I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera I

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

i, pron. pers., io
iąccare, s. f., falņ di fascine o canne secche, legate intorno ad un palo, accese nelle festivitą religiose (rr). Anche: iąccara
iąnua, s. f., porta; si tratta di un termine desueto che Riviello scrive janua
iarą, vb., fiatare; se tu appena puņ iarą, se tu appena puoi fiatare (ga)
iare, s. m., fiato, respiro. Anche: jare
iasca, s. f., fiasca (am). La iaschetta ha forma di barilotto
iatature, s. m., canna (in genere di ferro) per soffiare sul fuoco
iazz’, s. m., addiaccio, spiazzo, ricovero scoperto per animali; lo scariazzo era il ricovero coperto. Riviello scrive jazz’
iazzą, vb., ricoverare gli animali, chiuderli nello ‘iazzo’ per la notte. In senso fig.: i me vuoglie gģ a iazzą, mi voglio andare a coricare(am)
iedde, pron., egli, esso; al f.: iedda. Scritto anche edd’, iedd’e iss’
iesce, vb., uscire; hann d’aiesce, devono uscire (am); č ascił da lu tife, č guarito dal tifo (fg); iesce ntririci, mettersi in mezzo ai fatti altrui, dire cose insensate. Pres. ind.: i’ iesce, tu iesce, iedd’ iesce, noie ascimm’, voie ascir’, loreiescen’;i’ ascia, io uscivo; i’ asciett’, io uscii; ascił, uscito. Marsico scrive il part. pass.: scił. Da Riviello: ancuora ha da iesc’ prena, ancora deve restare incinta. In Danzi: iesce da fuora patto, rompe l’accordo. v. ascģ
iglie, s. m., basso ventre, zona pubica; ‘pozzene parla’ pe’ int diglie queddii ca discene ca lu bracciale stą mieglie de tutt quantii: si intuisce il senso volgare della frase (am). Si trova anche diglie
ind’, avv., dentro (rr); scritto anche:inda,int’ e inta
infascianna, v. ‘mbascianna
ingigną, v. ‘ngegną
ingingģ, p. m., dischi di ottone degradanti, ricchi di sonagli, detti anche cappelletti (rr)
inta, avv., dentro; e quess vą pe’ inta, e questo va per dentro, ovvero č compreso nel prezzo (o nel peso)
int’, v. ind’ e inta
intes’, part. pass., inteso, sentito. In Danzi, tradotto dallo stesso autore: lu re stascģa nteso, il Re era d’accordo
intursurie, v. ‘ntursurie
iņcchela, s. f., chioccia. Triani scrive: ioccola. v. jucculara
ionną, vb., buttarsi, fiondarsi; lu cane se ionna semp a lu strazzare, il cane si butta sempre sul povero (am)
ionna, s. f., fionda; duvargne da li mani la doppia ionna, levategli il doppio potere, ossia quello spirituale e quello temporale. La spiegazione č nelle note ai versi di Danzi, riferiti alla sua posizione critica verso il papato
ionta, s. f., aggiunta; cu la gionta, per giunta, con il di pił; cu nu pare de mustacce cu la ionta, con un paio di baffoni lunghi ed il pizzo. v. gionta
iore, s. m., fiore. In Verrastro sta anche per ‘fior di farina’; nu peclatiedde de lu iore fine
iosa, s. f., abbondanza; sta anche per: abitudine, assuefazione; avir a fa la iosa a lu pagliettaea la carta bullara,dovete fare l’abitudine all’avvocato e alla carta bollata(vv)
iosca, s. f., pagliuzza di grano, pula quasi polvere; se pigliaze paglia e iosca, si prese paglia e crusca (rd)
irą, vb., aiutare; giette a irą a Ciaccanella, andai ad aiutare Ciaccanella. Il vb. cade in disuso gią nei primi decenni del ‘900. Altrove scritto iraą e irraą; quanta vote vagge airraate a quedd vie, quante volte vado ad aiutarti da quelle parti. Cfr. Triani, aģrare e airaąte. v. airą
iradei, ira di Dio, ovvero termine dispregiativo per indicare il contadino (rr)
isca, s. f., porzione di terreno isolato tra le altre proprietą; come top., si rinviene con numerose qualificazion: Isca Grande, Longa, Secca, degli Antichi, del Pioppo, etc.
iumara, s. f., fiume; passą d’acqua a la iumara, attraversare il fiume. Verrastro scrive: iume. La iumara, per antonomasia, era il Basento
iurł, part. pass., fiorito. Riviello scrive: jurł
iurura, s. f., fioritura (am)

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