I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera V

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

vacandale, s. m., terreno incolto, vuoto
vacande, agg., vuoto
vadda, s. f., valle
vadde, s. m., gallo; vadducc’, galletto
vaddone, s. m., vallone
vagnarda, s. f., giovane donna. Più raro al m., vagnarde
vagnardedda, s. f., giovanetta. Anche: vagnardedd’ e ‘ngnastriedde
vagnenott’, s. m., giovanotto (am)
vagnone, s. m., guaglione, ragazzo; ‘u vagnone zite, il fidanzato
vagnungiedde, s. m., giovanetto. Anche: vagninciedd’ e‘vagningiedd’. v. uagliungiedd
vaie, v. uaie
vainiglia, s. f., vaniglia
valane, s. m., uomo di campagna, addetto agli animali. In senso lato: bifolco; dim., valaniedde. Si trova anche ualane
valanzine, s. m., animale da tiro in aggiunta, lateralmente, al quadrupede legato a carrozza o traìne (ll)
valanzone, s. f., sbarra in legno posta tra l’aratro e l’animale da tiro; serviva a bilanciare le corde o catene di tiraggio
valente, agg., abile, lesto
vals’, s. m., valzer (rr)
vàlvane, s. m., betulla
vamba, s. f., vampa, fiamma (rt)
vambuglia, s. f., fiamma violenta e breve. Danzi scrive vampuglia; Langone scrive vambara
vannardì, s. m., venerdì. Si trova anchevennardì
vante, s. m., guanto
vantesine, s. m., grembiule; scritto anche vantisin’
vantiera, v. uantiera
vantiere, s. m., avantieri
vapore (a),avv., a vapore, in grande quantità; il termine deriva da ‘vapore’ (bastimento)
vapore, s. m., nave a vapore, locomotiva ferroviaria. Da una poesia di Verrastro: mo se vere si a zì Pupe / lu vapore addafischà, adesso vedremo se in Piazza 18 Agosto arriverà la ferrovia. Prima del 1860 tale piazza non aveva denominazione ed il luogo prendeva il nome dai proprietari della scarpata a monte, la famiglia Uva con l’agnome di zì Pupe
varagnà, vb., guadagnare. v. guaragnà, uaragnà e vuaragnà
varagne,s. m., guadagno; a sparte varagne, dividersi il guadagno. v. uaragne
vare, s. m., varco; nu vare inda la suala, un passaggio nella siepe
vareniedde, s. m., camiciotto o giubba del contadino, generalmente di colore blu scuro. Nelle note ai versi di Danzi si legge che varniedd sta per:corpetto di lana
varrucule, s. f., cavalletta
vastà, v. uastà
vàtica, s. f., gruppo di mulattieri, conduttori di bestie
vaticàre, s. m., vaticale, mulattiere
vattenniere, v. battennere
vavòne, s. m., nonno, antenato; al f., vava
vecchiariedde, s. m., vecchietto; per antonomasia, lu vecchiariedde era la statua di San Gerardo
vecelante, s. m., vigilante
velàta, s. f., pastrano lungo e leggero da contadini (rr)
veléne, s. m., veleno, ma anche umore, materia umida. v. uléne
vendegna, s. f., vendemmia. Si trova nel dialetto ‘moderno’ ed è un cognome diffuso. v. veregnà
vendrésca, s. f., interiora, parte interna del maiale o altro animale
venge, vb., vincere; hamm da verè chi l’adda venge, dobbiamo vedere chi la deve vincere (am)
venghietiedde, s. m., ramoscello di giunco, da ‘vencho’, termine desueto del sec. XVI
venì, vb, venire; i viegne, io vengo; ieddveneze, egli venne; venù, venuto; l’ann ca ven’, l’anno prossimo
venne, vb., vendere; part. pass., vennù
vennerore, s. m., venditore (am)
vénneta, s. f., vendita
vent’, s. m., vento; li mie parole non gerrann a d’acqua lu vent, le mie parole non andranno perse (am)
véntela, s. f., la pulitura del grano dopo la trebbia. M. Albano scrive: vèntela li mmane, agita le mani. v. furcidde
véntra, s. f., ventre (rt); staie int la ventra la vacca, stai nel ventre della vacca (am)
verd’, agg., verde; in senso fig.: giovane, inesperto (am)
verdolo, s. m., trivella, succhiello grande
verduche, s. m., ramo, ancora verde, di albero. Riviello scrive verduco, ramosciello di pino o abete, che si raccoglieva a Monte S. Angelo, ricordo del pellegrinaggio in quel sito
verdummare, s. m., venditore di frutta e verdure
vere, agg., vero
verè, vb., vedere; quanne vererene quando videro. Marsico scrive, in una forma desueta: quanne vettene. Part. pass., vist’ e vett’; si vere ca, si vede che, evidentemente.Una forma arcaica del vb., merè, scompare già ai primi del ‘900: nu’ mmere d’ora, non vede l’ora (am)
veregnà, vb., vendemmiare (rt)
veretà, s. f., verità
vèreve, s. m., vedovo (rt)
verme, s. m., verme; m’è sagliù lu verme a li cerviedd’, mi sono arrabbiato
vermiere, s. m., verminària, letame raccolto perchè produca nutrimento al pollame
vermenara, s. f., disturbo intestinale. v. urmunara
vers’, s. m., verso, lato; giett a queddu vers la iumara, andai a quel lato del fiume (am)
vertuose, agg., virtuoso (am); anche verturose
vèrua, s. f., vedova. Si trova anche vereva
verzella, s. f., piccola lamina o striscia di ferro
verzelline, s. m., uccellino
vescìa, s. f., liscivia, cenere per lavare i panni
vescine, agg., vicino. Un detto popolare recita: Die n’allibbra de male vescìne e deprenzepiant’ di viuline, Dio ci liberi di vicini sgraditi e di suonatori principianti di violino. Anche viscine
vesta, s. f., veste; dim., vestetiedd’ (vv)
veste, v. viest’
vestement’, s. m., vestiti. In senso lato, abbigliamento
vetacchie, s. m., viticcio, cima tenera della vitalba;
tenè nzemmela cumm lu vetacchie a lu revelare, tenere uniti come il viticcio alla rosa canina (am). v. virosa
vetrenàrie, s. m., veterinario
vettile, s. m., vinchio, una specie di salice usato per panieri e ceste
vettùra, s. f., animale da soma; questo il solo significato fino a tutto l’800, quando non erano circolanti ancora i mezzi motorizzati. v. machina
vezza, s. f., verza (rr). Pica scrive vezza per ‘caduta’
viagge, s. m., viaggio; une viagge, in una sola volta; a stu viagge, questa volta
via nova, s. f., la strada principale, rotabile, per distinguerla da strade minori e tratturi
vicce, s. m., tacchino. Spennavicce è agnome di famiglia
viche, s. m., vicolo. v. cuntana
viest’, vb., vestire. Anche veste
viett’, avv., presto, subito. v. aviette
vignarule, s. m., vignaiolo
villa, top., ‘Villa’ per antonomasia era l’Orto Botanico, più tardi Villa Comunale di Santa Maria
vine, s. m., vino. Nei riguardi delle tariffe daziarie, le qualità di vino erano distinte tra vino indigeno o paisane, vino frastiere, vino forte. Per il vino ‘indigeno’, le tariffe erano diverse a seconda dei tipi: il ‘bollito’, la ‘mamma’ ed il ‘mosto’. v. miere
vinella, s. f., stretto passaggio tra due casamenti, meno largo del vicolo. v. cuntana
vinnele, s. m., bindolo. Danzi scrive: chiù lu vinnle s’ è mbruglià, la matassa si è più imbrogliata. Ivi, si trova anche vinnolo
vint’, num., venti
viola, s. f., viola. Il termine è usato con specifico significato in un detto popolare: ne battia la viola, avevamo fame (rd). v. fianchette
vippeta, s. f., bevuta. Verrastro scrive: bìveta. v. bevura e bippeta
vira, s. f., vite (am)
virara, part. pass, guidata; Putenza la mal virara, Potenza la male amministrata
virgula, s. f., batterio, bacillo (am)
virosa, s. f., vitosa, Clematis Vitalba. I rami giovani della pianta, detti vitacchi, si mangiano bolliti insieme ad altre verdure. v. vetacchie
vìscele, s. f., visciola, qualità di ciliegia piccola e amarognola..
viscelòne, s. m., grossa ciliegia . v. viscele
visciglie, s. m., cespuglio basso, pollone di albero. Top.. rurale: ‘Viscigli di Jacovotto’
viscela, s. f., malattia degli animali caprini
viscelédda, s. f., piccola ciliegia. In senso fig., giovane ragazza. Riviello spiega che tale termine, in uso al suo tempo, era sostitutivo del precedente vagnardedda. v. viscele
viscìne, v. vescine
vìseta, s. f., visita (am)
vitturessa, s. f., vettura, autovettura
voccia, s. f., malore improvviso, colpo al cuore. v. occia e tuocch’
voie, pron., voi
vommeche, s. m., vomito. v. vummecà e buità
vonge, vb., ungere; part. pass., vont; non si vonge mai la rrota, non si lubrifica mai la ruota (rd). v. onge
vore, s. m., voto (am). v. rezzetta
vosce, v. voscia
voscia, s. f., voce; hann fatt una voscia, hanno parlato tutti insieme; pe’ dart voscia, per chiamarti (am)
voste, agg., vostro; al f., vosta
vota, s. f., volta, turno; na vota, una volta; nata vota, un’altra volta; tutt’ na vota, all’improvviso; una vota, tutto a un tratto; vote vote, volta per volta
votaianne, s. m., chiavistello, ferro ricurvo o ad angolo, per rimuovere il travetto di chiusura della porta (rr)
vremière, s. m., rimedio; lu vremiere fo truvare, fu trovato il rimedio (rd)
vrise, s. m., fregio. Si trova anche frise
vuagliungiedde, v. uagliungiedde
vuaie, v. uaie
vuaragnà, vb., guadagnare. Anche guaragnà. v. uaragnà e varagnà
vuardà, v. uardà
vuardia, s. f., guardia; anche uardia e uardio
vucàre, s. m., avvocato (am)
vulè, vb., volere; i’ vuogl’, io voglio; tassire vuless’ fatt’ nu servizie, tuo padre vuole che gli si faccia un servizio; li chiante volene esse acquare, le piante hanno bisogno di acqua. Marsico scriveil part. pass.: vugliù o ugliù ed il condiz. urria, vorrei. Di questo vb. si trova una forma arcaica, solo per alcuni tempi, ancora in uso fino al primo ‘900: quanne Criste nu’ mmòle, li sant nun ponne, quando Cristo non vuole, i santi non possono (am); mmoglia Ddie, voglia Iddio; nu mmulemme limasone, non vogliamo i massoni. Quindi, come i vb. mmale (re) valere e merè, vedere, anche mmolè o mmulèè una forma in disuso
vuleàre, agg. , volgare (rd)
vulìe, s. m., desiderio, voglia. Anche ulìe
vummecà, vb., vomitare. v. buità
vusture, part. pass., vestito
vutà, vb., voltare, rivoltare; part. pass. vutare; se utaze, si girò. Un modo di dire: vote e ggire, volta e gira. Nei tempi passati, la copertura dei tetti era fatta di semplici tegole poggiate, che andavano ‘rivoltate’ ogni anno, per riparare i danni invernali. Il vb. è usato anche col significato di votare. v. utà
vutiedde, s. m., vitello

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