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Studiare > Saggi e studi > Vaglio Basilicata
A cura di Maria Teresa Greco
Le caratteristiche galloitaliche possono essere riconosciute anche in un piccolissimo saggio del dialetto di Vaglio, come la preghiera alla Madonna e la Leggenda di S. Faustino. Nella fonetica abbiamo che la /g/ occlusiva velare sonora passa alla fricativa /ã/ che tende a scomparire, o scompare addiritura, se si trova fra due vocali e si conserva meglio in posizione iniziale e se è seguita da /r/; la /d/ risultante dalla sonorizzazione della /t/ diventa /r/, v. i participi passati cumbëssarë e ccumënëàrë ‘confessati e comunicati’, nella preghiera. Nella morfologia troviamo che il possessivo precede il nome di parentela ed assume il valore di articolo, v. sassirë ‘il padre’ nella ‘Leggenda di S. Faustino’, che anche dal punto di vista del lessico è un settentrionalismo. Nella sintassi è da notare la presenza assoluta del passato prossimo rispetto al passato remoto nel testo ‘La leggenda di san Faustino’.
Appartengono alla fonetica meridionale la sonorizzazione di /t/ di /p/ dopo la nasale /n/ ed il raddoppiamento fonosintattico.
Il passaggio di /d/ a /r/ è una innovazione, condivisa con il dialetto di Picerno (come con quello napolatano), come la sostituzione della preposizione cu ‘con’ e simili con la preposizione semplice pë, articolata pu ‘per’.
Non mi pare possibile dire di più data l’esiguità del materiale.
Segni fonetici
è aperta (it. bello)
é stretta (it. stella)
ë muta, vocale indistinta (fr. le)
ò aperta (it. nòtte)
ó stretta (it. bócca)
ã fricativa velare sonora (picernese ãavé, sp. luego). Con i caratteri presenti
sul computer la maiuscola si scrive Ã)
¿ affricata dentale sonora (it. mezzo)
Alcuni suoni o sillabe sono centralizzati e sono stati scritti in apice.
L’accento è stato posto sempre sulle parole parossitone e ossitone; quando potesse ingenerarsi ambiguità anche sulle parossitone.