I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Introduzione

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini

Un glossario, soprattutto se dialettale, non può mai dirsi completo e ancor meno privo di errori ed inesattezze. Tuttavia, raccogliere (e tradurre) quanto è stato scritto di significativo in vernacolo potentino, è il tentativo di proporre agli studiosi gli approfondimenti specialistici che merita questa ‘lingua’ morente, ed allo stesso tempo esprime la volontà di credere -o solo sperare- che la sua fine sia rimandata di qualche tempo. Come è noto, un primo interesse scientifico per il dialetto potentino si collega alle prime indagini svolte dallo studioso tedesco Gerhard Rohlfs, che tra il 1925 ed il 1930 si fermava nell’area del linguaggio gallo-italico di Potenza, Tito e Picerno e più tardi -negli anni ’50- vi ritornava per riprendere a scavare il materiale linguistico di questa zona.

Ancora adesso sarebbero opportune e fruttuose nuove ricerche sugli usi dialettali parlati, ma è anche utile raccogliere la documentazione del dialetto potentino che si trae da una serie di fonti scritte, meritevoli finalmente di una specifica attenzione linguistica. Si presenta perciò in questo glossario il lessico dialettale adottato tra metà ‘800 e metà ‘900 in testi poetici e prosastici (per lo più prose satiriche apparse sui giornali del primo ‘900). Questi due filoni sono scarsi quantitativamente e si riducono ad un centinaio di brevi scritti; sono fonti, peraltro, in grado di riproporre una gamma quasi completa delle espressioni, dei modi di dire e degli stessi termini più comunemente usati nel linguaggio popolare. Resta da stabilire se queste realtà linguistiche originarie, oggi prospettate dopo le ‘manipolazioni’ necessarie, ovvero col tramite di un primo intervento operato nel passaggio dalla oralità allo scritto degli autori delle fonti consultate e poi di un secondo, quello interpretativo di chi scrive queste note, riescano ancora a rappresentare degnamente il vernacolo più autentico di questo paese. Ne consegue che, senza quest’ultima ‘decifrazione’, soprattutto in presenza di scarso corredo grafico della fonetica nelle fonti utilizzate, non sarebbe stata possibile -per la maggioranza dei lettori- la comprensione di voci ed espressioni che non corrispondono più a quelle dell’odierno linguaggio vernacolare, ammesso che esista ancora.

In questo glossario i termini sono raccolti in senso diacronico, quindi si possono individuare -con una certa approssimazione- le ‘datazioni’ delle varianti grafiche e delle modifiche succedutesi nel tempo per una stessa voce, come ad esempio per i verbi ‘nghianà, saglie, ‘salire’; adduce, purtà, ‘portare’; ‘ngalà, gettà, ‘buttare’, e per i sostantivi uogghie, uocchie, ‘occhio’; fuatee, fucateche, ‘focatico’; baucìa, busciglie, ‘baldoria’. Anche se possono sembrare poco corrette alcune trascrizioni, come ad es. nuggnè al posto di nun gn’è (non c’è), oppure nunziamai invece che nun zia mai (non sia mai), si precisa che ogni scritto è stato fedelmente riportato nella sua forma autentica. E’ necessario annotare anche che una minima parte delle voci dialettali che sono trascritte in questo glossario proviene dalla viva voce di informatori, mentre, grazie a diversi ‘collaboratori’, sono stati possibili riscontri e conferme indispensabili per la traduzione di termini ormai obsoleti. Sono anche riportati alcuni soprannomi di famiglie potentine, essendo tutti gli altri già annotati nel volume Cronache potentine dell’800, più avanti citato. Si è evitato di aggiungere qualsiasi approfondimento di ordine linguistico o solo etimologico, mentre la grafica relativa alla fonetica si attiene, il più possibile, a quella originale delle diverse fonti.

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