I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Leggenda di San Faustino

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Galloitalico

Sandė Faustinė era figliė rė nu turchė. Eddė ulģ’essė cristianė, ma sassirė non ulģė pėcchč era paganė. Allorė l’a ppėrtarė ind’a nu bbņschė e ng’a ddčttė: ”ł essė cristianė o paganė?”. San Faustinė ą ddčttė: ”Cristianė”. Sassirė, allorė, l’a accisė e ll’a bbrėgarė ind’a nu fussė. Dņppė tanda timmė, nu neoææiąndė pu trąinė, passčnnė, ą vvistė nu ggigliė. Stu neoææiąndė ą ddčttė ca non avģė mąiė vistė nu fiņrė accuscģ bbčllė e, allorė, l’ą ccótė. Ma stu ggigliė non æė nė vėnģia; allorė stu cristianė s’č misė a scafą e ą ttrėvarė Sąn Faustinė. Li ppėrsonė rė tuttė li paisė sņ ccņrsė pėcchč si lu ulģinė pėrtą au paisė lórė. Sąn Faustinė dėvėndavė assai pėsandė. Quannė chiddė ru Vagliė l’annė prėvarė a ppėgglią, la casscė ru sandė dėvėndavė assai lėggirė. San Faustinė č arrėvarė accuscģ au Vagliė e ttuttė quandė u ggģinė a vvėrč. Cuddė rė Catalanė stascģiė magnčnnė e nnu nnė ulģa ggģ. Stu cristianė ą ddčttė: “Si San Faustinė era sandė sė fossė starė ngasa sóiė”. Tuttė črėnė córsė a vvėrč e a stu crėstianė ngh’č rrėmastė la fėrcinė pė ttuttė la carna ngannė. Quannė purė éddė č arrėvarė a ddņ San Faustinė, la fėrcinė s’č ddėvarė ra sólė ra ngannė.

Traduzione

San Faustino era figlio di un turco. Egli voleva essere cristiano, ma il padre non voleva perché era pagano. Allora lo portņ in un bosco e gli disse: “Vuoi essere cristiano o pagano?”. S. Faustino disse: “Cristiano”. Il padre, allora, l’uccise e lo seppellģ in un fosso. Dopo tanto tempo, un mercante con il carro, passņ di lģ e vide un giglio. Questo mercante disse che non aveva mai visto un fiore cosģ bello e lo raccolse. Il giglio non se ne veniva, cosģ il mercante si mise a scavare e trovņ S. Faustino. Le persone di tutti i paesi accorsero perché se lo volevano portare al loro paese. S. Faustino diventava molto pesante. Quando gli abitanti di Vaglio provarono a prenderlo, la cassa del santo diventņ molto leggera. S. Faustino arrivņ cosģ a Vaglio e tutti lo andavano a vedere. Uno dei Catalano stava mangiando e non voleva andare. Questo signore disse: “Se S. Faustino fosse stato santo, sarebbe rimasto a casa sua”. Tutti accorsero a vederlo e a questo signore rimase la forchetta con la carne in gola. Quando anch’egli arrivņ da S. Faustino, la forchetta si tolse da sola dalla gola.

Le caratteristiche galloitaliche possono essere riconosciute anche in questo piccolissimo saggio del dialetto di Vaglio. Nella fonetica abbiamo che la /g/ occlusiva velare sonora passa alla fricativa /ć/ che tende a scomparire, o scompare addiritura, se si trova fra due vocali e si conserva meglio in posizione iniziale e se č seguita da /r/; la /d/ risultante dalla sonorizzazione della /t/ diventa /r/, v. i participi passati cumbėssarė e ccumėnėąrė ‘confessati e comunicati’, nella prima preghiera. Nella morfologia troviamo che il possessivo precede il nome di parentela ed assume il valore di articolo, v. sassirė ‘il padre’ nella ‘Leggenda di S. Faustino’, che anche dal punto di vista del lessico č un settentrionalismo. Nella sintassi č da notare la presenza assoluta del passato prossimo rispetto al passato remoto nell’unico testo lungo, ‘La leggenda di san Faustino’ .
Appartengono alla fonetica meridionale la sonorizzazione di /t/ di /p/ dopo la nasale /n/ ed il raddoppiamento fonosintattico.
Il passaggio di /d/ a /r/ č una innovazione, condivisa con il dialetto di Picerno (come con quello napolatano), come la sostituzione della preposizione cu ‘con’ e simili con la preposizione semplice pė, articolata pu ‘per’.
Non mi pare possibile dire di pił data l’esiguitą del materiale.

A cura di Maria Teresa Greco

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(1)
V. G. Rohlfs, ‘In gran parte dell’Italia settentrionale il passato remoto č stato sostituito dal passato prossimo’, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, (trad. it.), Einaudi, Torino 1966-69, Vol. III, p. 672.

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