I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Itinerario della Storia

I Comuni > Potenza

Tra i luoghi della Storia, meritano particolare attenzione l'antica Villa Romana di Malvaccaro, una villa rustica romana dei secoli I-V, con resti di pavimentazione a mosaico policroma. Delle sei porte, invece, che consentivano l'accesso alla città, ve ne sono tre superstiti: San Giovanni, San Luca e San Gerardo, che sbuca in largo Duomo dove troneggia la Cattedrale. Lungo via Due Torri, stagliano le antiche mura due splendide torri aragonesi. Un'altra Torre, la Torre Guevara, residuo del vecchio Castello, chiude a est Via Pretoria. Vi è poi una serie di palazzi nobiliari tra cui Palazzo Loffredo, che era l'antica residenza dei Conti di Potenza. E inoltre palazzo Bonifacio, palazzo Biscotti, palazzo Ciccotti, oggi Pignatari, palazzo Scafarelli, palazzo Ginistrelli, palazzo D'Errico, palazzo Giuliani, palazzo Marsico, tutti disseminati nel vecchio centro storico. Infine, in un salto vertiginoso nel presente, il Ponte Musumeci, audace e accattivante opera, in cui la funzionalità si sposa in modo splendido con la plasticità della struttura di sostegno. La particolarità, infatti, è che a reggere il ponte, invece dei normali piloni, vi sono i lembi di un'enorme foglia accartocciata. A chi desidera spazi verdi e rilassanti passeggiate nella città, Parco Monterale, la Villa di Santa Maria e Sant'Antonio La Macchia, rappresentano tre splendidi polmoni da godere appieno. Per quanto incerte permangano le origini storiche del Capoluogo, un fenomeno coloniale di notevole portata è ipotizzabile intorno al sec. XIII-XIV, a cui seguì un'integrazione demografica, con la popolazione già residente, consolidatasi nel tempo e nello spazio. Con ogni probabilità, coloni provenienti dal nord-ovest della penisola (basso Monferrato ed entroterra ligure), a seguito del calo demografico patito dal circondario potentino con la repressione angioina seguita alla sollevazione ghibellina del 1268, si stabilirono a Potenza e in un'ampia area dell'interland (Pignola, Picerno, Tito, Vaglio di Basilicata), lasciando tracce evidenti ed eloquenti nelle parlate locali. Questi dialetti, grazie agli accertamenti linguistici del Rohlfs e di altri studiosi appassionati, vengono classificati come "Galloitalici".

A cura di G. Caporaso - T. Cuccaro

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