I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera F

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

, vb., fare (rr). Pres. ind.: facc’, fai, fa, fascemm’, fascire, fann’; pass. rem.: fasciett, fascisti, fasceze, fascerme, fasciste, fascerene; impf.: i’fascýa, io facevo; fut.: i’ farragge, io far˛; part. pass.:‘fatt, fatto; imperat.: fattell’, fattelo; gerundio.: fascenne, facendo. Modi di dire: nu monn de cchi ffÓ, un sacco di cose da fare; fatt’ a vine, ubriaco; lu buttiglione Ŕfatt’ di vine, il bottiglione ha preso l’odore del vino; nun gne fa d’aria, l’aria non gli si confÓ, ma in effetti significa non si trova bene, non gradisce l’ambiente
fabbreÓ, vb., fabbricare, costruire. v. frabbeÓ
fabbrear˛re, s. m., muratore
facc’, s. f., faccia
fÓ ca (o facca), modo di dire: come se, sembra che; facca avia da gý, come se dovesse andare (am); fÓ ca discienn’ d’une d’ate, sembrava che dicessero l’uno all’altro (ma); fa ca nun arriva chi¨, se (nell’ipotesi che) non arriva pi¨
faccia, s. f., fodera; na faccia de cuscine, una fodera di cuscino
facc’ fronte, avv., dirimpetto. Nei dial. campani sta per: confronto tra due persone
facciulettone, s. m., fazzolettone (rr); ivi, anche: faciltone
fÓcel’, agg., facile (tb)
fagliÓ, vb., fallire, mancare un obiettivo; detto anche di aborto. v. frasciÓ
fagliande, agg., detto di colui che Ŕ sprovveduto, che scarseggia in qualcosa
fagliocca, s. f., fiocco; la fagliocca de neva, il fiocco di neve (am)
faienzare, s. m., fabbricante di terraglie, dal top. Faenza
fainzame, s. m., terraglia di Faenza (rr). Faenza, famosa per la produzione di vasellame, era, per antonomasia, il nome delle ceramiche e terraglie in genere. E’ da notare che, nel tempo, il significato del termine Ŕ diventato dispreg. nei confronti della qualitÓ di tale produzione. v. faienzare
falascione, s. m., falasco, tipo di erba di palude, famiglia delle Ciperacee. Falascone Ŕ top. rurale e Falasca Ŕ agnome di famiglia
faloppa, s. f., erba alta, incolta; lo stesso termine Ŕ usato per: appetito, fame
fama, s. f., fame; meno usato col significato di fama, notorietÓ
fangotte, s. m., fagotto, pacchetto (rd)
fanoie, s. m., fal˛, ammasso di piccoli legni secchi e ginestre (rr). Si accendevano nella festa di San Gerardo, al capo di ogni ‘cuntana’. In altri dial. luc., ‘fucanoie’
fannonia, s. f., sciocchezza, fandonia
fa˛gne, s. m., favonio, vento caldo di ponente. Danzi scrive: faugne
fa˛re, s. m., favore (rd)
farenella, s. f., farina di crusca, di scarso valore. In senso fig.: sti quatt’ farenella ‘nnan’ arredutt nterra chiana, questi quattro incapaci ci hanno ridotti sul lastrico
faretiedd’, s. m., farritello, farina frammista a crusca. Riviello annota che il pane fatto con questa farina era nero, cruscoso e duro
farfariedde, agg., persona poco affidabile
fascedda, s. f., scintilla di legna che arde (ll)
fascenna, s. f., faccenda; si trova scritto anche: facenna
fascettella, s. f., fascia legata alla vita delle donne (rr); anche: fascittella
fascia, s. f., legaccio per la calzatura (rr); ivi, legaccio per salire sul maio, palo della cuccagna. La fascia faceva parte del corredo, per ‘fasciare’ i neonati nei primi mesi di vita. Cfr. DBL , ‘fasciÓ’
fasciature, s. m., panno per fasciare i neonati (rr)
fasciedda, s. f., fiscella in giunco per formaggio fresco o ricotta. In senso mordace, nella lingua del popolino la fasciedda era il cappello, come scrive Riviello. Scritto anche fusciedde
fastirie, s. m., fastidio
fasule, s. m., fagiolo
fateÓ, vb., lavorare. v. fatiÓ
fatear˛re, s. m., lavoratore
fatiÓ, vb., fatigare, lavorare. v. fateÓ
fatýa, s. f., fatica. Un detto popolare recita: La fatýa di mandarine: n’ora chi¨ prima la matina, lu giorne viett viett, a sera nu para d’ore chi¨ notte, po’ quann arruamm a lu paament, o chi chiant e chi lament
fatt’, s. m., fatto, avvenimento; gn’eve lu fatt e gn’eve la ditta, c’Ŕ il fatto e il detto (am)
fattucchiara, s. f., fattucchiera (rr)
fattura, s. f., sortilegio, magia. Riviello scrive: chiamavasi cosý ogni mala arte di magia che veniva esercitata da masciare e fattucchiare
fatturine, s. m., fattorino, riferito comun. al bigliettaio di autobus
fÓvecia, s. f., falce; qui Ŕ favecia chiena, qui si lavora in pieno (am)
favecione, s. m., grossa falce
faveze, agg., falso, insincero. Detto di persona scorretta o poco affidabile: favezapista e favezapere
favezuma, s. f., falsitÓ (sp)
favodd’, s. m., fave da semina
fazzatora, s. f., madia, una sorta di tavola con bordo rialzato su tre lati, per impastare acqua e farina. Dello stesso tipo, pi¨ rudimentale, la fazzatora per lavorare le carni del maiale onde prepararle per la conservazione
fÚcete, agg., fetente; queddi quatt fecete de femmene,quelle quattro fetenti di donne (am). v. fechete e feteche
fechete, s. m., stupido, deficiente; saluteme a quedda fecheta de ta mamma, salutami quella stupida di tua madre. v. feteche
feddÓ, vb., tagliare, affettare
fÚdda, s. f., fetta (rr). Ivi, col significato di: zuppa di pane, vino e cipolle
feddone, s. m., tana; inta a lu feddone, dentro la tana (rd)
felÓ, vb., filare (am)
felba, s. f., felpa (rr)
fŔle, s. f., fiele
felette, s. f., filetto, pezzo di carne (vv)
felinia, s. f., ragnatela; nunn’ hann avutt mangla felinia addu s’appenn, non hanno avuto nemmeno la ragnateladove attaccarsi (am)
felone, s. m., assenza scolastica ingiustificata
fÚmmena, s, f., femmina, donna, moglie (rr)
femmenaruole, agg., donnaiolo
femmenazza, s. f., donna forte e robusta
femmenedda, s. f., femminella, nel senso di effeminato
fene, s. m., fieno
fenŔca, s. f., paura, spavento
fenet˛ria, s. f., conclusione, fine; a la fenet˛ria de la duna de fevrÓre, alla fine della luna di febbraio (am). Anche tenetoria
fenetoria tenetoria (alla), modo di dire: alla fin fine, in conclusione
fenge, vb., fingere
fenogghie, s. m., finocchio
fŔr’, s. f., fede (rr); de bona fera, in buona fede
ferÓ, vb., fidarsi, nel senso di sentirsi bene o male. v. firÓ
fÚra, s. f., fiera, mercato
fercenara v., furcenara
fercina, v. furcina
fÚreo, s. m., fegato. Danzi scrive: lu fereo abbuttare, il fegato gonfio; altrove si trova feree
ferlatura, s. f., fessura, piccola apertura, interstizio di un infisso. v. filatura
ferlocca (leggi berlocca), s. f.; la ‘berlocca’ era il rullo del tamburo che annunziava l’ora del rancio. Nel contesto dello scritto, Marsico cambia la iniziale ‘b’ e ferlocca quindi sta per rancio: me mena nguorpe tre cavette de ferlocca, mi mangio tre gavette di rancio
ferme, agg., di buona qualitÓ, sano
ferný, vb., finire; e quanne la fernisce, e quando la fai finita. Part. pass., fernure e fern¨.
ferrare, s. m., fabbro (rr)
ferravia, s. f., ferrovia (vv); anche: firroviae furruvia (am)
ferre, s. m., ferro; cunzegnÓ li ferr’ significa passaggio di consegne. v. fierre
ferrefelare, s. m., ferro filato per recinzioni o lavori similari (ll)
ferrett’, s. m., ferretto; scivolo della serratura o paletto per sprangare le imposte; maccaron’ a ferrett’, ossia fatti con ferro sottilissimo (rr)
ferrettine, s. m., piccolo fermaglio per capelli
ferriata,s. f., inferriata, grata. v. ‘nferriata
fertuna, v. furtuna
fesýna, s. f., vaso di creta cilindrico per conservare alimenti (rr); scritto anche: fisina (cr)
fessaria, s. f., sciocchezza. Al saluto di assigneria, si rispondeva scherzosamente con fessaria (o fusseria), ovvero il fesso che sei
feste, s. f., festa
fetÚcchia, s. f., fallimento, azione senza successo. Riviello scrive: fitecchia
fÚteche, s. m., fegato,
fŔteche, agg., stupido, fesso; feteche chi li crere, fesso chi crede loro (am). v. fechete
fett¨ccia, s. f., fettuccia, nastro. Ornamento del vestito femminile: univano le maniche alle spalle; fittucce erano anche gli ornamenti di asini, muli e cavalli (rr)
feurÓ, v. fuurÓ
fÚvere, s. m., feudo; cumm’hann fatt’ p’acchiarse mmana a llore tutt ssi sort de fevere, come hanno fatto per trovarsi in mano tutti questi possedimenti (am)
fianchette, s. m., fianco; gne battýa lu fianchette, aveva fame (ma). v. viola
fiancunara, s. f., fianconata, stoccata al fianco dell’avversario; tiri a manca e dritta li fianconare, tiri a sinistra e destra le stoccate. E’ una frase scherzosa di Danzi, rivolta all’On. Petruccelli della Gattina, e quindi la ‘stoccata’ diviene una battuta, un motto salace
fiasca, v. iasca
fiascare, s. m., chi vende o impaglia fiaschi (rr)
fiate, s. m., fiato, respiro (cr)
fica, s. m., fico, inteso come pianta e come frutto; a use de fiha ‘mburnara, come un fico infornato (am); n’avessene a fa li spadde come a fiche, ci dovessero ridurre le spalle come fichi, ossia potremmo avere la peggio (rd). Si usava anche fia; vurria cagnÓ la fia pe daglie, vorrebbe scambiare il fico con l’aglio (am). v. fiha
fierre, s. m., ferro, anche col significato di coltello (cr). v. ferre
figl’, s. m., figlio (rr); si trova anche figlie
figliÓ, vb., partorire
figlianna, s. f., nascitura (rr); in altri dial. sta per: ‘partoriente’ (arm)
figliata, s. f., parto; messo alla luce felicemente il parto (rr)
figne, avv., fino a, persino (rd); ivi, pe figne ca, fino a che, fino a quando. v. ‘nsigne e peffigne
figurina, s. f., immaginetta di santi, pi¨ comun. piccola riproduzione di atleti, calciatori. Con queste ultime si giocava tra ragazzi: poggiato a terra un mazzetto di ‘figurine’, si cercava di farne rovesciare la maggior parte possibile con un colpo del palmo di mano dato di fianco, creando spostamento d’aria
fiha, s. f., fico. v. fica
filannina, s. f., filandina, ossia lana per calze, camiciole, coperte e ruvidi panni (rr). Riviello precisa che si produceva nel vicino comune di Tramutola.
filatura, s. f., filo (rr); ivi, filatura di la porta, ovvero il filo d’aria o di luce tra la porta e lo stipite. v. ferlatura
file, s. m., filo (rr); anche come: fila, insieme di uomini o cose (cr). Modi di dire:‘file pe file, per filo e per segno (am); a file dritte, senza esclusioni
filippina, s. f., scudiscio; anche col significato di:vento gelido, vento sibilante come uno staffile (rr)
fina, s. f., fine; alla fina fatta, alla fin fine (am)
finamm˛, avv., finora
finattann’, avv., fino a quando, fintanto
fiocche, s. m., fiocco; Verrastro annota li poste de li fiocche, ovvero i posti pi¨ importanti dei partecipanti alfunerale, ai quattro lati della carrozza
firÓ, vb., fidarsi; pi¨ usato nel senso di: stare bene o male; osce numme la firapropie, oggi non mi sento proprio bene; nisciune se la fira chi¨ de verŔ, nessuno se la sente pi¨ di vedere (am). v. ferÓ
fischÓ, vb., fischiare; la pronunzia Ŕ fisc-kÓ
fischali, p. m., coppia di paletti infilati verticalmente nella struttura del cuddare di asini o muli, per consentire il lavoro di trÓino o di aratura. Si pronunzia fisc-kali. v. cuddare e petturale
fisci¨, s. m., untipo di fazzolettone, a m˛ di piccolo scialle
fisina, v. fesina
fitta, s. f., trottola che ruota velocemente, tanto da sembrare ferma (rr)
fiura, s. f., figura, immagine (rr); comun. sta anche per: immagine sacra
fobbrice, v. frobbice
foca, s. f., stretta operata alla gola; t’aggia mett’ la foca, ti devo strozzare
f˛dda, s. f., folla (cr)
f˛nde, s. m., fondo agricolo
fonge, s. m., fungo (rr)
fonge, vb., fottere, ingannare, imbrogliare. v. fotte
fonne, s. m., fondo, da cima a lu fonne, da cima a fondo (cr)
forca, s. f., forca. Il termine era usato per indicare il palo al quale venivano impiccati i condannati, che si trovava a Montereale ed ivi rimase fino alla prima metÓ dell’800: al monte reale sotto dove si sogliono appiccare leforche (sec. XVI)
forn’, s. m., forno. Un modo di dire: so rumast’ cu li sett’ forn, sono rimaste zitelle (tb)
forte, agg., forte; usato anche come avv.: fortemente
fossa, s. f., fossa; menÓ le fosse, scavare le fosse per le viti (rr); giuvÓ a la fossa, gioco infantile. v. ‘ngliss
fotte, vb., fottere; oltre ai noti significati, anche in senso pi¨ generico: quanne gne fotte lu genie, quando ne ha voglia; aia fott’ a fatiÓ, devi metterti a lavorare. v. fonge
frÓ, s. m., fratello
fraaglia, s. f., fragaglia, frattaglia
fraanÓ, vb., rovinare, frantumare; queddi quatt stropple tutt fraanÓre, quelle quattro cose tutte rotte(am)
fraare, s.f., fregata, intesa come naviglio: bastement, curazzare e fraare de verra; inda si mare c˛ntene ca fraare sane sane so dasciare ambracerÓ; raccontano che in questi mari sono lasciate ad arruginire navi intere (am)
fraassÓ, vb., fracassare, rompere (vv)
fraasse, s. m., fracasso
fraÓsse, s. m., frettazzo, utensile del muratore, tavoletta con manico centrale per la malta cementizia
frabbeÓ, vb., fabbricare, costruire (am). v. fabbreÓ
frabbearore, s. m., fabbricatore, muratore. Si trova anche: fabbricar˛re. v.fabbrearore
fraccomode, agg., pigro, infingardo
fradetante, avv., frattanto (rd)
frÓggere, agg., fradicio; scritto anche frÓggero
fraggeruma, s. f., fradiciume
frangalass, s. m., sfaticato, vagabondo. Da un detto popolare: l’arte di frangalass,magna, beve e stÓ a spass’
frasca, s. f., frasca; si usava una ‘frasca’, affissa sulla porta, per indicare che in quel luogo si vendeva il vino; lu vine bone se venne senza la frasca. In senso fig.: ha miss’ la frasca, ha perso il pudore (rr)
fraschiara, s. f., riparo dal sole o pioggia con frasche (ll). Cfr. ARM ‘‘fraschijata’
frasciÓ, vb., andare a vuoto, mancare, anche abortire se riferito agli animali; avýa frasciÓ, era andato a monte, aveva fatto fiasco (rd). v. fagliÓ
frasciara, s. f., insuccesso, aborto
frastiere, s. m., forestiero. Nelle note ai sonetti di Danzi (ediz. 1912) Ŕ annotato: forestieri gli italiani non appartenenti all’antico Regno di Napoli, venuti qui per ragioni d’impiego o d’affari
frÓula, s. f., fragola
frecÓ, vb., imbrogliare; nel linguaggio volg., col significato di atto sessuale
fresca fresca, modo di dire dei contadini, per avere, d’estate, la fiasca del vino ben fresca (rr)
frettÓra, s. f., frittata
frevÓre, s. m., febbraio
frieva, s. f., febbre (tb)
fringele, s. f., cosa di poco conto, pezzetto; quedda fringele de quota a la Paddarera, quella piccola quota di terra alla Pallareta. v. frungidde
fritta, s. f., pietanza a base di patate (cr)
frýttele, s. m., cicciolo, scritto anche: frittil’ (rr)
frobbice, s. f., forbice
fronna, s. f., fronda, foglia. Albano scrive fronn’
froscia (leggi broscia), s. m., residuo del mosto. Nel contesto dello scritto riportato qui di seguito, G. Albano modifica la iniziale ‘b’ in ‘f’: una casa avriscia fa, ca de quedd assai chi¨mastr, fai la froscia cammenÓ, dovresti fabbricare una casa, perchÚ sei pi¨ bravo di lui a fare il vinello, ossia lo strengeture
frummelle, s. m., bottone piccolo (ll).Cfr. MTG, ‘frumella’
frummýa, v. furmýa
frundile, s. m., tibia, stinco(ll)
frungidde, s. m., fringuello; fig.: piccola cosa minuta. Frungidde Ŕ agnome di famiglia. v. fringele
fr¨schele, s. m., animale di piccole dimensioni, per estensione: bambino, giovinetto; al f., fruschela, e dim., frusculedda. In senso dispreg., detto di persona che vale poco. Leggi la pronunzia frusc-kele
fruscio, s. m., agrifoglio, Ilex aquifolium; detto cosý per il rumore delle foglie mosse dal vento. Da non confondere con il ‘pungitopo’. Cfr. O. Gavioli, Scritti Botanici, vol. II, pp. 64 e 170,ristampa Cons. Reg. di Basilicata, Lavello, 1995. v. bruscio
fruttaiuole, s. m., fruttivendolo (rr)
fruttuggiÓ, vb., dare frutti; pe fa fruttuggiÓ cchi¨ assai la terra zenza tant farne spezzÓ libbracce, perchÚ il terreno possaprodurre di pi¨, senza farci tanto stancare (am). v. ‘mbrutteggiÓ
fruugliuse, s. m., barbagianni, sinonimo di persona sciocca, che sonnecchia immobile
fucateche, s. m., focatico, tassa di famiglia. Gli antichi sistemi tributari calcolavano per ogni ‘fuoco’ una entitÓ familiare. Da notare che le due consonanti ‘c’ sono mute, tanto che nei scritti di fine ‘800 era scritto: fuatee
fucetela, s. f.,piccolo uccello detto ‘forapaglie’, Acrocephalus schoenobaenus. Da un detto popolare: ogn’ colp’ na fucetela (ll)
fugliama, s. f., fogliame
fuletane, agg., forese, contadino. v. ricc fuletan’
fume, s. m., fumo; fa lu fume, pulire la fuliggine del camino (rr). Da un detto popolare: ogne degna adda avŔ lu fume sove (vv)
fumiere, s. m., letame di animali, raccolto per usarsi come concime. v. cunogghia e curtiglia
funneche, s. m., f˛ndaco, bottega. Riviello scrive: funnico
funnechiere, s. m., gestore o padrone del f˛ndaco (rr)
funn¨varia, s. f., tassa fondiaria
funtana, s. f.,fontana. Iltermine Ŕ usato fig., per indicare espressamente -in cerimonie religiose- il miracolo di S. Gerardo (rr)
funtanare, s. m., idraulico
fuoglie, s. f., foglia, anche nel senso di: verdura di ogni genere
fuoglie, s. m., foglio, giornale
fuoe, s. m., fuoco
fuora, avv., fuori, oltre. In Danzi, fuora la porta Ŕ tradotto: ‘lordura’; fuora che de scusars’, invece di scusarsi; da fuora la faccia dechi me sent, esclusi i presenti (am). In genere ha il significato di luoghi al di fuori del paese: li vie defuora, le strade di campagna; s˛ ven¨ li suldate da fuore terra a fa lu camp, sono venuti i militari da lontano a fare esercitazioni (am)
fuosse, s. m., fosso; fuossetiedde, piccolo fosso; fussone, grosso fosso (rd) furcenara, s. f., forchettata. Un modo di dire: tras’ e fatt’ na furcenara, entra e mangia anche tu.Anche: fercenara
furcidd’, s. m., forca in legno usata per la mietitura (rr)
furcina, s. f., forchetta (rr); anche fercina. Era intesa come furcina sia la rudimentale forchetta di canna, e sia il fermaglio per tenere fermi i capelli delle donne; inoltre, racconta Riviello, anche la fedda del pane, usando i contadini solo le mani, era detta furcina, per raccogliere il condimento
furgiÓ, vb., temprare il ferro a caldo
furgiare, s. m., forgiaio. Si differenzia dal ferraro perchÚ Ŕ anche maniscalco
furie, s. m., fuoco di artificio. Riviello scrive: furio
furmýa, s. f., formica; scritto anche: frummýa
furnacetta, s. f., cucinetta economica in lamiera a uno o duefuochi, poggiata a terra su piedi di ferro, da contenere la brace per cuocere; con lo stesso significato, la furnacetta costruita in muratura e rivestita in mattonelle
furnare, s. m., fornaio
furnasce, s. f., fornace
furnasciare, s. m., fornaciaio, fabbricante di terraglie (rr)
furnesura, s. f., fornitura ; deriva dalla voce ‘fornisura’, usata in lingua fino alla prima metÓ del ‘900
furtuna, s. f., fortuna; furtuna e figl’ masch’, fortuna e figli maschi (rr). Anche fertuna
furzose (de), avv., di forza, a forza (am)
fusciedde, v. fasciedda
fuse, s. m., assicella (in genere sono quattro) di tenuta tra i piedi della sedia
futre, s. m., farabutto, delinquente (rd)
fuulÓre, s. m., focolare (rr)
fuura, s. f., immagine, figura
fuurÓ, vb., raffigurare, immaginare; anche feurÓ efiurÓ

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