I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera G

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

gabbedda, s. f., gabella, tassa. Le ‘gabelle’ a carico dei cittadini erano numerose e solo nell’800 furono ridotte, sostituite però, in molti casi dal dazio. Con lo stesso termine, il patto di fitto o concessione di proprietà agricole, e infine anche il titolo o la denominazione di fondi rurali
gàveta, s. f., abbeveratoio di pietra, trogolo di legno per animali. Danzi scrive: autone, che più tardi modifica in avetone. Costa della Gaveta è top. rurale. Si trova anche aveta
geccà, vb., gettare; mò geccare lu sang, adesso gettate il sangue (am). Anche giccà
genie, s. m., genio; più comun. sta per volontà: nun tant te vegge de genie, non ti vedo molto attento, volenteroso; ome da male genie, uomo che non ha voglia di fare
gennare, s. m., gennaio. Questo mese era detto dal popolino, lu massare de la neva. Undetto popolare: gennare sicch, massare ricch, ma nun tante sicch sicch, si no ‘u massare fa palicch
genogghie, s. m., ginocchio (vv)
gentile, agg., oltre al significato intuitivo, sta per: delicato, poco robusto; tene li mmane eli spadd gentile, ha mani e spalle da signore
genugghià, vb., inginocchiarsi; genugghiare de musse nterra, inginocchiato di faccia a terra (vv); ivi: s’è a coste giunugguà, si è inginocchiato vicino (vv)
Gerard’, nome proprio. San Gerardo, Vescovo e protettore della città, descritto in un sonetto di anonimo del primo ‘900: Puntissime Gerarde, tu ca tiene/ tre facce aquedda capa beneretta,/ de marme ghiangh’, bronze e argent fine. Si tratta di tre statue dedicate al santo, una di marmo nel tempietto creato da A. Busciolano in Piazza del Sedile; quella di bronzo (v. neree) e la terza di argento. La statua in bronzo, citata in questo scritto non risulta ai memorialisti potentini, mentre vi è quella (più antica) in legno del secolo XV
germete, s. f., mazzetto, manipolo di spighe di grano; più mazzetti formano una ‘gregna’. Cfr. MTG, ‘germete’. v. gregna e regne
‘ggiardare, v. aggiardà
ggiò ca, avv., ciò che; s’aaccene ggiò c’hanne a ddogne, si trovano ciò che hanno sotto mano (am)
gheppa, s. f., scialle, mantellina da donna lavorata all’uncinetto. Cfr. MM, ‘chépps’
ghianch’, agg., bianco (rr); significa anche: bianco d’uovo. Altrove:ghianche e ghianghe
ghiegghiere, agg., albanese, o comunque forestiero; detto anche di persona che parla un linguaggio incomprensibile (ll)
, vb., andare; i’vagg’, tu vai, iedde va, noie giamm’, voiegiare, loro vann; i’ gia, io andavo; ieddegeze, egli andò; si i’gesse, se io andassi; i’gerria, io andrei; giù, andato; te custrenge a giretenn, ti costringe ad andartene; vanegne, vacci; mò gne n’amma gì, adesso ce ne dobbiamo andare. Modi di dire: gia pi sott,pagava lo scotto; vire addù te n’aia gì, vedi dove devi andartene; armammene e ggiare, armiamoci e partite. Uno scioglilingua: si gne n’amma gì, gne ne giamme; si nun gne n’amma gì, nun gne ne giamme
giacchetta, s. f., indumento maschile, corto ed attillato, per molto tempo era distintivo degli artieri (rr)
giandalme, s. m., gendarme (am)
giante, s. m., gigante; e po’ narreteraveme a use de giaante, e poi tornavamo a casa come eroi; al f.:‘gianta
giantuina, s. f., gianduia (vv)
giaravele, s. f., cornacchia; lu Sinneche stascia assettare ‘mmenz’ a tanta giaravele, il Sindaco era seduto in mezzo a tante cornacchie (am). Anche col significato di spiriti che, nelle leggende, al vesprosucchiavano il sangue e mangiavano la carne dei fanciulli (rr)
giaravole, s. m., rinchite, malattia della vite
giardore, s. m., freddo. v. aggiardà
giargianese, agg., forestiero, straniero; detto, in genere, di persona che veniva da paesi al di fuori del Regno di Napoli
giccà, v. geccà
giese criste, s. m., Gesù Cristo (vv)
gigl’, s. m., giglio (rr). v. cint’
giglese, s. f., qualità di uva potentina (rr)
gincone, s. m., giovencone, nel senso di giovanottone (rr)
gionca, s. m., giunco (rr); ivi,
maccaron’ cu la gionca, fatti col filo di giunco
gionca, v. scenca
gionca, avv., ovunque: addù gionca, dovunque (am). v. aggionca
giònta (pe), avv., per giunta; pe’ ggionta. v. ionta
giorne, s. m., giorno; fascemm na cosa de giorne, facciamo presto
giotta, v. sciotta
giumme, s. m., gobba
giummure, agg., gobbuto
giuove, s. m., gioco. Dei primi anni del ‘900, un elenco dei giochi di gruppo che si organizzavano da parte delle scuole, oltre i più noti: piè zoppo, buchette, nocino, piastrelle, tutti fermi, chi arriva tardi male alloggia, giorno e notte, incendio, i soldati col bastone di legno, il vello d’oro. Cfr. A. Di Muro, I ricreatorii, Potenza 1910.
giuove, s. m., giogo; quedde ngrascia e a ti lu giuov’ te sea, quello ingrassa ed a te il giogo ti sega (ti danneggia). (vv)
giureziose, agg., giudizioso
giurice, s. m., giudice
giurizie, s. m., giudizio
giurnara, s. f., giornata; la giornata del bracciale era detta a scarse, se il vitto non era compreso nel compenso
giurnarazza, s. f., giornataccia, riferito alla giornata di lavoro pagata poco (am)
giuste, agg., giusto, preciso

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