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Pignola - Il ciclo della vite

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“La vigna č tigna”, si dice da noi, anche perché “si nunn’ hai chi fa, va alla vignė ca nghč sembė chi fa”. I lavori iniziano nel mese di gennaio, febbraio, quando si pota. Questo č un momento molto importante perché “chi zappė bevė acquė e chi podė bevė vinė”, nel senso che una buona potatura ti garantisce un buon raccolto, molto di pił di quello che ti garantisce una buona zappettatura. La potatura avviene con una forbice detta da “podė”, con cui si recide il sarmento, “a saramendė”. Poi si zappa la vigna facendo intorno alla vite una buona pulitura ed una fossa, “cunghģya”, per consentire “dė spudėcchią”, togliere i polloni che indeboliscono il fusto principale. Dopo queste operazioni, la vite viene legata vicino ad un palo con una legatura fatta “de salėscė”, salice, (aggė mėną doi tortė a vignė). Si attende che la vite incomincia a sbocciare e quando i primi “pampėnė”, i pampini, fanno capolino e la vite cresce si lega nuovamente pił in alto con i “gėnėstrė”, fili di ginestra fatti macerare in acqua per pił giorni, “spunzą i gėnėstrė”. Quando si forma “u rrappėlė”, il grappolo, č tempo “dė nzulfą”, cospargere la vite con un po’ di zolfo.

- Nel mese di maggio “sė rėfrangė”, si sarchia, e si lega nuovamente il germoglio divenuto pił alto vicino al palo.
- Nel mese di
luglio agosto “se spundė”, si tolgono le parti della vite che crescono troppo generalmente pił alti del palo.
- Nel mese di
agosto, “sė pombė”, si irrora, cioč, la vite con “dė vėrdėramė e cavėcė”, una soluzione di verderame e calce viva.
- Nel mese di
ottobre “si diy volė, sė vėdėgneya” (si vendemmia) e l’uva si porta in cantina per essere “pėsąda”, pigiata. Gią nella stessa giornata, il vino “iescė a buogliė”, bolle, e la vinaccia viene sollevata dalla forza del vino. C’č chi in questo momento tira un po’ di vino “pė fa mbņ d’acquata verginė”, aggiunge cioč un po’ d’acqua e fa il vinello. Il vino bolle per otto giorni circa e quando non “buogliė cchił sė subbuttė”. “Nun sė subbuttė” mai il giorno di tutti i Santi perché il vino potrebbe rimanere per sempre torbido. Il vino viene messo nelle damigiane o nelle botti. Rimane la vinaccia che va passata al torchio, “u strėngėturė”. Ne viene fuori un vino detto per questo “u strėngėturė”. Alcuni con la vinaccia rimasta, aggiungono l’acqua e fanno ancora un vinello detto “acquata”.

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