I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Nell’anno scolastico 2004-2005 la SCUOLA PER L’INFANZIA “ARCOBALENO”, dell’Istituto Comprensivo di I grado di PICERNO, ha attuato due progetti legati alla valorizzazione della memoria storica e dell’ambiente montano di Picerno. I progetti, intitolati “Scopriamo con i nonni” e “I personaggi del bosco tra fantasia e realtą” , hanno coinvolto i bambini in particolare tramite la raccolta, osservazione e analisi anche di canti, detti, filastrocche e racconti della tradizione orale picernese, invitando a partecipare direttamente alle attivitą i nonni, i quali con grande disponibilitą ed entusiasmo hanno raccontato storie, hanno ballato, hanno preparato i prodotti della tradizione culinaria picernese. La finalitą č stata quella di valorizzare la figura dell’anziano come memoria storica e rafforzare la propria identitą anche attraverso la scoperta delle tradizioni.
Il lavoro svolto č stato gentilmente concesso dai docenti che hanno attuato i progetti e dalle famiglie dei bambini.

Tra le diverse storielle raccontate dai nonni quella che ha suscitato pił interesse da parte dei bambini č quella del MONICACELLO della quale ci sono diverse versioni. Viene qui riportata la prima versione come raccontata da alcuni nonni e di seguito in un’altra versione in Italiano.

Galloitalico

LU MUNCACIELL'
Era ąvėtė quanda nu criatłrė ma pė la faccia ra grannė.
Si a pėrsóna ca lu vėrģa - sė fascģa vėrč solė ’ra chi era bņnė ņonė - era sveltė ’e rriuscģa a acchiappąrelė, allóra lu muncaciéllė, pė ffarsė rascią, rė inghģa lu cappłccė chiénė rė sņldė.
Certė bņtė lu muncaciéllė fascģa li rėspiéttė, trasģa indė a la stadda e ntrėcciąva la crėniéra e la córa rė li ciłccė, rė li cavąddė e rė li giummčndė.

Traduzione

IL MONICACELLO
Era alto quando un bambino ma con il viso da adulto.
Se la persona alla quale appariva - si faceva vedere solo da persone buone, ingenue - era veloce e riusciva ad acchiapparlo, il monicacello, per farsi liberare, riempiva di monete il cappuccio.
Alcune volte il monicacello faceva i dispetti, entrava nella stalla e intrecciava la criniera e la coda di asini, cavalli e giumente.

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