I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera R

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

racana, s. f., tessuto di infima qualità, da cui il nome delle rozze tende dei venditori ambulanti
raccòveta, s. f., raccolta, detto di frutta, cereali e similari (rr). v. accoveta
raccumannà, v. arraccumannà
raciopp’, s. m., grappoletto d’uva, residuo di vigna (rr)
raciuppà, v. b., raccogliere, racimolare. v. arraciuppà
raddale, s. m., arnese di ausilio al contadino per l’aratura, a doppio uso: ricavato da un tubo di ferro, da un lato era aperto a mò di scalpello per ripulire dal fango i vari meccanismi dell’aratro; dall’altro vi era infilato un bastonicino cui era legata una corda o staffile (scuriate) per incitare l’animale al lavoro
rafaniedde, s. m., rafanello o ravanello(ll)
ragghie, s. m., raggio. Verrastro scrive: ragghio
raggiona, s. f., ragione
ramà, vb., irrorare la vite col solfato di rame
ramare, s. m., solfato di rame usato per curare le viti; giett a menà mbò de rramàte a lavegnaredda, andai ad irrorare un po’ di rame alla vignarella (am)
ramegna, s. f., gramigna, erba infestante. Gramignacci è top. rurale
ramèla, s. f., oggetto metallico, recipiente di nessun conto; in senso fig., detto anche di persona incapace
rammofele, s. m., grammofono (ma)
rana, s. f., grano, moneta di rame pari a quattro centesimi. v. doi rana, recingh’, trerana, quattrana
ranare, s. m., granaio. La provvista del grano per uso familiare era tenuta, oltre che nelle cannacamere, nei ranari costituiti da un angolo di locale, asciutto e ventilato, tutto chiuso in una sorta di paratia di legno alta fino a 2 mt., con un piccolo sportello a ghigliottina nella parte inferiore ed un coperchio a botola nella superiore
randinie, s. m., spiga di granone (grano d’India). E’ scritto anche: randin’ e ranirinie.Randinio è agnome di famiglia
rane, s. m., grano
ranirinie, v. randinie
rann’, agg., grande; scritto anche rra e ran’; li rann sono dette le persone adulte
rannanera, s. f., grandine (rr). Marsico e altri dopo di lui scrivono: rannena
rannutiedde, agg., grandicello
ranzandone , s. m., santone, grande santo (am)
ranzidd’, s. m.,chicco di grandine; li ranzidd tucchene terre, la grandine arriva a toccare terra. Ranzidde è agnome di famiglia
rapa, s. f., broccoletto
rapesta, s. f., rapa selvatica (ga); po ballamme cu na rapesta, poi balliamo con una rapa (rd). In lingua è detta ‘ramolaccio’, ossia Raphanus sativus. In altri dial. luc., rapeste è agg. e sta per ‘pestifero’
rappa, s. f., grappa
rapuonzole, s. f., valeriana, col nome scientifico: Valerianella olitoria
ràrea, s. m., radice; li rubbeglie de rànnera hann destruggiù li raree cchiù mbonne, i chicchi di grandine hanno distrutto le radici più profonde (am). v. rrareare e serrareà
ràrea, s. f., radio, ovvero apparecchio radiofonico
rascà, vb., raschiare, graffiare; in senso fig.: stonare, suonare stridendo; cchi tene vuò fa maste Canie quanne rascae fa li parta a sole cu lu bumbardine, chi può uguagliare mastro Canio quando stona e fa gli assolo col bombardino
rasch’, s. m., graffio, scorticatura; dim.: raschetiedde
rascacasce, s. m., grattugia per il formaggio. Rascacace è agnome di famiglia. v. rattacascie
ràsela, s. f., piccola parte o striscia di terreno; na rasela de vigna, un filare di vigna (rr)
rasse, s. m., grasso; sta anche per: concime o letame; chi n’adda dà la terra senza rasse?, cosa deve fruttare questa terra se non è concimata? (vv)
rassima, s. f., eccesso di grasso; lu dupe ha mise rassima, il lupo si è ingrassato (am)
rasta, v. grasta
rastiedde, s. m., rastrello
rasuole, s. m., rasoio
rasuola, s. f., raschietto, usato in formati diversi, sia per la pasta di casa che per lavori di muratura
ratiglia, s. f., graticola, griglia
rattà, vb., grattare; in senso lato: rubare
rattacule, v. revelare
rattacascie, s. m., grattugia per il formaggio. v. rascacasce
rattara, s. f., grattata; più comun. sta per: ‘pomiciata’
rattuso, agg., pomicione (ll)
raù, v. rraù
ravà, vb., aumentare, appesantire; la tangedda de lu fuatee è ravà, la tassa del focatico è aumentata (am)
ravose, agg., gravoso, pesante; è assai ravosa la salma, è assai pesante la salma (am); i vagge diegge cu la mana, voi manghe giare rravose cu la trippa, io vado leggiero con la mano, ma nemmeno voi andate in giro a stomaco pieno
razià, vb., ringraziare, fare grazia (rr); ivi: l’araziamm’ S. Girard’ mi’, lo ringraziamo, San Gerardo mio. v. arrazzià
razia, s. f., grazia. v. arrazia
razia, avv., grazie; razia a signoria, grazie a signoria (rr); anche: razzia
raziona, s. f., orazione. Dal racconto delle gesta di una ‘masciara’, tal Lucia Ciaiola: faceva mettere la testa dei suoi ‘pazienti’ in una bacinella piena d’acqua, salata con tre ascini disala, e dopo un po’, se Lucia non alizzava, non si era trovato rimedio per curare il male (sp)
razzente, agg., frizzante; detto del vinello potentino, che, in realtà, per la bassa gradazione è spesso asprigno
rebusciare, agg., debosciato, vizioso (rt)
recapetà, vb., recapitare, consegnare(am)
recchia, v. regghia
recchietell’, s. f., orecchietta, pasta di casa; Riviello scrive che era detta anche: recch’ d’ prevere, orecchie di prete
recelà, v. arrecelà
recettà, vb., raccogliere, accogliere, offrire rifugio
receve, vb., ricevere, accogliere
reciett’, s. m., ricovero per animali, in senso lato, riposo; bone reciett’ a tutt quantii, buon riposo a tutti (am)
recingh’, s. f., moneta in rame, pari a due grani e mezzo o dieci centesimi; sta anche per moneta, in senso generico. Riviello scrive:‘recinga. Più tardi recingh’ sta, in senso lato, per: soldi, moneta in genere
recòglie, vb., raccogliere, riunire e riunirsi; s’è recovete pure iedd, anche lui è ritornato (am). v. accuoglie e rucuoglie
recorre, vb., ricorrere, protestare; ca giar’ arrecorre, su, andate a protestare (am)
recovete, s. m., raccolto; detto per il raccolto del grano o altri prodotti agricoli
recrie, s. m., godimento, scritto anche: ricrie e rucrie. Sta anche per: orgasmo
rèfela, s. f., spiffero, folata di vento; in senso fig. inteso anche come: spicciolo (di moneta)
refiurà, vb., rifiutare; chi refiura nun mereta, chi rifiuta non merita (am)
refònne, vb., rifondere, aggiungere. v. rufonne
refresche, s. m., benedizione, preghiera per i defunti (am)
regghia, s. f., orecchio; pe’ na regghia trasene e pe’ ‘nn ‘ata se ne iescene, per un orecchio entrano e per l’altro escono (am). v. recchia
regghine, s. m., orecchino; li regghine a ppéra, orecchini, pendenti a forma di pera (am)
reglia, s. f., cumulo di neve (rr); anche: regliatura o rigliatura con lo stesso significato
regliere, s. m., cuscino, termine ormai desueto del sec. XVI
regne, s. m., fascio di spighe di grano; più regne formano nuburredd’ o un covone; sta anche per: regno
remérie, s. m., rimedio (am); scritto anche: rremerie
remenà, vb., mescolare. Dai versi di Rocco Brindisi: i bambiniremenaven, con undito, il cielo fitto di stelle esurchiavenl’uovo rotondo della luna. Si trovano anche: arrumenà, rremenà e rremmenà
rend’, v. renz’
réne, s. m., rene; quann la fatia gne va mpo’ ndrete li rrene, l’attane penza subbete a farlu prevere, quando il padre vede che il figlio non vuole lavorare, pensa subito a farlo diventare prete (am)
rengedda, s. f.,roncola di misura media; scritto anche ringiedda. v. ronga e rungeglione
rengéddedda, s. f., piccola roncola, una sorta di coltello appena arcuato; dasciett de mane a la rengeddetta, misi mano alla ronca piccola (am)
rengrazià, vb., ringraziare; chi rrengrazia tene dea de se ne esce pe’ la porta de d’orte, chi ringrazia già pensa di non ricambiare (am)
rengresce, vb., rincrescere (am)
renne, vb., rendere
renneniedde, s. f., rondinella; mang na renneniedda avradda putè trase, nemmeno una rondinella potrà entrare (am). Renneniedd’ era l’agnome di un noto politico e avvocato potentino
rénnete, s. f., rendita
renz’, avv., accosto, rasente; renz renz, vicino vicino. Più di recente si trova anche: rend’
reparà, vb., ripararsi, mettersi al coperto (am)
repetà, vb., replicare; e non ai da repetà, e non devi replicare (rd)
representà, vb., rappresentare (am)
rera, v. rrera
rescedde, s. m., fetta; accumenzai a feddà zerti rescedd a use de pane, cominciai a tagliare certe fette come si fa per il pane (am)
resìa, s. f., eresia (vv)
responne, vb., rispondere. Danzi, nella prima edizione scrive: manc’ uno me risponnia, nemmeno uno mi rispondeva; nella edizione successiva: manche uno me responnia
restà, vb., restare, rimanere; usato anche come vb. tr.: t’agge restà bone, ti ho lasciato in buona salute. v. rumanè
restucce, s. f., stoppia, residuo di cereali dopo la mietitura. Riviello scrive: ristucce
rètena, s. f., dozzina: somm’ cumpar’ a rètena, siamo compari ‘a dozzina’. Il detto ha origine da cerimonie votive come i pellegrinaggi, durante le quali i fedeli, amici e conoscenti tra loro, si tenevano per mano e girando insieme intorno alla chiesa, si dicevano compari (o commari) per tutta la vita (rr)
rètene, s. f., redine
retiglie, s. m., libre de lu cumande, ovvero il libro in cui gli ‘apprecettatori’ tenevano le ‘razioni’. v. apprecettà e apprecettatore
retratte, s. m., ritratto; più di recente col significato di fotografia
revelà, vb., regolare, sistemare; m’haggia revelà li fatt mie, devo regolare i fatti miei
révela, s. f., regola
revelàre, s. f., rosa canina, fiore di siepe. v. rattacule
revetàle, s. m., rovo, roveto; revetale de femmene è il rovo di more. Revetale (o Rovidale) è agnome di famiglia
revòta, s. f., svolta; più comun.: curva stradale molto stretta
revutà, vb., rigirarsi, ribellarsi. Danzi scrive: s’era Naple revutare. v. ruvutà
rezzétta, s. f., ricetta; anche col significato: conto da pagare e voto politico; menà larezzetta clu nome di.., dare il voto aÉ (am). v. vore
rialà, vb., regalare, da cui il part. pass.: rialare. v. arrialà
riàle, s. m., regalo; so riali venure da voi, son regali venuti da voi (rd)
ricc’ fuletan’, un tipo di pasta fatta in casa; di formato lungo, lavorata intorno ad un ferro sottile per dare forma di spirale; da non confondere con la pasta dell’area napol., detta ‘ricc’ furetano’ (da forese, contadino), che era di formato corto, da minestra, appena rigata a mano. v. fuletane
ricingh’, v. recingh
ricivio, s. m., ricevuta; è un termine usato in atti notarili. Pica ricorda che sta anche per: elezione politica o amministrativa
ricrie, v. recrie
ridd’, s. m., grillo. Ridd è agnome di famiglia
riéine, s. m., origano. v. rrieghene
riella, s. f., striscia di legno, tavola sottile e diritta, che serve per lavori di precisione in muratura
rigge, s. m., origine; a chi n’è stàla causa e rigge, a chi ne è stata la causa e l’origine(rd)
riggiola, s. f., mattone, mattonella di terracotta
riggiong’, vb., raggiungere, conseguire. Riviello spiega che quando un semi analfabeta era capace di riggiong’, ovvero di comporre per bene le parole, era a buon punto nella sua istruzione
rigginale, agg., originale (vv)
rigliatura, v. reglia
rilasce, s. m., lascito, eredità
rinacc’, s. m., rammendo
rinaccià, vb., rammendare, cucire per rimediare ad uno strappo. v. arrenaccià
rinàle, s. m., orinale
ringiedda, v. rengedda
rire, v. rrire
rioplane, s. m., aeroplano
rìpele, s. m., i frutti dell’acacia, che somigliano ad un baccello di pisello
rippele, s. m., truciolo di legno
risceggnuole, s. m., usignuolo (ll)
riscele , s. m., riscolo, pianta erbacea con foglie carnose che si mangiano cotte. v. mariscele
ristucce,v. restucce
ritornà, vb., restituire
rizz’, s. m., riccio (ll)
robba, v. rrobba
rodda, v. rrudda
roggia, s. f.,erba detta Rubia tinctorum, da cui si trae il colore rosso
rognacavadd’,s. m., pianta erbacea; ssi tterr ngultive chiene di cardedd e rrogna cavadd, queste terre incolte piene di cardedde e rognacavadd’. Il nome scientifico è: Tussilago farfara, famiglia delle Compositae. v. cardedda
rolla, s. f., cuoio grezzo, tipico prodotto del vicino comune di Montemurro (rr)
romanedda, s. f., un modo di legare i vitigni (rr)
ronciglia, v. ronga
rong’, s. m., gioco di ragazzi, che racconta Riviello: un giocatore, a turno, metteva un po’ di ceci nel pugno chiuso, e gli altri dovevano indovinarne il numero esatto. Cfr. ARM, ‘rongu’
ronga, s. f., roncola; è scritto anche ronciglia. Si differenzia dalla rengedda perché alla base della lama il ferro è forgiato con invito tubolare, perché possa esservi innestato manico o bastone più lungo. v. rengedda e rungeglione. Mezzaronca è top. rurale
rosamarina, s. f., rosmarino (rr)
ross’, agg., grosso. v. ruosse
ross’, agg., rosso; scritto anche: rosse e rross’
rota, s. f., ruota; com’ erm’ ncapetà sott l’arrota, come eravamo capitati sotto la ruota
rotole, s. m., misura di capacità di aridi, pari a kg. 890. Marsico scrive:
na rutelàra, circa un rotolo. v. cantaro
rotte, agg., rotto
rozza, s. f., cavallo vecchio, malandato, che serviva per lavori di trebbiatura (rr)
rra, v. rann’
rrareare, s. m.: il termine, desueto, ha il significato di muco, ovvero la parte di secrezione più profonda che si espelle con la tosse, nel contesto dello scritto di Danzi; ne sentemm li rrareare ca n’arrivano asciutt asciutt, come n’osse de presutte chiù spulpare hamma rrestà
rraù, s. m., ragù (rr). v. raù
rravuoglie, s. m., matassa ingarbugliata; in senso fig.: donna brutta, messa male. v. arravuglià
rrazion’, s. f., orazione(rr)
rrénnete, s. f., rendita (am)
rrèra, s. f.,rete, recinto di corda a rete per custodire animali; arbeze la rrera de li ppecure, aprì il recinto delle pecore (am). v. rera
rrie, s. m., rigo; nunn’ accugghiava mang a fa doi rrie, non riuscivo nemmeno a scrivere due righi (am)
rrieghene, s. m., origano. v. rieine
rrìre, vb., ridere; rerrìa, rideva (ma). v. rire
rrisa, s. f., risata; ne fascemm na rrisa, ci facciamo una risata (am)
rrobba, s. f., roba. v. robba
rrozza, s. f., ruggine. v. ruzza
rrudda, s. f., rifugio infimo, come una cripta o grotta (am); dim.: ruddescedda. v. rodda
rruseà, vb., rosicare. v. ruseà
ruagne, s. f., vaso o contenitore, più comun.: roba da poco conto o fuori uso; cu ssi ruagne ntesta, con questi stracci (o monili) in testa (vv)
rubbeglia, s. f., botta, schiaffo; li rubbeglie de rannene hann destruggiù li raree, le botte di grandine hanno distrutto le radici delle piante (am)
ruccule, s. m., focaccia di forma rotonda, con il buco nel mezzo; lu rucchele chiene, invece, era ripieno di formaggio e salsiccia, o frittele di maiale. E’ scritto anche: ruccul’ e rucculo
rucuoglie, v. recoglie
rucrie, v. recrie
rucuttale, s. m., contenitore di giunco, di forma quasi cilindra, per la ricotta fresca
ruddutte, part. pass., ridotto
rùfflà, vb., russare; gorgoglio dell’acqua che bolle (ll)
rufonne, v. refonne
ruiblas, s. m., deretano, sedere; se ti prode lu ruiblas, amico mio ne separamm(rd)
rumanè, vb., rimanere, restare; usato più spesso come vb. tr. v. restà
rume, s. m., atto del ruminare, masticare; in senso lato, mangiare; mo de lu rume àmme perse d’use, adesso abbiamo perso l’uso di mangiare (vv)
rummele, s. m., grosso ciottolo, pietra
rungegliòne, s. m., grossa roncola, in parte tagliente anche sul dorso della lama, ove il bordo per 4/5 cm. è affilato. v. rengedda e ronga
runzulià, vb., borbottare; runzulienn aummarie e patrennost’, borbottando avemaria e padre nostro (am)
rupp’, s. m., nodo; lu rupp’ de la scolla, il nodo del colletto; a rupp de zoca inta li spadd, a colpi di cordone sulle spalle, penitenza che gli uomini si procuravano durante le processioni (ma). Scritto anche: ruppe; dim.: ruppesciedd’. Rupp’ è agnome di famiglia
rupp’, s. m., colpo; ruppi di tosse, colpi di tosse
ruosse, agg., grosso. v. ross’
ruoto, s. m., teglia di forma rotonda. v. rutiedd’
ruppele, v. uppele
rusch’, s. f., frammento minuscolo di paglia, briciola; a li prime rusch so carutt, ai primi ostacoli sono caduti (am)
ruschelà, vb., rotolarsi; dà ruschela pe nterra la bardascia, là gioca per terra la bambina (vv)
ruseà, vb., rosicare. v. rruseà
rusponne, vb., rispondere (ga)
rutedda, s. f., rotella; rutedda bulugnese, girandola di fuochi d’artificio (rr); t’aggira la rutella, hai perso la testa (ma)
rutiedd’, s. m., cerchio, circolo (rr); più tardi col significato di tegame. v.ruoto.
rutta, s. f., grotta (rr)
ruunà, vb., rovinare
ruvescià, vb., rovesciare; più comun. sta per: vomitare
ruvurdà, vb., ricordare
ruvorde, s. m., ricordo
ruvutà, vb., rivoltare, mettersi in contrasto. v. revutà
ruzza, v. rrozza
ruzzulà, vb., rotolare; ruzzula barrile col significato di salto mortale (am)

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