I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Lettera Z

Studiare > Dizionari > Potenza - "Glossario a dengua putenzese"

Raccolta di voci in vernacolo tratte da scritti di autori potentini a cura di Vincenzo Perretti e con la collaborazione di Enzo Matassini.

zaaglia, s. f., fettuccia, legaccio. Riviello scrive ‘stringa di cuoio’, che all’epoca si lavorava nelle carceri; in senso lato sta per salsiccia, quando è conservata in più pezzi legati tra loro. Zaaglia è un agnome
zaaredda, s. f., fettucia, nastro (rr)
zaareddare, s. m., merciaio, venditore di minutaglie (rr)
zaarine, agnome di famiglia
zacquale, s. m., zotico
zàine, s. m., zaino; era detta così una borsa di pelle di gatto per custodire
i carlini (rr)
zalfaràna, s. f., zafferano
zambitt’, s. m., calzatura rudimentale di cuoio non conciato, legata con le zucariedde alle ‘‘pezze’ che avevano funzione di calze. E’ scritto anche zampitt’
zanch’, v. zanghe
zangaléra, s. f., melma; lu monn è duvuntà na zangalera, il mondo è diventato tutto una pozzanghera, un pantano (am)
zanghe, s. m., fango; la fera de li zanghi, la fiera di ottobre che si tiene tuttora a Potenza
zappele, s. m., zampa, piede; gn’ hann’ ont li zappili, gli hanno unto i piedi, li hanno dato l’estrema unzione (rr). Marsico scrive: quann stenn li zappele, quando stende i piedi, ossia muore. Altrove scritto anche: zappile e zapple
zappeleggià, vb., zappettare, operare una sarchiatura leggera, generalmente fatta dalle donne (rr); scritto anche zappelià
zappile, v. zappele
zavarduse, agg., sporco
zebbarracchie, s. m., piccoli contenitori da vino (am). v. zebbere
zebbere, s. m., recipiente da vino, posto sotto il tino (rr). Marsico scrive zebbre
zecchinett’, s. m., gioco d’azzardo con le carte
zela, s. f., diarrea; dim., zelaredda
zelà, vb., imbrattare, sporcare, anche nel senso di farsi addosso; mò si ca ne zelamm’ sottpe’ lu prièsce, adesso si che ci facciamo sotto per la contentezza (am)
zelacart’, agg., imbratta carte (rr). Danzi scrive zela cart.—v. striddacarte
zella, s. f., lite
zeloppa, s. f., caduta, capitombolo (rd)
zennaiola, agnome di famiglia. v. zinneià
zeppela, s. f., membrana che avvolge le pareti dell’addome, riferito al maiale (rt)
zeppelara, s. f., frecciata, insinuazione malevola
zeppele, s. f., zeppola. In senso fig.: quanta zeppele ch’amm’ avè, quante botte dobbiamo avere (rd)
zerla, s. f., pelo; in senso fig., capriccio
zerluse, agg., s. m., bisbetico, fastidioso. Zerluse o Zurluse è agnome
zert’, agg. e avv., certo, certamente. Il termine, desueto, scompare nei primi del ‘900
zèvela, s. f., straccio, cencio; erm asciù da int li zzèvele, ci eravamo liberati degli stracci (am). Dim., zeveledda
, s. m., zio
zian’, s. m., zio; un modo di dire, ormai desueto: mi’ zian’ zì Gerard’, mio zio Gerardo
zidd’, s. m., capello; li poche zidde n’ testa so a busciglie, i rari capelli in testa sono disordinati (vv)
zimarra, s. f., indumento del prete
zìmmere, s. m., caprone
zinedde, agg., piccolo
zinghere, s. m., zingaro
zinneià, vb., usato solo in terza pers. o all’inf.: osce lu tembe zinneieia, oggi il tempo minaccia pioggia
zìnzele, s. m., straccio
zinzella, top. rurale; il sito è compreso nell’area di Monaco-Cerreta
zinzelùse, agg., straccione
zipp’, s. m.,legnetto, paletto; chianta lu zipp’ addù vole lu patrone, fai quello che vuole il padrone
zippele, s. m., legnetto a mò di tappo per turare il foro nelle botti del vino. Cfr. DEI, ‘zipolo’
zì pupe, agnome di famiglia. Nella seconda metà dell’800 questa famiglia aveva casa a Portamendola, nel luogo ove fu costruito più tardi un edificio scolastico (che ospitò nei primi anni del ‘900 il Municipio) denominato dal popolino ‘Palazzo Zì Pupo’
zite, s. m., fidanzato; i’ so’ anguora vagnone zite, io sono ancora fidanzato; si usa anche col significato di sposo. La prima settimana dopo le nozze era detta ‘la settimana della zita’ (rr)
zoca, s. f., fune, corda; Zoca zoca è agnome di famiglia
zucariedde, s. m., funicella, spago
zuco, s. m., succo; lu zuco de d’uva, il succo d’uva (rd); si trova più tardi zuche
zudd’, s. m., premio nel gioco del ‘pizzico’. Triani scrive che zudd era detto lo spazio che doveva percorrere il perdente, portando sulle spalleil vincitore.v. mazza epizzeche
zulfà, vb., irrorare con lo zolfo le viti. v. pumpà e ramare
zulfariedde, s. m., zolfanello; gioco di ragazzi, detto Sant’ Zulfariedd’ (santo birichino), descritto in dettaglio da Riviello
zumb’, s. m., salto; n’amma fa quatt zumb’?, vogliamo ballare un pò?
zumbà, vb., saltare
zumbafuoss’, s. m., saltafosso, detto di persona poco costante, non affidabile; cauzune a zumpafuoss’, calzoni tipici del contadino, più corti del normale
zumbaiola, agg., civettuola
zumbariedde, s. m., saltarello, ballo paesano (ll)
zumbavaddone, agnome di famiglia
zummill’, s. m., straccio, telo da mettere sulle spalle prima di caricare qualcosa. In altri dialetti luc. col significato di cestone da carico; cu nu zummill ngodda, con uno straccio addosso (am)
zuocchele, s. m., zoccolo (vv)
zurrone, agg., vecchio, inutile; quedd zurrone de ciucce ca tenive (am). Cfr. ARM, ‘zurron’, col significato di rozzo
zuzzima, s. f., sporcizia (ll)
zuzzose, agg., sozzo, sporco (ll)

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