I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera A

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

aacce, vb., acchiappare, impossessarsi;s’aaccene ggiò c’hanne a ddògne, acchiappano tutto quello che hanno a tiro. E’ una voce desueta. v. acchià
aanteggià, vb., avanzare;
si lu Papa Sarda avess aanteggià menza parola, Ferrer sarria sta aggraziare, se Papa Sarto avesse pronunciato una mezza parola (se si fosse spinto avanti con una mezza parola), Ferrer sarebbe stato graziato (am)
abbà, vb., gabbare; part. pass. abbarure
abbadà, vb., badare
abbadde, avv., a valle, verso il basso. v. badde
abbaddechà, vb., scendere, avviarsi in basso
abbadde e mont, avv., giù e su; talora inteso anche come: avanti e dietro
abbagnà, vb., bagnare (ma)
abbalcà, vb., diminuire, ridurre; n’abbalca stu vente, questo vento ci butta giù; si sta tassa balca pe ti, se questa tassa si riduce per merito tuo (vv)
abballà, vb., ballare
abbara, avv., a bada, a freno
abbarà, vb., badare, dare importanza (ma)
abbasà, vb., ponderare, calcolare; fa’ li ccose abbàsare, fare le cose serie, per bene (am)
abbascie, avv., abbasso, giù; a cape abbascie, a capo sotto
abbascià, vb., abbassare, inclinare; abbascià li ragli, ridurre le pretese. Sta anche per: ridurre di prezzo o di peso
abbastà, vb., bastare, essere sufficiente. Anche bastà
abbavezà, vb., rialzare. Riviello annota che il vb. (scritto abbavizà) è riferito, in genere, al lavoro di rialzare i tralci cadenti delle viti, per legarli ai pali di sostegno
abbe, s. m., gabbo, beffa
abbenghià, vb., rimpinzarsi, saziarsi; s’abbenchiarene a crepa panza (rd). M. Albano: n’abbenghiavene de storie degrandezza, ci riempivano la testa di storie di grandezza
abbenghiàra, s. f., mangiata, abbuffata; se fascè na bona abbenghiara de pise, si fece una grande mangiata di piselli (am)
abbent’, s. m., riposo, sosta; stareall’abbenta essere senza lavoro, restare disoccupato (ma)
abbentà, vb., fermarsi, riposare
abbesugnà, vb., aver bisogno
abbetà, vb., abitare; int queddi cuntane nuggne abbéteia nusciune, in quei vicoli non ci abita nessuno (am)
abbià, vb., avviare, avviarsi; s’abbìa, si avvia. v. sebbià. Un indovinello, ben noto, sentito da un contadino: s’abbìa cu quatt’, cammina cu doie e fernisce cu tre
abbiata, s. f., inizio; fig.: discesa, brutta piega
abbicc ebbocca, modo di dire, di quà e di là (rd); similare il detto in Calabria: abbocc eabbac, ora con questo, ora con quello, senza criterio.
abbis abbis,modo didire che si riscontra nell’espressione: tant ca tant, a mare a mare, abbis abbis, fatto che fatto, in fondo in fondo (am)
abbottacatascia, s. f., lucciola
abbramà, vb., bramare, desiderare (rr)
abbrevogna, v. brevogna
abbrevugnà, vb., vergognarsi
abbrugnà, vb., percuotere, tanto da fare unlivido; part. pass.: abbrugnare, illividito, reso violaceo; ten’ n’ uocch’ abbrugnare, ha un occhio nero (cr)
abbruscà , vb., abbrustolire; part. pass. abbruscare, rosolato (rr)
abbuccà, vb., piegare in basso, inclinare
abbufà, vb., far gonfiare il legno per immersione in acqua. Anche bufà. v. abbuffà
abbuffà, vb., saziare, riempire; abbuffà la tina, riempire d’acqua il tino del vino, per far gonfiare il legno onde evitare perdite, come si usa per il fasciame in legno delle barche. Anche bufà. v. abbuffà
abbunnanzia, s. f., abbondanza
abbuscà, vb., ottenere, procurarsi qualcosa; trovarenu zito scrive Riviello; ivi, prendere botte. Da Marsico: i’ era giù pe’ m’abbuscà ‘na giurnaredda, ero andato per guadagnarmi la paga di una giornata. Si pronunzia abbusc-kà
abbuttà, vb., stivare, gonfiare. Scrive M. Albano: na palla abbuttare cu li pezz’, una palla riempita di pezze. In tempi di carestia e in mancanza di palloni da calcio, i ragazzi rimediavano con una calza ripiena di stracci, carta di giornali o paglia. Il vb. è anche intr., col significato di irritarsi
abbuttunà, vb., abbottonare. v. appuntà
abbutuvà, vb., abituare, abituarsi
abbuvurà, vb., abbeverare (anon.)
abicidaria, s. m., abbecedario (rr). v. santa croscia
abitine, s. m., amuleto, contenuto generalmente in un sacchetto spillato agli indumenti dei bambini. Riviello spiega che si tratta di sacchetto ripieno di figurine di santi, cornicelli ed altri oggetti contro il maluocchie. Altri amuleti similari erano tenuti tra i materassi del letto: scapolare, pezzuola o ritaglio di stola sacerdotale, forbici, acini di sale e la sabina, quest’ultima un arbusto simile al ginepro (rr)
acc’, s. m., sedano (rr); ivi: fasul cu dacc’, fagioli con sedano. Scritto anche: acce e accio
accampament’, top. rurale. v. Pitaffio
accanosce, v. canosce
accanure, part. pass., accanito
accape, avv., sopra, in testa; a ccape lu diett, sopra il letto (am). v. ‘ngape e ‘ntesta
accarrà, vb., mettere avanti al carro; in senso lato: trasportare; lu vuoglie accarra’ nnant a use de ciucce, lo voglio mettere a tirare avanti, come un asino; cumm si une m’accarrass’ ‘nnant cu ‘na mazza, come se uno mi spingesse avanti con un bastone (am)
accasà, vb., sposarsi, prendere moglie; agg’ accasà nu figlie, ho fatto sposare un figlio. Per la donna che si sposa, si usa marerà, che più tardi diviene marirà e marità
accattà, vb., comprare; in senso fig.: quanne avìa accattà lu piccininne, quando era incinta (fg). Marsico scrive: accattarore, compratore e vennerore, venditore
accauzà, vb., rincalzare, detto dell’operazione di rincalzo del terreno intorno alla piantina appena messa a dimora
accavaddà, vb., assoggettare, sottomettere
accavadde, avv., a cavallo. v. cavadd’
accecagnì, vb., accecarsi, stancare la vista; fig. perdere il ben dell’intelletto, innamorarsi. v. ‘ngecagnì
accellenza, s. f., eccellenza (vv). Ivi, anche ‘ccellenza
accementà, vb., infastidire. v. cementà
acceneà, vb., applicarsi, operare con accanimento; part. pass.: acceneàre, impegnato; acceneare de fatihe, oberato di lavori; so staacceneare da stumatì, sono stato occupato da questa mattina (am). Accenneare è detto di persona tutta presa, impegnata
acceprevere, s. m., arciprete
accéra, avv., di fronte, dirimpetto. v. ciera
accerassòle, modo di dire, davanti al sole, in pieno sole; se mett a cerassole es’abbent, si mette al sole e si riposa (ma). Anche cerassole. v. ciera e ciera a sole
accevì, vb., entrare, accedere; gn’è sta fodda ca nun ponn’ chiù accevì, c’è tanta folla che non possono più entrare(tb)
acchià, vb., cercare, trovare; vann’ acchienne strare e ferravia, vanno cercando
strade e ferrovia (vv); p’ acchiart mmenz a nnoi, per trovarti con noi(am). v. aacce
acchianà, vb., salire, dirigersi vero il piano; anche col significato opposto, ovvero scendere, se è seguito da un avv. di luogo: acchiana abbaddlu stanzione, scende giù alla stazione (am). Infine, sta per: appianare, rendere facile; acchiannelle lu carrare, spianaci la strada (vv). v. ‘nchianà e ‘nghianà
acchippà, vb., riempire, saziare, soddisfare; me so propie acchippà nu bell cafè, mi sono saziato con un bel caffè. Rutigliano scrive: nu penziere ca n’acchippa, un pensiero che ci assilla, ci preoccupa
acchiuppelà, vb., turare, chiudere, coprire; part. pass.: acchiuppelare, ostruito. Si trova anche: acchiuppare
acchiuppel’ asconne, gioco di ragazzi, a rimpiattino: tirato il ‘tocco’ che determina uno dei partecipanti a guardia della ‘tana’, gli altri si nascondono in attesa di essere scoperti. Il primo ‘preso’ è destinato alla ‘tana’ nel gioco successivo. L’ultimo della squadra, se riesce a toccare la tana senza essere scoperto, con il grido ‘tingolo per me e per tutti’ libera tuttii compagni già scoperti ed il gioco riprende con lo stesso ragazzo alla tana. v. tingolo
acciadarde, s. f., battilardo in legno, su cui tagliare il lardo in piccoli pezzi
acciatura, s. f., taglio in piccoli pezzi, in genere del lardo
accio, v. acc’
acciocca, avv., affinchè(rd)
accire, vb., uccidere; part. pass.: accise, ucciso
accoglie,v. accuoglie
accomete, s. m., accomodo, riparazione
accònce, agg., opportuno, conveniente (vv )
accort’, agg., attento (ma)
accorte, part. pass., avveduto
accoste,avv., vicino;si trova anche: accosta, col significato di davanti (ma)
accoveta, v. raccoveta
accruccare, part. pass., incurvato, piegato
accuà, vb., in senso lett. accucciarsi, ma comun. sta per nascondersi
accucchià, vb., unire, mettere insieme. Rutigliano e Triani aggiungono, in senso fig., anche il significato di sposarsi.v. attuppà
accucculà, vb., col significato generico di piegarsi sulle ginocchia fin quasi a sedersi sui talloni (rr); ivi, lo stare seduti dei soli parenti stretti nei funerali
accugghià, v. accucchià
accuietà, vb., calmare, calmarsi
accumbagnà, vb., accompagnare
accumenzà, vb., cominciare; anche accummenzà
accumpagnamento, s. m., corteo. Riviello annota che si usava gener. riferito al corteo degli uomini al seguito del funerale
accumutà, vb., aggiustare, mettere riparo. In senso lato, sistemare, risolvere: accumutàna pratica, portare a buon fine l’iter di una pratica
accungià, vb., aggiustare, riparare. L’orologiaio è scritto accongia d’urlogge (am). Riviello cita anche un modo di dire: gn’ accunciaze bone bone lu purcione, gli sistemò ben bene il giaccone, ossia lo bastonò; accungiare, part. pass., aggiustato.
accuoglie, vb., raccogliere, riunire; nun ve sir cchiù accovete, non vi siete più riuniti; col significato di raggiungere, sorprendere: ne’ covete notte pe la via, la notte ci ha sorpresi per strada (am). Anche accoglie. v. recoglie e recuoglie
accuppeddare, part. pass., copputo, pieno colmo; nu ruvagne bellchiene accuppeddare, una pentola bella colma (am)
accurbunàre, part. pass., acciaccato, stremato; avire dascià attane vecchie, accurbunare e accrucare da la fatiia, avete lasciato i genitori sfiniti, curvi dalla fatica (am)
accurcià, vb., accorciare, ridurre
accuscettà, vb., accucciarsi. Dai versi di Rocco Brindisi: u pulvinie s’accuscettava mezz adoie menn, il turbine di neve s’infilava in mezzo a due seni
accuscì, avv., così; si trovano anche: accusscì, cuscì e d’accuscì
accuzzà, vb., accoppare, scontrare e scontrarsi
acetà, vb., agitare; nun me fa acetà lu sanghe, non mi far guastare il sangue; acetare, part. pass., agitato
ache, s. m., ago (am)
acìte, s. m., aceto
acizze, agg., inacidito, andato a male. Culacizze è agnome di famiglia
acquà, vb., innaffiare. Un detto popolare recita: figliola pigliatelle l’urtulane/ ca la notta t’acqua lu giardine. v. arracquà
acquaglia, s. f., rugiada (rr)
acqualotta, s. f., acqua di sorgente o di fiume usata dalle donne per lavare i panni. E’ una voce desueta, in quanto tale consuetudine è cessata nei primi anni del ‘900(lm)
acquasala, s. f., acqua bollita con sale, olio, prezzemolo, aglio e peperoncino in cui intingere il pane a guazzo, secondo la descrizione di Riviello; talvolta si aggiungono uova, cotte nella stessa acqua. Acquasale è agnome di famiglia
acqua santèra, s. f., acquasantiera; t’ammuddaste la mana ind d’acqua santèra, ti bagnasti la mano nell’ acquasantiera (am)
add’, s. m., gallo
addareà, vb., arieggiare, allargare; mbò la bertela addareà, allargare un po’ la bisaccia (ga). v. daree
addaria, avv., per aria
addarrassà, vb., allontanare, scacciare. v. arrassà
addavére, avv., davvero, veramente (am)
addeggerì, vb., digerire (vv)
addenàre, s. m., gallinaio
adderrupà, vb., precipitare, precipitarsi. v. addurrupà
addese, avv., quasi, per poco; addese mi pigliava la voccia, per poco mi prendeva un colpo (ma); addesa senterrai lu ndinghe ndanghe, fra poco sentirai il suono delle campane (vv)
addettà, vb., dettare (rd)
addeventà, vb., diventare
addevertì, vb., divertire, divertirsi
addìna, s. f., gallina. Addina è anche agnome di famiglia
addò, v. addù
addobbio, s. m., medicinale o spezia anestetica, narcotico
a ddogne, avv., a tiro, in possesso, a portata di mano (di unghie); nunziamai queddi t’avessene addogne, non sia mai quelli ti avessero acchiappato (am). v. ogne
a ’ddong’, avv., a lungo; si trova anche: addonghe
addongà, vb., allungare; addongàlla mbò la via, allunga un po’ la strada (vv)
addòre, s. m., odore
addretta, avv., in piedi, diritto; test’ all’addretta, detto di donna altera (rr); si n’acchiamm a la dretta, se ci troviamo ancora vivi (am). v. all’addretta
addrezzà, vb., raddrizzare; un modo di dire: addrezzà d’oss, far male a qualcuno, bastonare (am).Anche col significato di indirizzare; ssi amm se vulienn addrezzà propie pe ssi vie, queste gambe si volevano dirigere proprio per queste vie (am)
addù, avv., dove; addù vai, dove vai; addu mi, da me, presso di me; addù si, dove sei. Si trova anche: addò e ddò.
addubbià, vb., addormentare, in genere tramite narcotici. Cfr. DEI, ‘oppio’
adduce, vb., portare; pe n’addù la liberta, per darci la libertà (ga); part. pass. addutt’. v. addusce
adduggionga, avv., dovunque (am). v. aggionca e gionca
addulurù, part. pass., addolorato
adduma, s. f., doma; na vagnardedda de prima adduma, una ragazza alla prima esperienza (am). v. duma
addummannà, vb., domandare; scritto anche: addumannà e dumannà
addumòra,s. m., ritardo (rt)
addumurà, vb., ritardare, fare ritardo
addunà, vb., accorgersi, rendersi conto, avvertire
addunga, avv., dovunque(sp)
adduntanà, vb., allontanare; part. pass.: adduntanare (rd)
addurà, vb., odorare
addorme, v. addurmì
addurmì, vb., addormentare; addurmì lu piccininn’, addormentare il bambino (rr). Part. pass., addurmure; più tardi si trova anche addurmuto
addurrupà, vb., cadere malamente; in senso fig.: rovinarsi o rovinare qualcuno
addusce, vb., portare (rr). v. adduce
addusemà, vb., capire, fare attenzione, aver sentore; si nun l’hai vista, addusemeia, vire bone chi fa, se non l’hai vista, cerca di capire, vedi bene cosa fa. v. ausemà e useme
addutturare, part. pass., addottorato, laureato
affatte,agg., assuefatto, abituato; so affatte a li cunesse, sono abituati ad avere botte
affatturà, vb., affatturare; fac’m’ avess’ affatturà, come se mi avessero fatto la fattura, nel senso di far invaghire, scrive Riviello
affecelà, vb., commettere cattive azioni, come spiega lo stesso Verrastro; ne somme affecelà, abbiamo commesso cattive azioni
affegghiare, agg., affettato, ricercato; mo affegghiare vann int’ la vesta, adesso vanno vestite di lusso (vv)
affelare, part. pass., messo in ordine, in riga; meno comun., affilato
affenare, part. pass., affinato, smagrito; affenare cumm a spahe suttile pe la fama, dimagrito come spago sottile per la fame (am). Nel dial. potentino, spago si dice comun. zoca
affeteà, vb., rimboccare; i m’affeteava li cavuzune, io mi rimboccavo i calzoni (am)
affiorato, part. pass., ridotto a fiore, riferito al pane bianco delle famiglie più agiate (rr). Il suffisso -ato si riscontra solo nel che al dial. potentino ‘moderno’
affraare, part. pass., detto di un frutto che ha subito un arresto nella maturazione
affront’, avv., di fronte, vicino; sta affront’ cu la ggenta, è vicino alla gente (fg)
affuà, vb., affogare, soffocare; part. pass.: affuare, affogato
affumuà, vb., affumicare; part. pass.: affumuare
affunzie, s. m., sotterfugio, inganno; tutt’ mbusture, fannonie, affunzie de monn, tutte imposture, fandonie, inganni del mondo(am)
affuurà, vb., raffigurare, rappresentare (rr)
aggerà, vb., girare; gn’ aggerramm attorn’ attorn’, ci giriamo intorno intorno (tb). v. aggirà
agghiangà, vb., imbiancare, operazione di pittura a calce. v. ‘mbiangà e ‘nghiangà
aggia, v. avè
aggiardà, vb., gelare, raggelare; e lu sanghe m’aggiardà, ed il sangue mi si gelò (rd). Marsico scrive anche agghiardà. v. chiatrà
agginucchià, vb., mettersi in ginocchio (rt)
aggionca, avv., dovunque (ma). v. adduggionga e gionca
aggirà, vb., girare, girarsi; du te vote e du t’aggire, dove ti volti e dove ti giri, col significato di dovunque (ga). v. aggerà
aggiustà, vb., aggiustare.Rutigliano scrive, in senso fig.: rendere giuste le cose dell’anima, ossia‘confessarsi in punto di morte’. Il vb. è usato anche col significato di: stabilire, fermare, con riferimento a prezzi, patti e condizioni; infine, rimediare, nel caso di inconvenienti o impedimenti
aggiutà, vb., aiutare; il vb. è in disuso. v. airà
aggiuvà, vb., godere; famm aggiuvà stu buccon, fammi godere questo boccone
aggrazziare, part. pass., aggraziato
agiena, s. f., igiene (am)
aglie, s. m., aglio. Riviello scrive del tradizionale piatto di vermicelli agli’ e uogli’; stasciemme cumme a aglie mascule, stiamo bene come l’aglio maschio (am), ovvero quel tipo di aglio che ha il bulbo senza spicchi e rimane con uno stelo alto ed eretto
aglianica, s. f., aglianico, qualità di uva nera e di vino (rr)
aiere, avv., ieri
àine, s. m., agnello; dim.: ainuzze (vv)
airà, vb., aiutare; airate, ca Die t’aggiuta, aiutati che Dio ti aiuta; aireme ascavezà, aiutami a togliere le scarpe (am); mo vai a ire a ate, adesso vai ad aiutare altri. Triani annota una frase: osc’ vagg’ airaàte, oggi vi ho aiutato. v. aggiutà, irà e suggiuvà
airàle, s. m., grande crivello per pulire il grano; più comun. ariale
aìre, s. m., aiuto; n’aìre, un aiuto (vv)
ala, s. f., gala; ne vestemme de ala, ci vestiamo elegantemente (am)
alà, vb., fiatare, respirare a bocca aperta, sbadigliare (rr). Da Verrastro: lu prupietarie ala e sesternegghia, il padrone sbadiglia e si stiracchia; nunn’ amm mang alà, non abbiamo nemmeno fiatato (am). v. alizzà
alandome, s. m., galantuomo
alantarìa, s. f., galanteria, garbo (rr); il termine è anche usato in senso lato e sta per cosa ben fatta, opera rifinita, qualcosa da ammirare
alante, agg., ben fatto, bello, elegante (am)
a la stesa, v. stesa
albitro, s. m., arbitro
alèra, s. f., galera, carcere (rd)
aletta, s. f., ciarla in legno con un solo manico, da 1, 2 e 5 litri. La voce, poco usata a Potenza, si ritrova in altri dial. luc.
alfabeteche, agg., analfabeta
alibberà, vb., liberare; Die n’alibbra de male vescine, Dio ci liberi dei cattivi vicini
alifande, s. m., elefante.‘Alifanticchia era agnome di famiglia
aliòte, s. m., mascalzone, manigoldo. Valiote è agnome di famiglia
alizzà, vb., alitare, respirare. v. alà
alizze, s. m., alito, respiro
alla banora, avv., alla buonora
all’addretta, avv., in posizione eretta.v. addretta
all’ambrescia, avv., presto, subito (tb). v. ‘mbrescia
all’ammersa, avv., al contrario, all’inverso. Anche: ammersa e ‘mmersa
all’antrasatta, avv., improvvisamente. Anche ‘ndrasatta
alla nura, avv., nudo
all’anzacresa, v. anzacresa
all’ànzeca, modo di dire, accidenti; all’anzeca tova, all’anima tua, imprecazione irritata ma non malevola (ll)
all’appere, avv., a piedi
all’aria, avv., per aria, in aria
all’ascure, avv., all’oscuro, al buio; era all’ascure ind la cuntana, era buio nel vicolo (am). v.‘ascure, scure e‘scurìa
allazzà, vb., correre; aggia allazzà a li vie de fuora, devo scappare in campagna (am). In altri dial. luc. significa: legare, allacciare
alleccà, vb., leccare
allentà, vb., liberare, sciogliere; detto specialmente per gli animali
allereament’, avv., allegramente (rr)
alleree, agg., allegro (am); talvolta scritto: alleere
allerezza, s. f., allegria (ga)
alletterate, agg., illetterato
alliffare, part. pass., vestito con eleganza, agghindato
alluccà, vb., gridare. v. strissà
allucch’, s. m., grido (rr)
allumà, vb., accorgersi. Secondo taluni informatori, sta anche per: arrabbiarsi
allumià, vb., illuminare; l’av’ allumià lu Patraterno, l’ha illuminato il Padreterno (rd)
allùteme, avv., all’ultimo, alla fine (ma)
alluzzà, vb., vedere, guardare attentamente; manche gn’ alluzzava, non ci vedeva per nulla
alma, s. f., anima; numme vuoglie perde l’alma, non mi voglio perdere l’anima, nel senso di non voglio bestemmiare (am). In Riviello si trova anche alm’. v. aneme
almeno, avv., a meno; nu ne pozz’ fa almeno, non ne posso fare a meno. v. alumene
almità, v. unalmità
altitalia, s. f., Italia settentrionale
alumène, avv., almeno, se non altro; n’avesse alumene quante me putria abbenghià, ne avessi almeno tanto da potermi saziare; nun se ne po fa de lu mene, non se ne può fare a meno (am)
ambelizze, s. m., ‘riunione a scopo di pappatoria’, come è spiegato nelle note dell’autore anonimo, che si firma G. Sparatròne, sul giornale ‘Mo vengo’, Potenza, 24.2.1924
amma, s. f., gamba; addù te portene ssi amm?, dove vai?; hamma dà de mane a li amm, dobbiamo metterci a correre (am)
ammale, s. f., gambale (cr)
ammalore, s. m., ammaliatore; lu puntissime ammalore, il potentissimo incantatore, detto del diavolo (am)
ammarbelà, vb., mettere a provvisoria dimora una piantina, in una buca di terreno inumidito (ll)
ammaretare, part. pass., sposato; più comun.: maretare
ammasciunà, vb., chiudere le galline nel pollaio; in senso fig.: coricarsi, mettersi a letto
ammastà, vb., mettere il basto, sottomettere(rd)
ammastare, part. pass., detto dell’animale cui è stato messo il basto. In senso fig.: figne a mmo’ somm sta’ ammastare, finora siamo stati sottomessi, remissivi (am)
ammatt’, vb., uccidere, far morire; Danzi scrive: si gn’ammatt lu strangaglione, se ci uccide il mal di gola, come è spiegato nelle note dell’autore
ammazzà, vb., battere con la mazza; stascia ammazzenn li randinie, stavo sgranando il mais a colpi di mazza (am)
amm’ da, avv., suvvia, andiamo svelti (am)
amment’, avv., a mente; un modo di dire: lu tiegn’ amment, lo ricordo (rd). Tenere amment’ significa anche: osservare bene, memorizzare; avisce damment tu, tu dovresti ricordare; quann verene la femmena, la tenene amment mmusse te la punteieiene a usede bracc, quando vedono la donna, la fissano e la puntano (con gli occhi) come un cane da caccia (am)
ammentà, vb., inventare(rd)
ammenzeddà, vb., accumulare, raccogliere (am)
àmmere, s. m., gambero
ammersa, v. all’ammersa
ammeschà, vb., mischiare, unire, mettere insieme; figurine di santi ammescate (incollate) alle pareti con mollica di pane (rr). Ivi, il detto: sciolt’, ca lu ball’ ammesca, per impedire il contatto fisico quando si ballava. Sta anche percontagiare; numm’ammiscà la malatia, non mi contagiare con il tuo male. Scritto anche: ammiscà e meschà
ammetà, vb., invitare (rd); si trova più tardi anche: ammità (rt)
ammezzià, vb., insegnare, suggerire astuzie, al contempo anche imparare. Danzi
cita un tale
Paccatedda ca saviaammizzià, ovvero un tale nomato Paccatedda che sapeva suggerire delle malizie, come spiega lo stesso autore. Marsico scrive: pe’ gn’ammezzà la ducazione, per insegnargli l’educazione; ammezziars’ de legge e scrive, imparare a leggere ed a scrivere. Riviello scrive: ngarcarune de noi s’è ammezzà mbo’figne a la santa croscia, qualcuno di noi ha imparato fino all’alfabeto. Più tardi, nei versi di M. Albano: ammezziarme da sta scola, imparammo da questa scuola. v. mezzià e ‘mparà
ammincrania, s. f., emicrania (rr)
ammiria, v. ‘mmiria
ammiscà, v. ammescà
ammita, avv., a vita (gb)
ammità, v. ammetà
ammizzià, v. ammezzià
ammuccà, vb., ingoiare, mangiare; se l’ammocca tutt lu cuverne, se lo mangia tutto il governo (am); t’ammuccai nu basce, ti diedi un bacio. In senso fig.: credere, prendere per buona una notizia. Nei dial. irpini, ammoccà sta per versare, far cadere un liquido dal recipiente. Cfr. LDB, ‘ammoccà’
ammuccià, vb., nascondere
ammuddà, vb., ammollare, inumidire; ammoddte mpo’ li dabbre, bagnati un po’ la bocca (am); ammuddare a lu sale, ammollito, intinto nel sale
ammuina, s. f., chiasso, baldoria, (rr). Ivi, ammoina. v. baucìa
ammuinà, vb., darsi da fare, coinvolgere; ammuinàre, part. pass.: eccitato, affaccendato
ammulà, vb., affilare (rt)
ammulunà, vb., mondare, pulire il forno con la scopa
ammunnà, vb., pulire, sbucciare (ll)
ammurtà, vb., spegnere; part. pass.: ammurtare
ammussamento, s. m., broncio, cruccio (cr)
ammussare, agg., imbronciato, ammusonito(ma)
amore, s. m., amore; è usato anche col significato di: riguardo, affetto, conseguenza; amore depatrone, amore de fiascone, detto del rispetto verso il padrone finchè dà lavoro e paga bene ed amore per il fiasco di vino, finchè è pieno; pe’ amore de sadonna, per riguardo alla suocera; pe’ amore della pittura fresca, a causa della pittura fresca; pe’ amore de la parentela, in conseguenza del rapporto di parentela; pe’ amore de la Maronna, per devozione alla Madonna. v.‘cunzent’
amplass, avv., al posto, dal francese ‘en place’; Quatriglia amplass, un comando nel ballo della quadriglia (ma)
ancenara, s. f., bastonata; è desueto il termine ancenaro, una specie di uncino o similare (sec. XVI); cfr. DEI, ‘ancino’. Sta anche per forchettata; un modo di dire: tras’ e fatt’ n’ancinara, entra e mangia anche tu. v. ‘ngenara
ancune, agg., qualcuno (cr); in Albano si trova anche: angune
ancuora, avv., ancora (rr); si trovascritto anche: ancuor’ e anguora
andritare, v. ‘ntritare
aneme, s. f., anima, intesa anche come persona fisica. Prima del 1810, allorquando fu introdotto dai francesi il sistema anagrafico nelle province meridionali, solo i parroci tenevano il conto dei cittadini (parrocchiani), con il Registro dei Battesimi, il ‘Libro delle anime’ o lo ‘Stato di popolazione’. v. alma
ànete, s. m., andito; più comun.: impalcatura per muratori
anga, s. f., anca; nu’ batte d’anghe, non ti disperare, come è spiegato in nota ai versi di Verrastro
angale, s. f., dente, molare; averna gì nu pare de angale pe’ daria, dovettero andarsene per aria un paio di denti (am)
angappà, vb., acchiappare. Scritto anche anghiappà. v.‘ngappàe ‘nghiappà
angarizia, s. f., avarizia (rt). Cfr. ARM, ‘angarizia’
angele, s. m., angelo. Riviello scrive: angile
angeliedd’, s. m., salvadanaio; l’origine del termine deriva, forse, dal fatto che c’era l’usanza di raccogliere i soldi in un vaso, prima dei pellegrinaggi o delle festività religiose. v. carusiedde
anghaglia, s. f.,matassa;
vulemm a chi pe cape e chi pe cora, nprugliamm noi stess la anghaglia,
noi vogliamo i padroni ed i sottoposti, e imbrogliamo noi stessi la matassa (rd)
anghe, avv., anche; ang ca foss, anche se fosse (am)
anghiappà, vb., acchiappare, prendere (ma). v. angappà e ‘ngappà
anghiappacane, s. m., accalappiacani (ma). Anche ’nghiappacane
angidda vecchia, top., Angilla Vecchia, voce corrotta da Ancilla Vecchia (rr); mena cumm nu cannone de la ngidda, butta come una bocca (della fontana) dell’Angilla. v. ‘ngidda
angiliedde, s. m., angioletto (rr)
angona, s. f., ramo di albero. Un detto potentino recita: gn’è n’arbele cu trenta angone, ogne angona cu trenta rame, ogne rame cu trenta niri, ogni nire cu trenta auciedd’, c’è un albero con trenta rami, ogni ramo con trenta rametti, ogni rametto con trenta nidi, ogni nido con trenta uccelli
angone, s. m., cantone, angolo; drete n’angone, dietro un cantone (vv)
angune, v. ‘ngune
aniedda, s. f., anello (rr). v. niedde
ann’, s. m., anno
annammarure, agg., amaro, amareggiato; tiene la bocca annammarura, ha la bocca amara (am)
annant’, v. ‘nnant’
annara, s. f., annata
annarcà, vb., ritorcere ed unire i tralci di vite per farne dei filari (rr); part. pass.: annarcare, piegato, storto
annarteà, vb., inventare, ingegnarsi in lavori artigianali;pecchè nunn’ annartene n‘ata spezia de rramate, perché non inventano un altro tipo di solfato di rame (am)
annascà, vb., annusare (ll). v. nasca
annegghià, vb., scomparire, scappare; se pigliaze paglia e iosca, se n’annegghiava, si pigliò pagliae crusca e se ne scappava (rd); n’ha fatt negghia, è scomparso. In altri dial. luc. si trova col significato di: far correre gli animali spronandoli. Cfr. ARM, ‘annegghià’
annegghià, vb., annebbiare, confondere le idee; la lotta t’ha annegghià la vista, la lotta (politica) ti ha annebbiato la vista (vv). Da notare la correlazione con la voce uguale che precede
annettà, vb., pulire, levare; p’ annettà queddi tre ascene de rrobba, per raccogliere quei tre acini di roba (am); s’è annettà ‘u surore, s’è asciugato il sudore. v. nettà
annevare, part. pass., annevato, fatto con la neve (rr); lu trimonciedd’ annivaro, cioè una specie di sorbetto, nel recipiente pieno di neve. v. trumone
annumenà, vb., nominare; chi sa chi m’annomina, chi sa chi mi pensa
annuratamente, avv., onoratamente (rd)
annusulà, vb., ascoltare, origliare, accorgersi; stascir’ annusolà, state a sentire, state attenti(rd). Scritto anche: annuselà (am); più tardi si trova annosulà (ma)
annuvenà, vb., indovinare; si trova anche: anduvenà e annuvinà. Un modo di dire: spura c’annuvina, sputa che indovini (am)
annuzzà, vb., strozzarsi
anogghià, vb.,vedere. E’ una voce desueta:‘lu rosse trave po’ ca tiene nfronte nu gne l’anogghia ?non glie lo vedi il grosso trave che tiene in fronte ? (vv)
antìle, s. m., stipite, telaio di porta o finestra
antracia, s. f., infezione, favo; te pozza venì n’antracia sott’ la dengua, ti possa venire un bubbone sotto la lingua. Scritto anche ‘ntracia
antrasatta, v. all’antrasatta e ‘ndrasatta
antritare, v. ‘ntritare
anzà, vb., affacciarsi, sporgersi; non s’aanza mmocc’ a dduscio, non si affaccia sulla porta (rd); se anzase mocca la porta, si affacciò sulla porta (am)
anzacresa, avv., all’insaputa, improvvisamente; più comun. scritto: all’anzacresa (cr). v. sacresa
anzara, s. f., uscita
anzenca, v. all’anzenca
anzenga, avv., poco. v. ‘nzenga
aoste, s. m., agosto; gne facce arrevurdà bone li quatt d’aoste, gli faccio ricordare bene il quattro di agosto (data delle elezioni comunali del 1912) (vv)
àpeto, s. m., abete, scritto anche apito
appacià, vb., rappacificarsi
appannà, vb., socchiudere; appanna li scure, socchiudi le imposte
appapagnà, vb., addomentarsi; part. pass.: appapagnare
apparà, vb., preparare, arredare; sta anche per: livellare, spianare, mettere in pari; li fuossl’hann’ apparà, i fossi li hanno colmati (ma). Infine sta per: presentarsi, arrivare; ancuora nun s’è apparà, ancora non si è presentato, non è arrivato. v. ‘mbattà
appare, vb., apparire, comparire (ll)
apparentare, part. pass., imparentato (ll)
appaurà, vb., impaurirsi, spaventarsi (rr). Marsico scrive: appavurà
appecà, vb., impiccare
appendeddà, vb., sostenere, puntellare, puntellarsi, ed in senso lato: pavoneggiarsi. Scrive Riviello: sole p’appenteddargne lo stommee, soltanto per sostenerci lo stomaco; hannappenteddà d’uogghie a li trave, hanno appuntato gli occhi alle travi, stanno morendo (am); la codda la tenemm’ appendeddara, il sacco lo teniamo appoggiato (vv). Il vb. sta anche per: denominare, dare al nipote il nome del nonno per mantenerne il ricordo
appenn’, vb., appendere, impiccare. v. appise
appenne rame, s. m., appendi rame (rr)
appercùrre, vb., comprendere, accorgersi; alla donga appercurriette ca lu Re stascianteso, alla lunga mi accorsi che il re era d’accordo(rd). Verrastro scrive appercurrì
apperune, avv., per ciascuno, per ognuno
appesa, s. f., salita molto ripida; meno usata la voce come agg.
appezzeà, vb., attaccare, incollare; appezeàre accape lu diett, attaccato sulla spalliera del letto (am). Anche appizzecà
appiccià, vb., accendere, appiccare il fuoco (rr); appiccia fuoe, attaccabrighe
appiere, avv., a piedi. La voce si usa anche col significato di: nel caso, nell’evenienza; nun ti si mai acchià a ppiere de verra, non ti sei mai trovato in occasione di una guerra (am). v. piere
appiett’, s. m., salita a forte pendenza
appilà, vb., riempire, colmare del tutto; appilare, part. pass., ostruito. In senso lato: chiudere
appise, agg., appeso. Col significato di impiccato, vari top.: ‘Poggio dell’appiso’ (Barrata), e ‘Monte degli impesi’ (Montereale), ove erano situate le ‘forche’ fino alla metà dell’800. v. ‘mpese
appittà, vb., dipingere. v. pittà
appizzà, vb., appuntire; sta anche per aguzzare (lo sguardo); appizza bbone, guarda bene. v. appuzzutà
appizzecà, v. appezzeà. Da notare che la consonante ‘c’ è muta
appogge, s. m., appoggio, sostegno; è usato per indicare un qualsiasi alimento, anche solo pane; pe’ appogge a lu vine, ovvero qualcosa che si assume per non bere il vino assoluto
apprecettà, vb., decidere, comandare. Nel contesto dello scritto di Riviello, sta perindicare la capacità di taluni di influire sulle condizioni atmosferiche; appricittà lu tempe, ‘comandare’ l’andamento atmosferico, quindi avere poteri per allontanare il mal tempo o viceversa. v. apprecettatore e retiglie
apprecettatore, s. m., astrologo, mago. Riviello spiega il significato della voce: coloro che vantavano di avere il potere di far fare grandine e tempesta (in genere i monaci); anche alcuni vecchi contadini si dicevano particolarmente dotati per controllare tali fenomeni. Si tramanda il racconto di un tale Antonio detto Cicchessa, che ricordava come Padre Raffaele del Convento di S. Antonio alla macchia (a fine ‘800) discìa li razioni, tenìa li fatture inda lu vangele, e gne discìa a lu picuozze: dimmelle chi nunte dà lu rane, ca po’ gnu lu facc’ verè io, diceva le orazioni, teneva nel Vangelo le ‘fatture’ e diceva al suo picuozze: dimmi chi non ti vuole dare il grano, perché poi glie la farò vedere io. v. apprecettà e retiglie
appresà, vb., stare in apprensione, preoccuparsi; numm fa sta chiù appresare, non farmi stare più preoccupato. Significa anche: prendersi carico o cura; infine sta per: premere col corpo, appoggiarsi fisicamente a qualcuno
appresentà, vb., presentare, presentarsi (ma)
appresse, avv., con i due significati di dopo e dietro; appress chi sarrà, in seguito che sarà; gne gìa appresse appresse, gli andava dietro dietro
apprett’, s. m., briga, interesse; si te piglia l’apprétt de farm canòsce, se ti adoperi per farmi conoscere (am)
apprettatore, s. m., incaricato (rd)
appricettà, v. apprecettà
apprima, avv., prima; apprima ca, prima che (vv)
apprumett’, vb., promettere
apprusuttare, part. pass., stipato, compresso (come un prosciutto)
appuggià, vb., poggiare; appuggià nu becchiere, detto per una bevuta che accompagna il pasto (am)
appuntà, vb., abbottonare (rr); anche col significato di: fermare un tessuto con filo o uno spillo, prendere nota per iscritto, annotare un pensiero (cr). v. abbuttunà
appuzà, vb., sopportare, piegare la schiena; mo pe cricche e mo pe crocche noi avemmed’appuzà, adesso per un verso, ora per un altro, dobbiamo sopportare(ga)
appuzzunure, part. pass., detto di ambiente o persona investita da cattivo odore
appuzzutà, vb., appuntire; cu lu nase appuzzutare, con il naso a punta, sporto in avanti
ara, s. f., gara
aramiedde, s. m., avambraccio, più esattamente il polso (rr); ivi: aramiedd’, nel senso generico di braccio. A Picerno e Tito sta per parte del piede. Cfr. MTG, ‘garamiedda’
arara, s. m., aratro; è una voce in disuso, però è ancora conosciuta da contadini anziani
arazià, v. razià
arbe, vb., aprire; part. pass., averte
arbele, s. m., albero; d’arble de cerasa, l’albero di ciliegio (am)
arbelone, s. m., grosso albero; in senso fig. sta per persona alta e robusta
arcangil’, s. m., arcangelo (rr)
arcéra, s. f., beccaccia
arco, s. m., ittero; lu male de d’arco, itterizia (rd)
arcuova, s. f., alcova (rr)
ardenda, agg., ardente (am)
ardìha, s. f., ortica
ardlà, vb., ardere, arrostire; fascemm ardlà si sarache, facciamo arrostire queste ‘sarache’. E’ una voce desueta
arenga, s. f., aringa (rr)
ariale, s. m., grosso crivello per il grano o similiare (rr). v. airale
aria salvana, top. rurale, Aria Silvana
armà, vb., preparare, organizzare; aggia avutt’ armà chiù de nu diett, ho dovuto allestire più di un letto (ma)
arofle, s. m., garofano (am)
arraà, vb., portare; l’avessere arraà a sant’ Ruccutiedd,lo dovrebbero portare al camposanto, in quanto il Cimitero è prossimo alla Chiesa di San Rocco. v. arracà
arraanà, vb., origanare; si usa il part. pass. arràanare, per indicare una pietanza mollicata, insaporita anche con origano, come, ad es., il baccalà
arra arra, s. f., raganella
arraattà, vb., litigare, bisticciare; fa iesce pure lu fuoglie p’arraattars cu li sucelarist, fa pubblicare il giornale per litigare coi socialisti (am). Da una espressione di R. Brindisi: doie menne ca s’arraattavene pe’ chiavìa fa chiù dusce inda la notta, due menne che si litigavano a chi dovesse fare più luce nella notte
arracà, vb., portare, trascinare; come vb. intr. camminare a stento, trascinarsi. Notare che la consonante ‘c’ è muta. v. arraà
arracamuort’, s. m., addetto ai trasporti funebri
arraccumannà, vb., raccomandare
arraciuppà, vb., raccogliere. v. raciuppà
arracquà, vb., dare acqua, innaffiare. v. acquà
arràfa, s. f., caraffa, recipiente di terracotta, la cui capacità era quasi di un litro (rd). Dim.: arrafedda
arrafòne, s. m., grossa caraffa di stagno per rinfrescare il vino con la neve (rr). v. trumone
arraggià, vb., arrabbiarsi; part. pass.: arraggiare
arraggiunà, vb., ragionare
arramaccà, vb., percuotere, ammaccare. La voce è tradotta nelle note ai versi di Danzi: chi vaiarramacchenn’, che fandonie vai dicendo
arramare, part. pass., ramato; d’acqua arramara, l’acqua con solfato di rame (am)
arramendà, vb., ricordare, tenere a mente; è una voce in disuso
arranà, vb., riunire, raccogliere; arrana tutto, acchiappa tutto; part. pass.: arranare
arrangà, vb., rattrappire; a queddi è arrangà la dengua e li mane, a quelli si sono rattrappite lingua e mani. v. arrunghià
arrangià, vb., arrangiare, arrangiarsi. Riviello scrive: arrancià
arrappà, vb., raggrinzare, corrugarsi; la femmena è accumenzà arrappà, la donna ha cominciato a raggrinzirsi (am). Nei dial. irpini significa: tagliare le erbacce del campo
arrappuse, agg., grinzoso
arrare, avv., a stento, appena; arrare ngarcarune se ge’ arrecettà, soltanto qualcuno si ritirò a casa (am)
arrareà, vb., mettere radici, radicare, attecchire; si s’arrarea la vagnarda, lu velene gne fa gittà, se la ragazza s’impunta ci fa gettare il veleno; ancuora la duscia eve appicciara, chiangerrai quann’ è ammurtara, ca te sent’ arrareà(rd)
arrass’, agg., lontano. v. addarrassà, arrassà e d’arrass
arrassà, vb., allontanare, scacciare;‘pe’ ffigne c’arrassa lu sole, finchè scompare il sole (am). Anche darrassà. v. addarrassà
arravuglià, vb., ravvolgere, raccogliere, anche se in maniera disordinata (cr); d’uov arravugliarind a lu maccatur, le uova ravvolte nel fazzoletto (db). Nel parlato del popolino, arravugliare sta anche per ubriaco e arravugliars’ sta per fare l’amore. Galasso scrive: arravugliare, col significato di persona messa male, sofferente
arràzia, s. f., grazia (rt). v. razia
arrazzènde, agg., ardimentoso. v. razzente
arrazzià, vb., fare o chiedere grazia; li femmene s’arrazziavene lu piett cu nu rrumele mmana, le donne si battevano il petto, con una pietra in mano. v. razià
arrecamare, part. pass., ricamato
arrecelà, vb., trovare riposo, pace; ca spera n’ Paravise, doppe morte recelà, spera di trovare pace in Paradiso, dopo ch’è morto (vv)
arrecettà, vb., rassettare, sistemare, sistemarsi, mettersi al riparo; anche arricettà
arrecorre, vb., ricorrere
arrecostà, vb., avvicinarsi, accostare (vv)
arrecrià, v. arricrià
arrecurdà, vb., ricordare (ma)
arredutte, part. pass., ridotto; scritto anche arrudutte
arrefiatà, vb., rifiatare, riprendere fiato; tu nunn’aia arrefiatà, tu non devi più parlare
arrefreddà, vb., rinfrescare, raffreddare
arregge, vb., sostenere (cr)
arremerià,vb., rimediare, riparare; hann’ arremerià na nzenga li basulàre, hanno aggiustato un poco il basolato (am)
arrenaccià, vb., rammendare (am). v. rinaccià
arrengrazià, vb., ringraziare
arrenne, vb., arrendersi; penzamm sole de n’arrenn, pensiamo solo ad arrenderci
arrepecchià, vb., raggrinzirsi; la pedda s’arrepecchia, la pelle si raggrinza
arrepezzà, vb., rappezzare, sistemare; si trova anche arripizzà (rr)
arrese, s. m., garretto; la salma ca m’ha fatte li arrese, il peso che mi ha irrobustito i garretti(vv)
arreseà, vb., rischiare, azzardare. Si trova anche arresecà
arreserià, vb., aggiustare, rassettare, anche nel senso di curare il proprio aspetto; gli amanti s’arreseriavano la bocca e i puparul cruschi della notte, dai versi di Rocco Brindisi. Part. pass. arreseriare, aggiustato, sistemato (ma); anche arrisirià
arrespettà, vb., rispettare
arrete, avv., di nuovo, nuovamente; arrete da pere, di nuovo da capo
arreterà, vb., ritirare, riprendere; pe me gì arreterà sa fruschela, per andare a riprendermi questa piccolina (am). Si usa anche il vb. intr.: ritirarsi, ritornare
arretiedd’, top., Gallitello, contrada e torrente. La voce si trova nei versi di Verrastro scritti nel 1904: Pusare ca m’avire a Aretiedde, mannarne li vagliò clu peclatiedde, e si riscontra ancora oggi in un detto popolare: hai passate arretiedd’ e te ne fotte du lu peccilatiedde, in senso fig., lontano dagli occhi, lontano dal cuore
arretrattare, part. pass., dipinto, raffigurato
arrevelàre, part. pass., sistemato, regolato; mo dunch dè cunsent tutt doi s’hann da fa liccose arrevelare, dunque adesso, con l’accordo di tutti e due, si devono fare le cose ben sistemate (rd). v. revelà
arrevurdà, vb., ricordare; m’arrivorde, mi ricordo (cr); si trova anche: arrevordà (rd) e arruvurdà (vv)
arrevutà, vb., rivoltare, rigirare
arrialà, vb., regalare. v. rialà
arriccià, vb., arricciare; sta anche per: rabbrividire; gne fasceze arriccià li ccarne, gli fece accaponare la pelle
arricettà, v. arrecettà
arricrià, vb., ricrearsi, divertirsi; anche arricreià (ga) e arrecrià (ma) col significato, in senso fig., di: tornare a nascere
arride, s. m., seme dell’acino di uva (rt)
arriegge, vb., reggere, sostenere (rd)
arrimette, vb., rimettere a posto (rd)
arripizzà, v. arrepezzà
arrisirià, vb., v. arreserià
arrone, s. m., calcagno, tallone (rr)
arruà, v. arruvà
arrubbà, vb., rubare
arrucilià, vb., attorcigliare
arruddutte, v. arredutte
arruina, s. f., rovina
arruinà, v. arruvenà
arrumenà, vb., rivoltare, rigirare. v. remenà
arrunghià, vb., contrarsi, rattrappirsi. v.arrangà
arrunzà, vb., abborracciare, arrangiare in malo modo; part. pass. arrunzare, detto di un lavoro fatto male
arruspunne, vb., rispondere
arrusture, part. pass., arrostito
arrutà, vb., girare intorno, girarsi; si trova anche: arrotà (am). Più di recente sta per: investire qualcuno con un mezzo mobile; na machina l’ha arrutà, l’ha investito un’automobile
arrutulatore, s. m., vortice di vento e nevischio (rr). Nei dial. irpini significa: mulinello d’acqua nei fiumi. Cfr. LDB, ‘arrotolatore’
arruvà, vb., arrivare, giungere (vv); anche arruà
arruvenà, vb., rovinare; anche arruinà
arruvurdà, v. arrevurdà
arruzzunì, vb., arrugginire; part. pass. arruzzunure
arte, s. f., arte, ma più comun. mestiere; e cchi art nun te sa fa’, e quale mestiere non conosce; tene d’art a li mmane, ha il mestiere nelle mani (am)
arteteca, s. f., irrequietezza
artiere, s. m., artigiano. Le ‘arti’ sono intese come mestieri o lavori specifici. Riviello scrive che per la raccolta dell’uva occorrevano dodici arti o fatiche, delle quali cita: menà le fosse, lu tenn’,annarcà, abbavizà, scarraccià, zappeliggià, staccà li pennili, munnà, curbeddà, salmentà. v. singole voci
arza, s. f., mascella, guancia; cu sti ‘arze e sta nappa, con queste guance e questo mento
arzàle, s. m., schiaffo in faccia. v. arza
arzone, s. m., gassosa (am); queddi buttiglie de arzone, quedde ca se bevene li alantome nante a lu cafè de Pergola, ca quanne li sciubbuttene, zumpa dupple addaria, quelle bottiglie di gassosa, quelle che i galantuomini bevono davanti al bar Pergola, che quando le stappano, salta il tappo all’aria (am). Nel linguaggio pop. era più com. la voce arzosa. v. sciubbuttà
àscene, s. m., acino
ascì, vb., uscire. Da Riviello: ascì ‘nant’ a la Chiesa, riferito ai bracciali che si mettevano in fila davanti alla cattedrale, per essere presi ‘a giornata’. Modi di dire: cume volè ascì c’ascesse, facesse quello che vuole (ga); ev’asciura la sentenzia, è uscita (pronunciata) la sentenza (rd). v. iesce
ascià, v. dascià
asciament’, s. m., agio, comodità (rr); usato al pl. sta per: masserizie. La voce si trova già nel XVI sec.: ‘assiamenti di casa’
asciura, s. f., uscita
asciuttà, vb., asciugare (ma); meno usato asciuvà
asciuttapann’, s. m., telaio in legno a forma di cupola, messo sul braciere per sostenere i panni da asciugare
ascone, s. m., tavola; al sopra dei travi di legno che sostenevano il solaio, erano messi trasversalmente gli ‘asconi’. Il soffitto, così realizzato, era ricoperto (nella parte inferiore) con la carta di vecchi giornali incollati, ed il tutto era imbiancato a calce. La pronunzia è asc-kone
asconne, vb., nascondere. Danzi scrive si vann’ a sconn, si vanno a nascondere; nunsaviemm’ la facc’ addò l’asconne, non sapevamo dove nascondere la faccia (ma). Part. pass.ascose
ascure, agg., oscuro. v. scure e all’ascure
assaie, avv., assai
assavurà, vb., assaporare, gustare; gn’adda fa assavrà, gli deve far assaggiare (vv); più tardi assaurà (cr)
asseccà, vb., asciugare, far seccare, mettere a stagionare; si trova anche col significato di prosciugare, bere; lu vine se l’è asseccà tutt’ iedd’, il vino se l’è bevuto tutto lui. In documenti del XVIsec. si trova: asseccà le pendentie, estinguere i debiti
assenne ca, essendo che, dato che; assenne ca lu cuverne ha ‘ngarù pure li senze, dato che il governo ha rincarato anche il prezzo dell’assenzio (am)
assente, vb., sentire; lu gnurant nun se struveglia e nun se fa mai assent’, l’gnorante non si sveglia e non fa sentire mai la sua voce (am). v. sente
assenziale, agg., essenziale (am)
assenzie, s. m., assenzio, anice. v. nascienzo e senzie
assequie, s. m., ossequio. Assequie è agnome di famiglia
asserve, vb., servire, essere utile; d’acqua asserve pe li pesce
assettà, vb., sedersi; part. pass. assettare. Nel passato (sec. XVI) si trova col significato di sistemare, mettere a posto; assettao la cona, sistemai l’immagine, l’icona; comunque, è un termine desueto
assincerà, vb., accertare, accertarsi
assozz’, v. assuozz
assugghia, s. f., lesina del calzolaio. Si trova anche assuglia
assullevà, vb., risollevare; v’avir’ assullevà mo poveriedd , adesso, poveretti, vi dovete sollevare (rd)
assumeglià, vb., somigliare, confrontare, paragonare; m’ha fatt nu trascors ca i nunte lu sacce assumeglià, mi ha fatto un racconto che non ti so spiegare, illustrare
assuoglie, vb., sciogliere; lu si della chiesia è nu ruppe ca leste s’assuoglie, il matrimonio è un legame che presto si scioglie; avia bunacchie assovete li rupp la matassa, aveva sciolto per bene i nodi della matassa (am)
assuozz’, s. m., chiarimento, risoluzione; nu cert assuozz c’hagge avutt cu lu cumbenale, un certo chiarimento che ho avuto con il confinante (am). v. assozz’e assuzzà
assuppà, vb., assorbire, asciugare; lu poco uoglio se l’assuppaze, il poco olio se lo assorbì; assuppareve lu surore, asciugatevi il sudore (rd)
assurà, vb., assodare, risolvere; spere che la facenna s’assora, spero che la faccenda si risolva (am)
assurpare, part. pass., usurpato (rd)
assuzzà, vb., pareggiare, rendere due cose uguali; in senso fig.: chiarire, accordarsi, dirimere controversie; assozz tra marire e megliera, chiarimento tra marito e moglie (am). v. assuozz’
astéma, s. f., bestemmia
astemà, v. astumà
àstraco, s. m., pavimento, solaio
astumà, vb., bestemmiare; a cavadd astemare gne duscia lu pele, il cavallo di cui si dice male, sta bene in salute. Part. pass.: astumà o astumare; anche astemà
ate, ata, ati, atu, pron. ind., altro, altra, altri, altro
att’,s. m.,gatto; atta pe cannonico no mpigliare, non confondere la gatta col prete (rd); li prevere so li atta maimone, i preti sono i gatti sornioni. Dim.: attariedd
attaccà, vb., attaccare, legare (rr); attaccare e bone, per quanto legato (am); anche nel senso di: fare la fattura contro qualcuno; l’hann’ attaccà, gli hanno fatto la fattura (rr). Si trova anche col significato di: litigare, litigarsi
attaccaglia, s. f., nastro, in genere per i capelli (rr)
attàne, s. m., padre, genitore (rd)
attàra, s. f., piccolo foro praticato nella parte bassa della porta di casa, per lasciar passare il gatto
attassà, vb., tassare, stabilire una imposta (cr)
attassòre,s. m., freddo intenso; fascia n’attassore ca i era aggiardà, faceva un freddo tanto rigido che ero congelato. v. aggiardà e schimore
attefecà, vb., mostrarsi, apparire (vv). Più comun., sta per: attecchire, mettere radici; ssa sumènta nun’ attifeca cchiù sova la facciala terra, questa semente non attecchisce più sulla faccia della terra, detto di una razza che non si vede più in giro (am); part. pass. attefecàre, ostentato, mostrato
atterià, vb., tediare, dare fastidio; scusàreme lu termene si attèria, scusatemi se alla fine vi annoio (vv)
attesare, agg., irrigidito. v. attesee
attése, avv., atteso, dato che, dal momento che; è frequente nel linguaggio burocratico. v. assenne
attesecà, vb., rimanere rigidi, intirizziti; erene tutt’atteseare, erano tutti intirizziti (tb). Nella pronunzia, la ‘c’ è muta.
attesee, s. m., tisi; noie qui paam pure d’aria, ca tant ca è fina, ca ne fa venì lu male d’attesee, noi qui paghiamo pure l’aria, che è tanto buona che ci venire la tisi (am)
attezzà, vb., attizzare (cr)
attiglie, s. m., ascella; s’era accovete sotto lu attiglie, si era messo sotto l’ascella (am). Cfr. ARM, ‘attiglie’: la parte concava sotto il braccio e scedda la parte esterna. v. scedda
attonne, avv., del tutto, interamente (vv)
attorn’, avv., intorno, in giro; si trova anche attorne (ma)
attrapplà, vb., imbrogliare (rd). Lo stesso autore traduce ‘tendere inganni’
attrass’, s. m., debito, ritardo
attrassà, vb., ritardare, trascurare; tutt queddi sonn rrumase attrassare, tutti quelli sono rimasti arretrati
attregghià, vb., camminare velocemente, scappare (rt). Anche tregghià, oggi in disuso
attreppà, vb., riempire la pancia, rimpinzarsi; n’attreppavme cumme na burraccia, ci riempivamo come una borraccia (vv)
attuccà, vb., avere diritto, avere in sorte; m’attocca, tocca a me; nun’ t’attocca, non ti compete
attunnà, vb., arrotondare; s’è attunnà lu stommee, ha mangiato assai
attuppà, vb., incontrare, unire; n’attuppamm da inta, ci riuniamo là dentro; la sortacumm l’attuppà a tutt e doie, la sorte come li ha messi insieme tutti e due (am). In senso fig.: sposarsi;‘quanne n’attupparme, quando ci sposammo. Triani aggiunge: battere col martello, mettere una toppa. Sta anche per: rimediare, arrangiare; s’ duvaven’ lu vandesin’ p’attupparn’ nu grimbialin’, si levavano il grembiule per farci un grembiulino (tb)
atu, v. ata
auann’, v. avann’
aubberì, vb., obbedire; solo a iedd aubberire, ubbedite solo a lui (rd)
augghià, vb., vedere, individuare, distinguere; t’agge augghià cu na cora d’uogghie, ti ho intravisto con una coda d’occhio (am). v. ugghià
augghiara, s. f., occhiata
aulà, v. avulà
auliva, s. f., oliva; cagnà d’acqua all’ulive, orinare, detto per l’uomo
aunà, vb., unire, mettere diverse cose insieme. Tipico detto: aunà li ferri, raccogliere i ferri del mestiere, da parte dell’artigiano alla fine del suo lavoro; part. pass., aunito
aunìa, s. f., agonia
auriare, agg., augurante; mal’auriaria, di mal augurio (rr)
aurie, s. m., augurio. T. Basentini scrive il verbo n’aurà, inaugurare
ausà, vb., usare; nun s’ausene cchiù, non si usano più (am)
auscio, s. m., bosso: pècchiene d’auscio, pettine di bosso (rr); ivi, scritto anche
ausc’
ausemà, vb., sentire, captare; pe quant agge purù ausemà, per quanto ho potuto capire (am). v. ùseme e usumà
austiniedd’, agg., riferito a frutta ed ortaggi, come pure ai polli e le triglie di agosto (rr)
autàre, s. m., altare.v. avetare
autòne, s. m., grosso tino. Langone scrive avetona. v. gaveta
avampara, v. avvàmbara
avann’, avv., quest’anno; avann passare, l’anno passato (am)
avantà, vb., vantare, lodare (cr)
avantetina, s. m.,tino piccolo per travaso di vino dal tino grande
avanzà, vb., sovrabbondare, ma anche essere in credito; si t’avanza ngarche cosa, se ti resta in più qualcosa; ie avanza anguora, io sono ancora in credito
avardà, vb., guardare, sorvegliare; si nun t’avarda te fraassa, se non stai attento ti fa male (vv)
avè, vb., avere. Pres. ind.: i’agg o agge, tu aie, iedd’ ha, noie avemm’, voie avir’, lorehann’. Imperf., i’avìa; pass. rem., i’aviett’; part. pass., avutt’; condiz., i’avria; cong., avenn’. Un modo di dire: i nu gnagge chi gni fa, io non ci posso far niente; i nu gnagge chi fa culore, io non c’entro con loro (ga).
avè, vb., avere, col significato di dovere: i’ aggia fa, io devo fare; tu haia fa, tu devi fare; iss’ adda fa, lui deve fare, noie amma fa, noi dobbiamo fare; voie avira fa, voi dovete fare; lor’ anna fa, essi devono fare; I’ avietta fa, io lo dovetti fare; i’ avraggia fa, io dovrò fare; i’ avessa fa, io dovrei fare. Nelle fonti tra ‘800 e ‘900 il vb. avere, sempre sostituivo del vb. dovere, si trova seguito dalla prep. ‘a’ o ‘da’: noie amma da gì, noie amma da fa, noi dobbiamo andare, noi dobbiamo fare; nemmeda fa, ci dobbiamo dar da fare. Altre forme: i nu gnagge chi gni fa, io non ho cosa farci; nunn’have assai, non è da molto tempo. Si riscontra -solo in scritti di fine ‘800-anche ara, terza pers., deve,che sostituisce adda: ara esse, deve essere;quedde ara esse lu spirete dequaccarune, quello deve essere lo spirito di qualcuno
averamente, avv., veramente, davvero (rd); si trova anche avaramente
avert’, agg., aperto
àveta, v. gaveta
avetà, vb., evitare, liberarsi; per avetars dal culere, abbesogna de fare granda pulezzia, per liberarsi del colera occorre usare molta pulizia, igiene (am)
avetàre, s. m., altare; pe tenè cuntenta e abbarà la femmena, se ggiù a dd’avetare, per tenere contenta e soddisfare la donna, è andato all’altare. v. autare
àvete, agg., alto. Danzi scrive aute
avetòne, v. gaveta
avezà, vb., alzare; avzai, alzai; avzatt’, alzati; si trova anche avizà e avzà
avità, vb., evitare (ma)
avucate, s. m., avvocato
avulà, vb., volare. Anche aulà
avutà, vb., girare, voltare; avota cuozz’, volta le spalle (ma). Lo stesso vb. anche intr.: girarsi, voltarsi
avvacantà, vb., svuotare (cr). v. svacandà
avvacante, avv., a vuoto
avvambàra, s. f. e part. pass., cotta alla fiamma; scritto anche avampara (ga)
avviscenà, vb., avvicinare, avvicinarsi (ga)
azzangà, vb., sporcare, sporcarsi col fango
azzàre, s. m., acciaio (am)
azzaretiedde, agg., ben fatto, ben messo (ma)
azzeccà, vb., centrare in pieno un concetto, indovinare; altrettanto comun. sta per attaccare, incollare
azzeccuse, agg., attaccaticcio. In senso fig. detto di persona molto opprimente, insistente
azzettà, vb., accettare; ‘iaccett’, io accetto (rr)
azzett’ sia, modo di dire, sia gradito, sia ben accetto. In senso lato sta per: ben augurando, se Dio vuole; pure a eddera azzett’ na stizza de vine, anche a lui era gradito un goccio di vino (am)
azzuddà, vb., addossare un peso, caricare; m’ave azzuddà li vai de carnuvale, mi ha scaricato addosso i guai del Carnevale (vv). E’ una voce desueta
azzuopp’, s. m., caduta; chi l’ha fatto piglià l’azzuopp’, chi lo ha fatto cadere (rd)
azzuppà, vb., cadere, comparire all’improvviso; me veriett una vota d’azzuppà lu figlie di Faiele, tutto un tratto mi vidi arrivare il figlio di Raffaele (am)

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