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Le strade del paese erano sempre piene di bambini e ragazzi che giocavano e schiamazzavano per tutto il giorno; non era raro vedere i ragazzi correre dietro ad una palla “di pezza” fatta di stracci, o giocare a nascondino, a guardia e ladri.
I giochi pił frequenti che si facevano intorno agli anni ’50 erano:
“a mazza e pizzico”, il gioco consisteva nel battere con una mazza di legno la punta di un altro pezzo di legno pił piccolo e appuntito alle due estremitą colpendolo al volo in modo da farlo andare il pił lontano possibile; naturalmente vinceva chi riusciva a raggiungere la meta prestabilita con un minor numero di colpi.

Un altro gioco era quello chiamato
“Geronimo”: una persona chiamata Geronimo, al grido di “Geronimo esce dalla sua tana”, abbandonava la zona franca denominata “Tana” e, saltellando su una sola gamba, cercava di toccare i compagni che, una volta toccati “diventavano suoi figli” e rientravano con lui nella “tana”.
Se, malauguratamente per lui, toccava terra con tutti e due i piedi veniva preso a “schiaffi” dagli altri fino a quando non riusciva a raggiungere la “tana”. Il gioco terminava quando riusciva a toccare tutti i partecipanti facendoli diventare “suoi figli”.
Questo gioco spesso era praticato anche dai pił grandi.

Altro gioco era quello detto
“a tuzza muro”: il gioco consisteva nel far rimbalzare una monetina contro un muro e farla ricadere il pił vicino possibile alle altre monete che, se si trovavano a meno di un palmo di mano, venivano catturate.
Vinceva chi riusciva a catturare tutte le monetine.
Naturalmente, siccome monete non tutti ne avevano, come merce di scambio, anche per gli altri giochi, si usavano i bottoni.


A cura di Giovanna Ciampo
tratto da “Vaglio Basilicata. Passeggiando fra storia e ricordi ”
di E. Santangelo e V. Pacilio



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