a pochi ma significativi elementi: alla figura umile del maestro fiduciario, tutta buon senso, contrappone, quella alta, imponente, trionfante e boriosa dell'ispettore così come al silenzio religioso dell'uditorio contrappone la presunzione di chi, senza pudore, dichiara di essere lì per illuminare e chiarire e ancora, terzo ma indicativo, motivo di contrasto è la generale attesa che finalmente qualcuno faccia chiarezza e la conseguente delusione per il nulla di fatto con la chiusa pomposa e vuota dell'ispettore

-Voglio augurarmi che le mie parole siano riuscite a chiarire la riforma, e che, di esse, lor signori vorranno far tesoro nell'applicazione pratica degli insegnamenti -

E l'augurio sottende il dubbio atroce che della riforma gli insegnanti non abbiano capito niente non tanto per loro difficoltà quanto per la non chiarezza nella illustrazione. Tanto ciò appare verosimile che l'autore chiude mestamente:

-Marsilio, fiduciario dell'ispettore, maestro che non riusciva a comprendere il significato e il valore degli insegnamenti artistici della scuola e li riduceva al disegno copiato alla lavagna, avrebbe preferito una legnata in testa, e non quella chiusura alla dottrinale orazione e illustrazione del suo superiore -

Insomma tutto resta come prima e Michele Rosco lo dichiara apertamente nel riferimento alle disposizioni precedenti:

-Quante e quante circolari erano piovute da un certo tempo intorno al nuovo indirizzo scolastico! Ma tutte avevano offuscato il cervello del povero Marsilio, abituato alla sua analisi grammaticale, alle sue regole sul sistema metrico e sulla misurazione delle figure piane, alle sue composizioni sulle buone azioni, sull'ubbidienza e sugli atti caritatevoli. Egli non sapeva raccapezzarsi più nella scuola: il diario, il componimento mensile e quello annuale, il disegno di nuovo genere e gl'insegnamenti artistici, che non sapeva spiegarsi come potessero entrare nella scuola…-

Si tratta, a ben guardare, al di la dello stile e della forma, di pagine di grande modernità e attualità che, per le problematiche trattate, per le complicazioni implicite, per il senso di confusione che avvolge la scuola, potrebbero essere valide ancora oggi.

Altrove l'autore ricorda un incontro di maestri di domenica e pone in evidenza il senso di colpa di una insegnante che ha fatto tardi per la messa, sentita come un dovere. Ciò spinge ad altre considerazioni sulle tante donne, madri, maestre e sui loro sacrifici per conciliare le diverse attività "…e dite pure, in coscienza, se non sentite di dovere chiamare eroine queste donne che sono madri e maestre".

E con queste parole, che sottoscriviamo il volume si chiude.

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