APT Basilicata

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Basilicata turistica

Rubino Giovanni Angiolo

Giovanni Angiolo Rubino è nato a Trivigno (Pz), il 29.3.1937.

Ha conseguito la maturità classica e quella magistrale nello stesso anno.

Ha seguito gli studi di giurisprudenza, ma poi ha optato definitivamente per l'insegnamento da cui si sentiva attratto.

Poeta dalla vena scorrevole e varia, ha trovato nella prosa pieno convincimento e il mezzo per esaltarsi.

Un certo pindarismo gli consente voli incrociati tra realtà e sogno ma niente lo ripaga meglio del paradosso.
 

Pubblicazioni :

  • Treno Ottantottoquarantadue - (romanzo) - Potenza - 1983
  • Sotto la neve - (romanzo) - Potenza -
  • Il cappello all'ingiù - (romanzo) - Potenza
  • Vacanza in Basilicata - (romanzo) - Potenza
  • Diavolo blu - (romanzo) - Potenza - 1989;
  • Torre di luna - (romanzo) - Potenza
  • L'orcodimonio e altro - (romanzo) -Potenza
  • Zu Monaco e za Monachella - (romanzo) -Potenza
  • Specchio profondo - (romanzo) - Potenza
  • I Promessi Sposi in love - (romanzo) - Potenza
  • Don Giovanni giullare - (romanzo) - Potenza

Pure pubblicati o pronti per la pubblicazione risultano i seguenti titoli:

"Dolce mio bene"; "Una perla di donna"; "Vocazione vagabonda"; "Manorchi, Minorchi, Paporchi"; "Quell'età dolce di mezzo"; "Terra d'amore"; "Taverna belvedere"; "Lo skipper di Picasso"; "Vacanze lucane"; "Celestinella"; "ll prevetariello"; "L'ultima Sibilla"; "Il gigante e il campanile"; "Storia di Rossella".


Abilità linguistico-letteraria e magia nella scrittura di Giovanni Angiolo Rubino

Percorso culturale di Mario Santoro 

E' scrittore fecondo, come testimoniano la sue numerose produzioni, ma è anche versatile se si guarda alla varietà dei suoi scritti, ed è soprattutto bravo perché possiede la facilità espressiva come pochi, alternando realtà e fantasia, concretezza e astrazione, dato oggettivo e soggettività in un giuoco di incastro di parole sempre intenso e variegato, e sapendo proporre, proiettare, alludere come pochi, senza indulgenze e senza compiacimenti facili.

Utilizza con disinvoltura metafore e ricorre alle figure retoriche senza fatica, almeno in apparenza, ma quasi come per una propensione naturale. Si ha sempre la sensazione che il periodare si presenti già formato fino nei minimi particolari e che la parola scivoli via con rapidità caricandosi di connotazioni e di inferenze o appoggiandosi ai tratti soprasegmentali e si pieghi dolcemente a segni simboli diversificati. Allo stesso tempo le immagini creano situazioni a catena in un crescendo continuo e senza sosta sicché il lettore rimane incatenato e segue le situazioni e i fatti che si snodano via via senza possibilità di un minimo di distrazione. Si passa così da un'immagine all'altra, da un richiamo vicino ad uno lontano, da una situazione concreta ad un riferimento astratto e tutto avviene magicamente in una condizione di equilibrio sempre precario e quindi con il rischio che da un momento all'altro l'incantesimo letterario debba rompersi e il senso della sospensione del linguaggio debba conoscere la caduta; e invece questo non avviene per la estrosità dell'autore e per la grande abilità di forgiare la lingua a suo piacimento. Si ha sempre la sensazione che Rubino viva in continuo stato di instabilità tra il dato reale, con le noie quotidiane, e il mondo dei personaggi che crea e con i quali stabilisce rapporti diretti e preferenziali sicché vien da credergli sulla parola quando scrive: "Un autore è nel pieno dei suoi mezzi quando riesce a confondersi autobiograficamente con i personaggi che inventa ed è capace di vivere nella realtà con tranquilli distacchi".

E i contenuti dei suoi libri risultano estremamente vari con situazioni originali e talvolta anche stravaganti e antiretorici, spesso contrastanti e sovente portati all'esagerazione ma sempre sotto il controllo e il dominio dell'autore anche quando egli sembra cedere e lasciarsi andare. Lo stesso accade per i personaggi che sono eroi e, più spesso, antieroi, o, talvolta, figure picaresche, mentre altre volte apparentemente bonaccioni ma sempre dotati di una carica di tenerezza e di simpatia. E ci sono situazioni di ogni tipo e di ogni genere: controllate, attente, vigili, spinte, ironiche, sarcastiche, scanzonate, stravaganti, erotiche. In tutto questo, e al di sopra, c'è l'autore che si presenta e si caratterizza per quello che è nella sua valenza spesso anticonformista e nel rifiuto del perbenismo di maniera, tanto nel riferimento contenutistico, quanto in quello letterario e sempre pronto ad evidenziare la propria identità.

Il primo romanzo ha per titolo "Treno ottantottoquarantadue". Risale al 1983 ed è preceduto da numerose valide esercitazioni poetiche mai consegnate alla stampa. Il romanzo presenta uno sfondo autobiografico ma è anche una chiara testimonianza della crisi economica e sociale di un angolo del meridione negli anni immediatamente dopo il secondo conflitto mondiale. Si tratta di una civiltà di braccianti desiderosi di smentirsi con al centro un vecchio treno a vapore con i suoi trenta chilometri all'ora. In realtà esso è il vero protagonista del romanzo che si apre proprio con la sosta forzata nei pressi del "disco giù tra i serpari dello stretto", con il manovale impotente e lo scambio "letteralmente spezzato in due, un troncone di qua, l'altro di là sulla ragnatela fitta e viscida dei binari, una cosa che non era mai accaduta". Ha inizio così una storia che non è individuale ma collettiva e che si snoda con ricordi, propositi, sacrifici, attese e si chiude con l'ansia di rivincita che scatta proprio quando giunge la notizia che il treno 88-42 è destinato a non funzionare più, per la necessità di rimuovere i binari. Esplode "la prima sacrosanta ribellione autorevole e collettiva… Donne, ragazzi, piccinini coi culetti rosei erano lanciati a tutta velocità verso la pianura". Succede di tutto e non succede niente perché nella stazione ferroviaria non c'è nessuno.

Al primo romanzo fa seguito, a poca distanza temporale, "Sotto la neve", romanzo tessuto su una sequenza di vite parallele e su un'esperienza autobiografica dall'indiscusso valore evocativo. Vede protagoniste le donne come dichiara lo stesso autore, come in "La vedova allegra". Si muovono, vivono, si agitano in una città, che è quella di Potenza, che non sempre si riconosce ma che pure è individuabile. Non manca il pathos, anzi, e c'è già un altro Rubino, ricongiungibile sempre a quello del romanzo precedente ma ugualmente lontano.

E ancora più lontano e diverso apparirà nel terzo romanzo "Il cappello all'ingiù" che è davvero un libro sconcertante e pervaso di erotismo, esasperato fino al punto da poter apparire gratuito ancorché descritto con perizia ed efficacia. Sembra quasi che l'autore abbia bisogno di cimentarsi con la materia erotica, in un giuoco sottile, eppure chiaro, di aperta contestazione e di rifiuto di schematismi e di perbenismi. E d'altra parte nell'affermazione della libertà assoluta del raccontare, l'autore si lascia prendere la mano, ma ciò non avviene inconsapevolmente e quindi non c'è forma di pentimento; pare quasi che egli voglia apparire anche un po' discolaccio e comunque controcorrente.

Segue poi il romanzo "Vacanza in Basilicata". E si tratta di un libro adatto ai ragazzi ma godibile anche da parte degli adulti. Presenta descrizioni precise e ad effetto, paesaggi nelle loro caratteristiche e mette in evidenza elementi di costume, con abitudini e modi di vita diversificati. La narrazione è sempre sobria e fresca, piacevole e lieve, leggera e godibile con pennellate e tocchi e con quadri di riferimento che sanno di fiaba e di incanto.

Quanto a "Diavolo blu" va detto che esso rappresenta una sorta di epopea storica di un paese sicuramente immaginario con molte generazioni che vengono antologizzate, nel loro incessante nascere e morire, dominate dall'ombra di sette vulcani che, in qualche modo, simboleggiano e rappresentano i sette vizi capitali. L'autore stesso dichiara che "il ritmo narrativo è da cantastorie di fiera. Le trovate hanno una loro forza e una luce selvatica, si succedono senza tregua di modo che il lettore possa restare frastornato dal suo stesso divertimento".

Sono presenti tante storie dichiaratamente erotiche con pruderie ma anche con l'idea della spassosità. Non a caso compaiono anche vecchi sempre pronti e arzilli e lo stesso diavolo "veste il look della frivolezza e non riserva sorprese intelligenti tanto che si potrebbe considerare anche fuori dal giro satanico".

Il libro davvero va letto in una prospettiva di tipo alchemico e l'impasto linguistico evidenzia originalità e si presenta denso di umori e di sentori, in una progressione briosa, non privo di levità e di ironia e di intelligenza. E' tale da catturare l'attenzione del lettore che non può consentirsi una scorsa distratta ma deve essere necessariamente attento per lasciarsi coinvolgere in maniera giusta e passare da una situazione emotiva all'altra, da un livello di riferimento, appena accennato, ad uno già pronto e già destinato ad essere sostituito in una libertà espressiva che pare finanche eccessiva: "Le più sfacciate e libidinose non facevano misteri nel dichiarare di essere torturate dal disordine degli istinti; mentre quelle che si può dire rincorrevano la salvezza dell'anima e la logica della santità puntavano sui falli o si facevano possedere senza spogliarsi perché le violazioni etiche venissero salvate".

Dopo "Diavolo blu", c'è "Torre di luna". Si tratta di una storia senza limiti e senza confini spaziali e temporali, decisa a superare la visione reale del mondo. Si può arrivare all'esagerazione e al paradosso e ritrovare un universo sommerso con avventure e messaggi svariati che vanno dall'amore, eternamente presente, alla libertà, sempre desiderata, alla morte nella sua ineluttabilità.

Pure particolare ed originale per forma e contenuto risulta il romanzo "L'orcodimonio e altro" che non rappresenta il trionfo dell'ibrido o del diverso che pure, in maniera sfumata, si potrebbe cogliere. Sulla linea dell'attimo fuggente si sondano sentimenti, sensazioni, affetti, situazioni di cuore che legano persone care, amici, compagni di scuola. E fanno da buona cornice luoghi, ambienti, atmosfere rese assai particolari dal linguaggio dell'autore.

Considerazione a parte merita il libro "Zu Monaco e Za Monachella". Si tratta di un libro per ragazzi nato come esigenza di una narrazione capace di contenere tutti gli ingredienti dei buoni racconti di una volta e soprattutto spinto dalla urgenza di una ricollocazione più giusta dei personaggi, come Pinocchio e Peter Pan, ridotti, secondo l'autore, quasi a barare prestandosi a mosse inaspettate. E' un testo che abbraccia una ampia fascia giovanile di lettori e presenta una vena didattica che non guasta, sia perché curata con molta attenzione, sia perché lontana da predicozzi e moralismi, fuori tempo. L'elemento fondamentale e dominante è il gusto dell'avventura per l'avventura sulla linea del godimento e del puro divertimento.

In "Specchio profondo" è raccontato il mondo asfittico e monotono del lavoro scolastico ancora largamente di tipo feudale e sovraccaricato dalla necessità di uno svecchiamento radicale. Storia in prima persona con all'interno situazioni descritte e presentate in maniera alleggerita e tali da essere godibili, spingendo, tuttavia, alla riflessione. Scrive la Larocca: "Lo specchio altro non offre che l'immagine della propria alterità con il rischio minimo della non intellegibiltà. L'io è là davanti, si osserva non certo in posizione statica ma aggregandosi e disaggregandosi, scava dentro se stesso, va in profondità alla ricerca dell'elemento promigenio, fino a giungere senza pudore all'anima dello stesso. Posto dinanzi allo specchio, l'io non è più l'attore che recita la sua parte quotidiana. Cade ogni maschera pirandelliana, anche la meno spessa. E' il trionfo della libertà".

Va ricordato ancora "I promessi sposi in love". Si tratta di un tentativo riuscito di appropriarsi di un romanzo, anche troppo famoso e meritatamente, per stravolgerlo in piena libertà e con il senso dell'irriverenza verso il grande maestro. In realtà non si tratta di una storia ma, come sostiene l'autore, della rigenerazione della stessa. Ovviamente un'operazione del genere richiede coraggio ed improntitudine: due qualità che a Rubino non mancano sapendosene assumere la responsabilità. Tutti i personaggi sono cambiati, secondo un disegno ben chiaro per l'autore che adopera una vasta geografia di riferimento. Ancora Donata Larocca scrive: "Tra queste immagini si inserisce tutta una storia di peripezie fabulose, errori, furti, e pentimenti: sta insomma un'articolata vicenda di esperienze che maturano il personaggio e consentono il passaggio dall'ingenuità del suo comportamento alla consapevolezza delle proprie responsabilità"

Storia pure esilarante è "Don Giovanni giullare" il cui protagonista è un ottimo distributore automatico di seduzione. Egli ama ed è ricambiato. Naturalmente non mancano gli intrighi. E' ambientato in una Roma nella quale abbondano oscure trame del crimine.

I lavori di Giovanni Angiolo Rubino non finiscono qui. Tra romanzi pubblicati a puntate, materiali già pronti e da pubblicare, i titoli sono tantissimi e conviene rimandare il lettore alla bio-bibliografia.

Qui val la pena sottolineare ancora la capacità dello scrittore di saper penetrare, oltre le apparenza, nelle cose descritte in maniera sempre diversa: ora brevemente, ora con ampio respiro, spesso con una sola battuta dal taglio immediato e ficcante. Generalmente lo scavo psicologico e lo scandaglio interiore risultano approfonditi, ma qualche volta essi appaiono volutamente sfumati, ma sempre permane uno stato di tensione nei riferimenti narrativi, adagiato sovente su elementi specifici sicché il ritmo risulta accelerato, anche quando cambiano le angolazioni o le avventure si sovrappongono, perdono i contorni e si trasformano. Contemporaneamente il modulo linguistico risulta affinato e la sintassi usata in libertà con un lessico capace anche di presentare contraddittorietà semantiche, aggressività e genuinità espressiva non disgiunta a musicalità e ad eleganza. Talvolta il periodare è secco, frammentato, con urti e interruzioni, con sospensioni e pause, con scivolamenti, attenuazioni, ma sempre evidenzia una virile timbricità, pur negli ammiccamenti e nell'assenza di meticolosità, di condizionamento, di limitazione e nella varietà di stile: comico, ironico, bonario, frivolo, grottesco, beffardo, scanzonato, scandalistico, tendente al sublime.

Non mancano nei romanzi nemmeno elementi vicini al kitsh, alla robaccia, alla paccottiglia a un certo gusto per l'orripilante, con la consapevolezza doppia: da un lato di tenersi lontano dal convenzionalismo di maniera, dall'altro di credere che tutto rientri nella commedia che è la vita. Infine va detto che in Rubino spesso c'è un parlare per litote, che consiste nel dire meno di quello che si pensi, al puro scopo di suscitare la curiosità e di ottenere l'effetto contrario e cioè quello che comunemente viene detto understatement. Altre volte, però, accade esattamente l'opposto perché egli è fatto così: deve seguire ed obbedire ad una violenta quanto intelligente impulsività letteraria, pur nella riflessione e nel ripensamento

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