I dialetti Galloitalici della Basilicata


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L'APT a sostegno del Galloitalico

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Chiesta al Presidente del Consiglio Regionale la tutela da parte dello Statuto Regionale.

L’APT apprezza la volontà del Consiglio Regionale che, nell’accingersi alla definizione dello Statuto della Basilicata, ha voluto, tra l’altro, riconoscere la difesa delle minoranze etniche e linguistiche presenti sul territorio, con una tutela particolare rivolta alle comunità Arberesh. Non vi è dubbio che, sottolineando e promuovendo le connotazioni che caratterizzano le comunità e i luoghi che secolifa accolsero le popolazioni in fuga dalle loro terre, si concorre validamente al recupero ed alla migliore conoscenza della gente lucana.

Come istituzione preposta alla promozione turistica della regione, non possiamo che condividere tali principi che offrono ulteriori spunti per immaginare un nuovo modello di sviluppo che scaturisce dalla valorizzazione delle potenzialità e delle risorse presenti nei vari ambiti territoriali (Sistemi Turistici Locali).

Tuttavia appare opportuno estendere la tutela delle minoranze etnico-linguistiche anche alle comunità Galloitaliche che insistono su due aree della regione, a ridosso del Golfo di Policastro e nel Potentino, con una presenza demografica e una valenza territoriale di tutto rilievo.

Una realtà, quella delle due aree galloitaliche lucane, che è rimasta per lungo tempo sconosciuta agli stessi abitanti. Facendo tesoro del prezioso lavoro svolto da studiosi insigni ed appassionati del recente passato, come Gherard Rohlfs, e del presente, come A. Varvaro, E. Radtke, Bigalke, M. Pfister, M.T. Greco, Mons. A.R. Mennonna, L. Orrico, V. Ferretti, F. Trapanese, si delinea una precisa coscienza dell’identità linguistica nei centri di Trecchina, Potenza, Picerno, Pignola, Tito e Vaglio B., considerati i custodi più rappresentativi del galloitalico. Peraltro tracce meno marcate ma comunque significative di questo idiomasi riscontrano anche a Nemoli, Rivello, Ruoti, Pietragalla, Avigliano, Cancellara e Trivigno.

Grazie alla ricostruzione storica della dinamica demografica che continua ad alimentare studi, ricerche e dibattiti è possibile affermare che tra il XII e il XIV sec. la nostra regione fu meta di coloni provenienti dal nord Italia, dal Monferrato e dall’entroterra ligure. Essi, condizionando usi e costumi ma soprattutto le parlate locali, si stabilirono o vennero stanziati in numerosi centri che, per effetto della repressione angioina e di disastrosi terremoti, versavano in condizioni di abbandono e desolazione.

La consapevolezza dell’identità galloitalica sta spingendo la comunità interessata, che costituisce un bacino forte di 100.000-130.000 abitanti, ed istituzioni come l’Ateneo Lucano ad assumere iniziative volte alla difesa dell’autenticità dei dialetti galloitalici ed a scandagliare nella storia per comprendere il retroterra etnico-culturale del fenomeno.

L’APT Basilicata è impegnata, a fianco alle istituzioni e alle associazioni dei centri interessati, nell’opera di valorizzazione e difesa dell’identità linguistica che integrata con le risorse locali può alimentare interessi culturali e filologici importanti nonché nella promozione del territorio con le potenzialità e le strutture che costituiscono la nostra offerta sul mercato turistico.

I mass-media regionali stanno mostrando la giusta sensibilità verso la divulgazione di informazioni e pubblicazioni sul fenomeno. Lo stesso Ufficio Stampa del Consiglio Regionale, con il n° 105 di Basilicata Regione Notizie ha riservato ampio spazio alla pubblicazione di un servizio divulgativo in merito.

Siamo certi che anche il galloitalico e le sue popolazioni troveranno adeguato spazio e tutela nell’art. 7 del nascente statuto regionale.


Mario Trufelli
Amministratore Unico APT Basilicata

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