I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera M

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

maazzine, s. m., magazzino
macare, avv., magari, forse; di frequente scritto: a lu macare (am)
macaredie,inter., magari Dio, volesse Dio, vivaddio
maccarone, s. m., maccherone. Fino a metÓ ‘800, con questo termine si intendeva la pasta di casa -corta e lunga- fatta a mano sulla scanatora e non quella forata, che solo pi¨ tardi fu possibile produrre con le trafile
maccaruniera, s. f., luogo di produzione della pasta da vendere al pubblico; nel primo ‘800 le uniche ‘maccaroniere’ di Potenza erano alla Piazzetta Martiri Lucani ed a S. Maria
maccature, s. m., fazzoletto; scritto anche moccaturo. v. muccature
machina, s. f., grande intelaiatura di legno a forma di tempio, costruito per la festivitÓ di San Gerardo, rivestito di carta o di percalle ed illuminato con lampioncini di carta o vetro colorato (rr). Pi¨ tardi, sta per automobile. v. vettura
magg’, s. m., maggio. Un detto popolare: magg’ chiove chiove, a giugne na botta bona, e a luglie enghie la massa
magliocch’, s. m., lungo bastone a testa grossa, usato dai pastori. In senso fig., detto di persona decisa e autoritaria. Verrastro scrive: magliocca. v. paroccola
magnÓ, vb., mangiare. Riviello enumera i vari tipi tradizionali di pasti nel corso della giornata: fedda, culazione, magnÓ, mozzŔo, merenna e insalata. Marsico scrive: ca li volene magnÓ li cane mbacce d’acqua, daccuscý magnene e bevene,‘che li possano mangiare i cani vicino all’acqua, cosý mangiano e bevono
magnamente, s. m., mangiata. In senso fig., preoccupazione; nu magnamente de cape, se magnava lacapa, una preoccupazione in testa, si consumava il cervello
magnatorio, s. m., cibo, pasto; robbe di magnatorio non si portan’ a conffissorio (rr)
magramma, s. f., un tipo di tessuto, detto Wagram (rr)
maie, s. m., albero della cuccagna. Nei secoli passati il ‘maio’ rappresentava il rito pagano della fertilitÓ che fu tramutato -quasi dovunque- in albero della cuccagna a seguito delle pressioni delle autoritÓ religiose; quest’ultimo simbolo era piantato nella Piazza Sedile (rr)
maiestre, s. m., maestro di scuola; scritto anche maiest’
maiorica, s. f., una qualitÓ di grano tenero; in scritti dell’800 si trova: maioneca
maýse, s. m., maggese, campo lavorato ma non seminato; i me li varagna cu lu zappone e fa maise (am)
maitilasso, top. rurale; deriva da agnome (poi cognome) di origine aviglianese
malacera, agnome di famiglia
maladengua, s. f., lingua perfida, persona pettegola
malamente, agg., cattivo, infame. Meno comun., usato come avv.
malamigliera, top. rurale
malannara, s. f., cattiva annata
mala nucutÓ, s. f., malaugurio; adduscene la scummunea e la mala nucutÓ appress, si portano ditero la scomunica ed il malaugurio (am)
malaparara, s. f., pericolo, situazione di rischio
malaparola, s. f., parolaccia
mal’appena, avv., a mala pena; mal’appena trasŔrme a li ffest de san Gerard, a mala pena arrivammo alle festivitÓ di San Gerardo (am); scritto anche a malappena
malatýa, s. f., malattia
male, agg., cattivo; mal’ aurio, malaugurio
malecavare, agg., detto di persona malnata, ossia maliziosa; altrettanto com., detto dello ‘strascinato’ lavorato male
malecuntent,s. m., malcontento
male d’arco, s. f., itterizia (rd). v. arco
male fÓ, s. f., malefatta
malefirare,agg., malfidato, infido
maleguaragne, s. m., cattivo affare
malepaatore, agg., detto di un debitore che non paga con puntualitÓ
malepatenza, s. f., sofferenza
malepensante, agg., malpensante
malepiegge, s. m., un tipo di martello da muratore, con ‘benna’ da un lato, ‘ascia’ dall’altro
malepratiche, agg., inesperto
maletrattÓ, vb., maltrattare
malevente, s. m., spirito maligno
malevizze, s. m., tordo
malora, s. f., disgrazia, accidente. In Riviello: chi mmalora giare truvenn, che disgrazia andate cercando
maluocchie, s. m., malocchio
malupine, agg., di mal pelo, detto in senso dispreg. di persona infida. Un detto popolare recita: ‘u russ malupine vulýa mett sott’ a Nunziatina
mammana, s. f., levatrice
mammone, s. m., orco
mamozie, s. m., pupazzo, fantoccio; sta anche per: scultura, statua; in senso lato: persona stupida (vv)
mana, s. f., mano. v. mane e ‘mmana
manÓra, s. f., manata, pasta fatta a mano dai mugnai, che a forza di mani assottigliavano un grosso pezzo di pasta, fino a ridurla come una matassa di finissimi tagliatini (rr)
manche, v. manghe
manchep˛ta, modo di dire, equivale ad impotente, disabile (vv)
mancose, v. mangose
mandiglia, s. f., mantiglia, mantellina. Mandiglia Ŕ agnome di famiglia. v. mante e mantiedd’
mandýle, s. m., fazzoletto, termine desueto del sec. XVI
mandra, s. f., recinto per animali, luogo di raduno per la mungitura degli ovini. v. manra e mÓnnera
mandrone, s. m., ricovero di animali; sta anche per mattatoio, macello. A Potenza, fino all’800, vi erano ‘mandroni’ sotto la Porta delle beccherie e fuori Porta San Giovanni. v. mandra
mane, s. f., mano; ne giamme tenenne a man’ a mane, ce ne andiamo mano nella mano (vv). v. mana e ‘mmana
manŔra, s. f., maniera, modo
manesce, s. m., maneggio. Pica scrive: manesce di n’gasa, bilancio familiare
mangÓ, vb., mancare
mangande, agg., mancante; chi gne fa a llore ca se ne acchiene una mangant, cosa importa loro se ne trovano una di meno (am)
manghe, avv., neanche, nemmeno; dai detti popolari: mang li cane, non Ŕ buono nemmeno per darlo ai cani; manghe ‘na cciedda, pi¨ veloce di un uccello; a lu manche avisce cose belle, nemmeno avresti cose belle (vv). v. mangune
manghemale, avv., meno male (am). Ivi, anche manghumale
mÓnghene, s. m., manico; e chi vota semp lu manghene? Semp noie, e chi lavora? Sempre noi (am). Il ‘mangano’ era anche un arnese di forma cilindrica,usato per infeltrire le stoffe, nella lavorazione di tipo arcaico che si faceva nelle ‘gualchiere’
mangianza, s. f., ricompensa; Verrastro scrive e traduce: pe mangianza avantaggiara, ossia per maggior guiderdone
mangose, agg., posto a settentrione, al contrario di destro. Dal termine, diversi top.: Mancosa di Santa Lucia, idem di San Michele, di San Francesco, etc., ossia le denominazioni dei terreni -tutti esposti a nord- e limitrofi alle rispettive chiese cittadine. v. destro
mang¨ne, avv., nemmeno uno. v. manghe
mÓnia, s. f., manica (rr)
maniÓ, vb., maneggiare, tastare
manýpule, s. m., manovale. La voce si trova giÓ nel sec. XVI e scompare nel ‘900
mannÓ, vb., mandare
mannÓra, s. f., mannaia
mannarine, s. m., castrato (rr)
mÓnnera, s. f., mandra;lu chiamene lu capurale de la mannera, lo chiamano il caporale della mandra (am); giett’ a la mannera pe’ mb˛ de recotta, i’ nunne vulýa, e iedde mangheme ne vuleze dÓ. v. mandra e manra
manra, s. f., mandra (rr). v. mandra e mannera
mante, s. m., mantello; i preti erano dettili mant neree, i mantelli neri. v. mantiedd’ e mandiglia
mantiedd’, s. m., mantello. v. mante e mandiglia
mantuoniche, s. m., qualitÓ di uva bianca
manz’, s. m., manzo; detto di persona calma, tranquilla
mapaline, s. m., schiaffo, colpo con la mano; si trova anche mappaline
mappara, s. f., involto, fagotto
mappatella, s. f., grosso fazzoletto per portare la colazione: mappatella del mietitore (rr). v. merenna
mappina, s. f., straccio, strofinaccio
mappine, s. m., schiaffo
maragghiubbolo, agnome di famiglia (sec. XVIII), da cui l’attuale top. rurale Maraghiubba
marcangegne, s. m., marchingegno. Marsico scrive: maccangegno
marchese, s. m., mestruo
marciappiere, s. m., marciapiede (ma)
marenese, agg., venditore che veniva alle fiere di Potenza da luoghi di mare (rr)
marerÓ, v. marirÓ
marirÓ, vb., sposare, sposarsi (rr). Pi¨ tardi si trova: marerÓ e maritÓ
marire, s. m., marito
mariscele, s.m., una specie di giunco; ate nun penzene quessi, c’a fa riscele e mariscele, questi non pensano ad altro se non andare a cercare giunchi e ‘riscele’. E’ un modo di dire: perdere tempo. v. riscele
mariungiedde, s. m., ladruncolo (ll)
mÓrmere, s. m., marmo
maronna, s. f., Madonna (rr)
marrÓnghine, agg., scellerato (rb)
marruca, s. f., lumaca; Marrucone Ŕ agnome di famiglia
marrucaro, top. di contrada rurale, oggi semi inurbata
marruogghie, s. m., marrubio, fiore campestre, Marrubium vulgare
marteddÓ, vb., martellare; na dumanna marteddara, una richiesta insistente, reiterata (rd)
martellina, s. f., ceppo di legno, con funzione di freno alle ruote dei traýni. La voce deriva da arnese con lo stesso nome, una specie di martello ‘a due penne taglienti’. Nel gioco del ‘cerchio’, la martellina era un lungo filo di ferro con ungancio rincurvo in punta, che serviva sia per dare spinta che per frenare. v. cerchie
marterý, s. m., martedý
martiedde, s. m., martello
martiniedde, s. m., propaggine di pianta. v. pruanÓ
mascatura, s. f., serratura; leggi la pronunzia masc-katura. v. chiavatura
mascaturare, s. m., fabbricante o venditore di serrature; leggi masc-katurare
mascella, s. f., tavola di legno, di misura medio-piccola per carpenteria
mÓscena, s. f., macina
mascenÓ, vb., macinare
mascenÓre, s. m., mugnaio (rd). v. mulenare
masceniedde, s. m., macinino per il caffŔ o l’orzo (ll)
masch’, agg., maschio
masch’, s. m., fuoco pirotecnico, mortaretto (rr). v. murtalett’
maschette, s. m., catenaccio; in scritti dell’800 sta per ‘paletto di serratura’. Si pronunzia‘masc-kett
mascýa, s. f., magia
masciale, s. m., maiale (rr). v. porc’
masciÓra, s. f., maga, fattucchiera (rr)
masciarura, s. f., lett., combaciatura: detto della parte pi¨ morbida della panella, a contatto con le altre durante la cottura (rr). Danzi traduce: mollicone di pane caldo
masciottela, s. f., caciotta, piccola forma di formaggio; na masciottela de lu casce, una piccola forma di formaggio (am)
mÓscule, agg., maschio. Si pronunzia masc-kul
massciara, s. f., ambasciata; te ripete sta’ massciara, ti ripeto questo messaggio (am). v. mmasciara
mast’, s. m., mastro, scritto anche maste. v. mastr’
mastare, s. m., bastaio. Anche bastare. ‘Mmastare Ŕ agnome di famiglia
maste, v. ‘mmaste
mastr’, s. m., mastro, artigiano, maestro di scuola (rr). v. mast’
mastranza, s. f., maestranza, intesa anche come: unione, categoria di artigiani (am)
mastredasce, s. m., falegname, carpentiere; la voce si trova giÓ nel XVI sec.
mastred’atti, s. m., una sorta di funzionario, con funzioni di cancelliere o magistrato che trascriveva gli atti; Ŕ una voce in disuso giÓ nei primi anni dell’800
mastre de fera, s. m., funzionario incaricato di far rispettare regolamenti e leggi durante lo svolgimento di ferie e mercati, operante fino al ‘700
mastressa, s.f., presuntuosa, saccente; al m. si dice mastr’; nun te fÓ mastr’, non ti credere bravo. Tuttavia, in Danzi si trova: li mastresse, che in nota Ŕ tradotto: ‘i saccenti’
mastriÓ, vb., operare, preparare, curare; na purcedda sanara e mastriara, una piccola scrofa ‘sanata’ e preparata per l’ingrasso. v. sanÓ e sanapurciedde
matarazz’, s. m., materasso
materia, s. f., pus, essudato provocato da infezione
matý, v. matina
matýna, s. f., mattina; a lu matý venenn, domani mattina; a lu matý e alla sera, di mattina e di sera. Top., Piane de lu matine,Piano del mattino
matra praregna, agg., matrigna; la nostra matra praregna ca eve l’Italia, la nostra matrigna che Ŕ l’Italia (am)
mattascione, s. m., frusta, scudiscio (rd)
matt˛ne, s. m., mattone. In senso fig.: la testa o il cervello; me stascia magnenn lu matt˛ne, mi stavo lambiccando il cervello (am). v. cerviedd’ e merodda
matutina, s. f., scampanio del mattino; stumatý, sunenn matutina, stamattina, mentre suonava il ‘mattutino’, ossia la campana della chiesa (am). v. matutine
matutine, s. m., ora canonica, alle prime luci dell’alba. v. matutina
mazza, s. f., mazza. Danzi traduce, nel contesto dei suoi versi: sostegno bordato con drappo di seta, fettuce e ori, su cui poggiavano lestatue dei santi portate in processione. Un detto popolare recita: nu sfott’ la mazza di san Gerard’
mazzacÓne, s. m., pietrame grosso di scarto
mazza e pizzeche, gioco di ragazzi; scritto anche mazza e pivize. In italiano Ŕ ‘lippa’, il gioco che si fa con due bastoncini, uno lungo e l’altro piccolo ed appuntito alle estremitÓ (lippa) che si fa saltare in aria con un colpo, e si colpisce di nuovo al volo. Cfr. DEI, ‘lippa’. v. pizzeche
mazza parÓra, detto della sposa che procede impettita e dritta come una mazza (rr). Ivi, detto di: giovane bella, ma senza vita e senza grazia. Triani aggiunge anche il significato di ‘spaventapasseri’
mazzÓra, s. f., mazzata, bastonata; nasarcinara di mazzare, una scarica di botte (rr); da Triani: mazziÓra. v. mazzeÓ
mazze, s. m., mazzo, in senso generico; nel linguaggio triviale sta per: culo
mazzeÓ, vb., battere, menare mazzate; mazzÚava li chiove, batteva i chiodi (am)
mazzucca, s. f., mazurca (rr)
‘mbaccý, vb., impazzire; part. pass.: ‘mbacciure
‘mbÓccia, avv., in faccia, dirimpetto; usato in senso pi¨ generico: ‘mbacce lu cuddare, sopra il colletto
‘mbaccýa, avv., in stato di pazzia; tante ranna Ŕ l’allegria, cume gessere ‘mbaccýa, Ŕ tanta l’allegria, come se uscissero di senno
‘mbaccimente, s. m., pazzia. Comun. sta per grattacapo, impegno di testa, ad es. in una ricerca o indagine; menaze lu monn sott sova per verŔ, addu te truvave e po’, a la fine de li (mbacci) ment’ me dess: qui nugn’eve, rigir˛ il mondo sotto sopra per cercarti, e poi alla fine degli sforzi, mi disse: qui non c’Ŕ
‘mbagliÓ, vb., impagliare
‘mbagliasegge, s. m., impagliatore di sedie. Mbagliasegge Ŕ agnome di famiglia
‘mbambalure, agg., imbambolato (am)
‘mbame, agg., infame; Ŕ un termine desueto
‘mbanatura, s. f., filettatura
‘mbantascare, agg., tremolante, oscillante. Deriva da ‘pandasca’ (cfr. MTG, ‘pandaske’), la parte molle della pancia; cu queddi rachene ngodda mbantascare, con quegli stracci che ti ballanno addosso (am).v. pantascha
‘mbanzia, s. f., impressione, sembianza; me vene mbanzia quann’ era peccidde, mi viene in mente quando era piccolo (vv); me dascýa nambanzia de nu valane quann ara, mi dava l’impressione di un contadino quando ara (am); gne farragge pegliÓ la mbanzia de‘‘napaisana nosta e te la mannerragge arretrattara, gli far˛ fare conoscenza con una nostra paesana e ti mander˛ il suo ritratto (am)
‘mbappÓ, vb.,intingere, rendere appiccicoso, impiastricciare
‘mbappinÓ, vb., confondersi
‘mbarÓ, v. ‘mparÓ
‘mbart, avv., quasi, all’incirca; osce, ‘mbart vespra, locc locc, e noi noi, oggi, verso il vespro, calmi calmi, tra di noi (am). Anche in altri dial. luc. si trova: mbart e mbarte. v. ‘mbra
‘mbasciÓ, vb., fasciare, comun. riferito ai neonati; part. pass.: ‘mbasciare
‘mbascianna, s. f., corredo per fasciare il neonato; scritto anche: infascianna (rr)
‘mbastÓ, vb., impastare; lore ‘mbastene, lore schanene e llore fanne li llegge, loro impastano, loro fanno il pane e loro fanno le leggi (am)
‘mbastacrera, s. m., figulaio, ovvero produttore di terraglie. Mbastacrera Ŕ agnome di famiglia
‘mbaste, s. m., impasto, detto della malta cementizia
‘mbattÓ, vb., impattare, fare pari. v. apparÓ
‘mbeciÓra, s. f., telo o coprivestito impermeabile; manneme na ‘mbeciÓra, c’hagge da fanu rriale, mandami una ‘mbeciara perchÚ devo fare un regalo (am)
‘mbegnÓ, vb., impegnare
‘mbelŔ, vb., avvelenare, avvelenarsi; stagge ngasa mbelenn feree, sto a casa a rodermi il fegato (am)
‘mbenn’, vb., appendere. v. mpenn’
‘mbere, avv.,sotto, abbasso; dÓ mbere, laggi¨
‘mberne, v. ‘mmerne
‘mberzellare, part. pass., coccolato, come Ŕ tradotto nelle note di Pica
‘mbestÓ, vb., contagiare
‘mbestrignÓ, vb., pasticciare, insudiciare. v. pestrigne
‘mbettÓ, vb., infettare; part. pass.: ‘mbett (am)
‘mbettela, avv., con la pettela (della camicia) da fuori. v. pettela
‘mbezzÓ, vb., infilare, conficcare, mettere dentro; in senso fig.: fasciste mbezzÓ pure a lu parent tove a la firrovia, facesti entrare (assumere) pure il tuo parente alla ferrovia (am). Si scrive anche: ‘mbizzÓ e ‘mpizzÓ. v. ‘mpurtusÓ
‘mbezzeÓ, vb. incollare, v. ‘mpezzeÓ e impizzecÓ
‘mbezzeÚnte, agg., appiccicoso; cu sti sÚrele ‘onte e ‘mbezzeÚnte, con queste setole (capelli)unti ed appiccicosi
mbiaare, s. m., impiegato. v. ‘mbiegare e ‘nghiaare
‘mbiangÓ, vb., imbiancare. Per motivi di igiene pubblica, si faceva obbligo di imbiancare con la calce interni ed esterni di taluni immobili, soprattutto delle botteghe. v. agghiangÓe ‘nghiangÓ
‘mbicciÓ, vb., infastidire, intromettersi, occuparsi; stagge ‘mbicciare ind d’aria, sto occupato fuori; nun te ‘mbicciÓ, non ti mettere in mezzo. v. ‘mpicciÓ
‘mbiccie, s. m., fastidio, seccatura; apprett’ e mbicce, interessamento e fastidio. Scritto anche: ‘mbicce
‘mbicciuse, agg., fastidioso
‘mbiegare, s. m., impiegato. v. ‘nghiaare
‘mbizzÓ, v. ’mbezzÓ
‘mb˛, v. ‘mp˛
‘mbonne, vb., sistemare, caricare; ad es., aiutare a mettere un fagotto in testa. v. ‘mponne e sponne
‘mbonne, avv., in fondo. Scritto anche: ‘mbunne
‘mbont’, avv., in punta; nu malate mbont’ de morta, un malato in punto di morte; un detto ingiurioso: pozza ferný ‘mbonta nu pale, possa finire impalato; cu l’alma ‘mbonta li dente, in fin di vita (am). v. ‘mpunt e ponta
‘mbose, agg., bagnato, inzuppato; lu pane ‘mbose, il pane bagnato(am). v. ‘mbuss’
‘mbosta, s. f., colazione frugale, spuntino (ll)
‘mb˛ze, avv., in senso lett. Ŕ ‘in posa’, che nel contesto dello scritto qui riportato significa ‘in mano’ o ‘in braccio’; tu te crenza ca lu Santisime lu purtavaspeselare mb˛ze, ti credi che portava il Santissimo in ‘posa’, leggero leggero (am)
mbra, avv., tra, fra, ma anche quasi, circa; desciett mbra mi e mmi, dissi fra me e me (am); ‘mbra vespra, circa all’ora del vespro (am). v. ‘mbart
‘mbracce, avv., in braccio (rr); anche: ’mbraccia (vv)
‘mbragerÓ, vb., infradiciare; nunne mbrageramm cchi¨ li cerviedd, non ci pensiamo pi¨ (am). Scritto anche: ‘mbracerÓ. v. ‘nfragerÓ
‘mbranare, agg., inesperto, incapace
‘mbrascenza, avv., in presenza; nun se fa mbrascenza, non si fa a vista, come spiega Verrastro in nota
‘mbratant’, avv., frattanto. v. ‘ndramente e ‘ndratante
‘mbrattechý, vb., impratichirsi
‘mbrattodda, agg., donna svelta (tb); sta anche per: donna sporca, pasticciona
‘mbrecciÓ, vb., lavoro di brecciatura delle strade
‘mbrellare, s. m., ombrellaio, riparatore di ombrelli
‘mbrelle, s. m., ombrello
‘mbrenÓ, vb., ingravidare. v. ‘mprenÓ
‘mbrescenÓ, vb., in senso lett., avvoltolare; part. pass.: ‘mbrescenare, che significa imbrattato. Mbrescenare Ŕ agnome di famiglia. v.‘mbruscenÓ
‘mbrescia, avv., in fretta; a la mbrescia a la mbrescia, presto presto (am). v. all’ambrescia
‘mbrest’, avv., in prestito; adda gý ‘mbrest, deve andare a chiedere inprestito (am)
‘mbrestÓ, vb., prestare
‘mbretta e ‘mb¨ria, modo di dire, in fretta e furia (am)
‘mbriacÓ, vb., ubriacare, ubriacarsi; part. pass.: ‘mbriacare; ‘mbriacÓ la matassa, imbrogliare la matassa
‘mbriacara, s. f., bevuta, ubriacatura. v. pedda
‘mbriach’, agg., ubriaco
‘mbrima, avv., in primis, come prima cosa
‘mbronde, avv., in fronte; si trova anche: ‘mbronda
‘mbruÓ, vb., improvvisare; te ‘mbruuaze nu alant trascors, ti improvvis˛ un bel discorso (am)
‘mbrugliÓ, vb., imbrogliare; so ‘mbrugliare cu li cerviedd, sono confuso (am)
‘mbrugliatina, s. f., confusione, scompiglio
‘mbruglione, agg., imbroglione
‘mbruntÓ, vb., incontrare, affrontare
‘mbruogl’, s. m., imbroglio
‘mbruperie, s. m., improperio
‘mbrusÓ, vb., imbrogliare, rifilare qualcosa in mala fede. Scritto anche: ‘mbruusÓ
‘mbrusatura, s. f., raggiro, truffa
‘mbruscenÓ, vb., rivoltarsi per terra (come i maiali); imbrattare, sporcarsi. v. ‘mbrescenÓ
‘mbrustulÓ, vb., scottarsi: la spiegazione Ŕ nei versi di Danzi
‘mbrutteggiÓ, vb., fruttificare, produrre frutti; la terra nun mbruttegiaze pe sett’ann, la terra non diede frutti per sette anni (am). v. fruttuggiÓ
‘mbuÓ, vb., infuocare, riscaldare (am); part. pass.: ‘mbuare
‘mbucÓ, vb., imbucare, mettere la posta in buca
‘mbumba, s. f., bevanda in genere; sta anche per: medicina o bevanda di forte effetto (rd)
‘mbume, avv., in fumo
‘mbunne, v. ‘mbonne
‘mbuntunare, part. pass., appostato, messo di guardia in un cantone (am). v. ‘mbustÓ
‘mbuppare, part. pass., ripieno, colmo; lu bosch Ŕ mbuppÓ e iur¨, il bosco Ŕ rigoglioso e pieno di fiori (am)
‘mburchiÓ, vb., infilare, nascondere; mporchia e sforchia lu ammale, infila e sfila il gambale (rd)
‘mburia, v. ‘mbretta
‘mburluccÓ, vb., adornarsi di gioielli, mettersi elegante. v. berlocch’ e brelocche
‘mburnÓ, vb., infornare
‘mburnara, s. f., infornata di pane
‘mburnare, s. f., infornato; a use de fiha ‘mburnara, come un fico infornato
‘mburtÓ, vb., interessare
‘mburt‘ante, agg., importante (am)
mburzÓ, vb., rinforzare, aumentare; taliÓ, aveza lu pere, vý ca d’acqua ‘mborza, amico, fai svelto che l’acqua sale, aumenta (am)
‘mbuss’, part. pass., imbevuto, inzuppato; nunn’Ŕ zuppa ca pane ‘mbuss, non Ŕ zuppa che pan bagnato (am). v. ‘mbose
‘mbustÓ, vb., impostare, nel senso di attendere al varco, tendere un agguato. v. ‘mpustÓ
‘mbustura, s. f., impostura
‘mbuttý, vb., imbottire; rucchelembuttite de pulpette (vv); part. pass.: ‘mbutture
‘mbuttita, s. f., coltre
me, inter., bene, proprio cosý; usato anche come cong.: ma
mece, avv., invece (am); scritto anche ‘mmece
meccia, s. f., pezzo di legno da incastro o giuntura
mechŔle, nome proprio, Michele. Comun. sta per: nichelino, moneta in nichel da venti centesimi; le mÚchele de quatt s˛lete nu ngaminenecchi¨ , i nichelini non hanno pi¨ valore (am)
mecýrie, s. m., omicidio (am)
meddýa, s. f., mollica. v. middýa
megliera, s. f., moglie. v. migliera
mÚle, s. m., miele
mŔleca, s. f., mŔlega, saggina(am); altrove sta per: America
melogna, v. mulogna
melon’, s. m., cocomero
menÓ, vb., menare, buttare; la femmena ‘mbriacona mena lu mustacc’, la donna ubriaca caccia fuori i baffi (rr). Modi di dire con significati diversi: nun savemm’ chi mena marze, non sappiamo che succederÓ; savireve menÓ, sappiatevi comportare; i nun te megnongienze, io non ti butto incenso (rd); menÓ la carta (o bigliette) dare il voto; menÓ li pporte, chiudere le porte (am); menare nante, mandato avanti (vv); menÓ nu dire, alzare un dito, intervenire (ma)
menÓre, s. m., mannaro; lu dupi minaro, il lupo mannaro (rr)
mende, avv., mentre; mende ca gia cuglienne le cecorie, mentre andava raccogliendo cicorie (vv)
mene, avv., meno
menemÓle, avv., meno male; si trova anche: menumale
menghianaria, s. f., minchioneria
menghiarile, agg., minchione (am)
menistre, s. m., ministro. Menistre Ŕ agnome di famiglia
menna, s. f., mammella; anche col significato di caciocavallo (rr). Si trovaanche: menn’
mennele, s. f., mandorlo. v. Portamendola
mennezza, v. munnezza
mente, s. f., mente, memoria, ingegno. v. ‘mbaccimente e ‘mmente
menuzzÓ, vb., sminuzzare
menuzzaglia, s. f., residuo minuto
menz’, agg., mezzo; al f. menza
menz’, avv., in mezzo; hagge mise li bona gent pe’ lu menz, ho chiesto la mediazione di brava gente (am). v. mmenz’
menzana, s. f., mezzana, la parte di terreno non coltivata e riservata a pascolo nelle grandi proprietÓ rurali
menzanýle, s. m., ‘mezz¨le’ della botte; pe’ fa tirÓ lu menzanýle a la botte, per togliere la parte centrale del fondo, giÓ predisposta con un manico alla rimozione, per poter pulire la botte all’interno (am)
menzanotta, s. f., mezzanotte
menzapezza, s. f., moneta pari a mezzo scudo. v. pezza
menz’ culunnate, s. m., moneta d’argento spagnola. v. culunnato
menzette, s. m., misura di capacitÓ per aridi; anche misura agraria, pari a 1|2 tomolo. Le rennete de lu menzette erano le rendite costituite da una quota di grano da versare sul ricavato della molitura del prodotto di proprietÓ delle chiese o enti religiosi
menz’ giorne, s. m., mezzogiorno
meraclu, s. m., miracolo (am)
meraglia, s. f., medaglia. v. muraglia
mercare, s. m., mercato; anche murcare
mercare, agg., economico, conveniente; avann lu vine va mercare, quest’ anno il vino ha un prezzo conveniente (am). Scritto anche: murcare
merch’, s. m., segno, scalfittura
merciare, s. m., bottegaio, merciaio (rr)
merculý, s. m., mercoledý. E’ una voce in disuso, tratta da Riviello
merculý, s. m., gioco di ragazzi, detto anche
‘uno monta la luna’, durante il quale si diceva, per sequenziare le varie fasi del gioco: uno monta la luna, due il bue, tre la figlia del Re, quattro il gatto, cinque si raccoglie il frumento, sei a piedi incrociati, sette una piroetta, otto una culata, nove si monta, dieci si smonta. v.
uno monta la luna
merdarýa, s. f., schifezza, porcheria; gne chiavene mmana na merdaria de nient’, ci mettono in mano meno che niente (am)
merdaruole, top. rurale, oggi riferito a zona inurbata. Soltanto nel ‘700 la denominazione del sito, in cui si riversavano scarichi di ogni genere dalle mura della cittÓ, venne modificata in ‘Verderuolo’. Un detto popol. recita: Merdaruole, merda dascia e merda truove
merŔ, vb., vedere; voce desueta che si trova -raramente- al posto di verŔ, ma scompare giÓ nei primi decenni del ‘900. v. verŔ
mŔre, vb., mietere; Ŕ una voce in disuso, che si rinviene in Marsico; quanne duocche scarpesare neva, quimeremme a la fodda, quando voi calpestate la neve, qui mietiamo alla grande. Cfr. ARM, ‘merere’
merecÓ, vb., medicare
merecina, s. f., medicina
merenna, s. f., merenda (rr). Riferito al pasto del contadino, v. mappatella e magnÓ
meretÓ, vb., meritare
merl˛ne, agg., sciocco; cumm nu cane merlone, come uno stupido cane
merluzz’, s. m., merluzzo
merodda, s. f., in senso lett. midollo; sta per: cervello, talora anche testa. Scritto anche: merodde e murodd’. v. cerviedd’ e mattone
mesale, s. m., tovaglia da tavolo. v. tuaglia
mesarule, agg., mensile, riferito al bracciale che veniva assunto a mesi interi
mesatone, s. m., mesata, pi¨ esattamente la paga mensile pi¨ ricca del normale (am)
mescisca, s. f., carne disseccata. Danzi scrive: Ŕ de pecura la mescisca. Anche miscisca
mescuglia, s. f., brodaglia, minestra. Danzi scrive: la mescuglia Ŕ na vampuglia, lu fasulo fa saziÓ e nelle note ai suoi versi spiega che: lavampuglia Ŕ una fiamma che dura poco, un cibo che non sazia
messiunante, s. m., prete predicatore
mesuriedd’, s. m., misurino (rr); era la misura pi¨ piccola per la vendita dell’olio
mÚta, s. f., ammasso di covoni (rr). v. burredde
mett’, vb., mettere; part. pass. mis; appena simittýa mano, appena si cominciava (rr); mett’ latavola, apparecchiare
mezzana, v. campanar’
mezziÓ, v. ammezziÓ e ‘mmezziÓ
mia, avv., mica, affatto, per niente; nu li vagge mia arrobba, non li vado mica a rubare. Scritto anche: miha
micc’, s. m., lucignolo (rr); anche micce. Pi¨ tardi si trova micc col significato di gamba esile, gracile
micceppý, agnome di famiglia
micciariedde, s. m., fiammifero; Micciariedde Ŕ agnome di famiglia
miccule, p. f., lenticchie
middýa, v. meddýa
mie, agg. e pron. poss., mio. Pi¨ comun. senza l’ultima vocale: mi frÓ, mio fratello; mi mamma, mia madre
mieglie, avv., meglio (am); anche agg.:migliore
mieppele, agg., miope
miere, vb., mietere; mieriti rane mie, lasciati mietere, grano mio (rr)
miere, s. m., mero (puro), comun. sta per: vino buono, ovvero non mescolato
mieree, s. m., medico
migliera, s. f., moglie
minaro, v. menare
minestra, s. f., minestra; la ‘minestra maritata’ era composta di scarole, vezze, finocchi, acci e cardoni, facendosi ducumÓ nel brodo di gallina, mischiandovi formaggio e salami (rr)
minghiarile, agg., pover’uomo, uomo di poco conto
mingrella, agnome di famiglia
minn mann, modo di dire del popolino: sta per ‘requiem aeternam’ (rd)
miscisca, v. mescisca
miserŔre, s. m., in senso fig.: sequela di disgrazie (ll); sta anche per: male fisico senza rimedio, cancro. Si diceva Ŕ mort’ p’ lu miserere, quando non si conosceva la causa del decesso (rt)
‘mmale (mmalere), vb., sostitutivo del vb. valere, quando Ŕ preceduto da negazione: nu mmale propie, non serve proprio; nu ‘mmalene chi¨, non servono pi¨
‘mmana, avv., in mano, in potere di, al tempo di; nu curtiedde mana, un coltello in mano; a mane li burbone, al tempo dei Borboni;‘mana a Giese Crist’, nelle mani di Ges¨ Cristo;‘gne l’avienne fatt verŔ propie mmana, gli avevano fatto credere che era cosa fatta (am); aggia mett’ mane, devo cominciare. v. mane e mana

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