I dialetti Galloitalici della Basilicata


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Il galloitalico di Picerno nel libro di Mario Romeo e Maria Teresa Greco - a cura di Tonino Cuccaro

Maria racconta se stessa, la propria vita, le vicende di un’esistenza spesa al servizio della famiglia e del mondo agreste fatto di difficoltà, sacrifici, sofferenze, ma semplice e autentico. L’autobiografia di Maria, raccolta in un’intervista condotta da Mario Romeo nel 1998 e curata da Maria Teresa Greco, è pubblicata da RCE edizioni, 2004 ed ha già ricevuto la menzione da parte del Premio Letterario Basilicata.

Mario Romeo, che da qualche tempo non è più con noi, nelle pagine della presentazione racconta come e perché nasce l’idea di intervistare Maria nella sua lingua: il dialetto picernese.

Mario, ancora adolescente e studente, incontra per la prima volta Maria e la sua famiglia seguendo il padre, in un giorno di vacanza, nel suo giro, a dorso d’asino, attraverso le campagne di Picerno per la raccolta di prodotti agricoli e dell’allevamento. Il giovane Mario viene catturato dal fascino del mondo contadino, genuino, generoso, spontaneo, ricco di tradizioni e piccoli segreti e custode dell’autentica parlata dialettale e Maria entrerà per sempre nei suoi pensieri e nei suoi ricordi, fino ad essere considerata una di famiglia. Tutti motivi per cui Mario tornerà spesso ad incontrare Maria ed a nutrirsi di quel mondo bucolico, emblema della società lucana. E’ qui che il galloitalico, ceppo linguistico proveniente dall’Italia nord-occidentale e comune ad alcuni dialetti lucani (potentino ed entroterra del golfo di Policastro) nonché siciliani e cilentani, si conserva e si trasmette con la massima autenticità. Lo stesso Gerard Rohlfs, pioniere della ricerca dialettologica in Basilicata, che per primo individuò questa matrice linguistica nelle parlate locali, era solito viaggiare nella 3^ classe dei treni che attraversavano la regione, con il chiaro scopo di incontrare e sentir parlare i contadini durante i loro brevi spostamenti. Peraltro Mario fu convinto sostenitore dell’origine galloitalica del dialetto picernese fino a volere proprio a Picerno, nel 1988, una delle due giornate di studi in memoria di Gerard Rohlfs.

Attraverso il racconto di Maria e il suo personale coinvolgimento, Mario Romeo ripercorre tre quarti del XX° secolo. Egli partecipa più che attendere al racconto che, nel suo avanzare, narra di fatti, personaggi, sensazioni, emozioni e riporta la memoria su tradizioni, usi e costumi della vita contadina, oggi talvolta tralasciate e sopite.

La presenza, durante l’intervista, di Maria Teresa Greco, che ne ha curato la pubblicazione ed è impegnata, in qualità di presidente del gruppo di lavoro, per la realizzazione di un sito web sul galloitalico, rappresenta la certificazione dell’espressione linguistica dei protagonisti derivante dal confronto con il materiale e le informazioni da lei raccolte nel corso di anni di studi sul galloitalico e poi confluite nel suo Dizionario dei dialetti di Picerno e Tito, 1991, ed. ESI. L’intervista a Maria risponde perfettamente ai canoni innovativi della ricerca dialettologica messi in campo e sperimentati dalla Greco: l’intervistato non è più semplice fonte di informazioni ma protagonista che vive consapevole la sua espressione linguistica e ne fa dono allo studioso.

Mario Romeo conferma nella Storia di Maria la sete di conoscenza, la passione per la narrazione e l’amore per la divulgazione culturale già espressi con forza in precedenti pubblicazioni (Lu monn’ scappa, ed. Il Salice 1989 e Racconti di Cassano, ed. RCE, 2002).

La traduzione in italiano dei dialoghi, riportata a fronte nel testo, agevola il lettore.

Fanno da cornice alla pubblicazione alcune foto d’epoca, mentre quaranta pagine di nomi, luoghi e tradizioni, nelle quali la toponomastica e i soprannomi utilizzati trovano ampia ed esauriente spiegazione, arricchiscono il contenuto e rendono accattivante la lettura.

Maria Teresa Greco, nella postfazione, analizza lo stato attuale del dialetto di Picerno. Dall’intervista emerge che, pur risentendo delle inevitabili contaminazioni linguistiche meridionali, dovute in gran parte alla elevata osmosi demografica raggiunta dai centri abitati dell’area potentina, il dialetto picernese rimane una pietra angolare del quadrilatero disegnato dal Rohlfs e avente come vertici Picerno, Tito, Pignola e Potenza. In questi centri, come a Trecchina e a Vaglio di Basilicata, il galloitalico trova il suo zoccolo duro e le sue maggiori ragioni di conservazione e recupero linguistico, rappresentando una costante nelle parlate locali, mentre appare solo una variabile linguistica in altri dialetti della regione.

Pertanto il Rohlfs (in Galloitalienische Sprachkolonien in der Basilikata, 1931) ha buon gioco quando, nel circoscrivere il comprensorio galloitalico del potentino, ne individua in Picerno la porta occidentale.

Tonino Cuccaro
Coordinatore Progetto galloitalico.it

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