APT Basilicata

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Basilicata turistica

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APTaccuino Gennaio 2008

 

NOTIZIE DALL’ITALIA E DAL MONDO SUL TURISMO E LE SUE TENDENZE

News (TTGItalia): Cresce l'incoming internazionale per la Basilicata
Numeri in crescita per il settore turistico lucano: in Basilicata, infatti, dal 2000 al 2007 le strutture ricettive sono aumentate del 37,4%, i posti letto del 41,8% e le presenze sono passate da 1,6 milioni del 2001 a un milione 743.680 del 2006. I dati sono stati resi noti dal commissario straordinario dell'Apt, Gianpiero Perri, e dall'assessore regionale alle Attività produttive, Vincenzo Folino. Un trend positivo che, ha spiegato Perri, è basato sul sostegno ai veri punti di forza dell'offerta regionale. Oltre alle quattro M (Metapontino, Matera, Maratea e Melfi), un forte polo di attrazione per la Basilicata è il Pollino che raccoglie sia il mercato di prossimità che quello internazionale. Prevista la valorizzazione dei mercati esteri più rilevanti, Francia e Germania, da cui proviene il 36% circa del flusso turistico non nazionale, e di quello regionale (Campania e Puglia).

 

(Corriere della Sera, 3 gennaio): Meglio noi o la Spagna? «Vi manca la visione, ma restate i màs sexy»
E’ una sfida all’”ultimo turista”, o meglio, alla strategia migliore, quella che vede scendere in campo la Spagna e l’Italia nel contendersi la capacità di attrarre, di affascinare e quindi sostenere un flusso di visitatori nei confini nazionali. Nell’articolo di Alessandro Cannavò si legge come gli Spagnoli si riconoscano oggi, lo stesso stimolo di crescita che l’Italia ha registrato negli anni Settanta: un boom economico ma anche di idee. «In Italia, il Paese mas sexy, quello con cui abbiamo avuto zero concorrenza e massima simpatia, trovo una tristezza diffusa» dice la stilista Agatha Ruiz de La Prada parlando della verve offuscata del Bel Paese e accendo anche alla presenza sempre più tangibile della creatività straniera anche nell’inossidabile Made in Italy.

Se anche nelle fiere internazionali, la Spagna offre l’immagine di un Paese colorato, variegato nelle sue proposte, in grado di suggerire itinerari tematici (quelli di Don Chishotte, quelli della fede, quelli del vino e della paella ad esempio) completi e per tutte le tasche, vuol dire che è da questo che si deve ripartire. In Basilicata, dove il folklore ha ancora il sapore dell’autenticità e della vera tradizione, e dove la genuinità non è solo un’invenzione da vetrina, allora almeno come in Spagna, la carta vincente po’ senz’altro essere “ un morale alto e una visione d’insieme”. Per la Ruz de la Prada e per Cannavò la ricetta è semplice, ma efficace.

 

(Guidaviaggi, 24 dicembre): “Nel 2007 il b&B cresce perché si mette in rete; e parla italiano”
Un modo alternativo di offrire ospitalità, rispetto al canonico albergo, è ormai in maniera conclamata quello del b&B, spesso non solo più economico, ma anche più confortevole per chi vuol regalarsi una vacanza “autentica”. L’osservatorio Turistico dell’Anbba (Associazione Nazionale B&B e affittacamere) ha effettuato un recente studio da cui risulta che nel corso del 2007 l’ospite tipo delle strutture è per lo più italiano, si muove in coppia, spende un media 67 euro al giorno e sosta circa 3 giorni e sceglie la struttura su internet.

Questi dati confortano ancor più l’idea che la Basilicata, con il target medio dei suoi visitatori, si presta molto bene, per dimensioni e qualità di offerta, a puntare sul B&B, almeno nei centri minori a vocazione turistica, o nelle località d’arte.

 

Nel segno dell’enogastronomia il turismo di appeal. Un prodotto tipico evoca sempre il suo “luogo tipico”. L’era del turismo enogastronomico
Un territorio che si rinnova, ma sa mantenere viva la sua tradizione offre al visitatore un appeal in più. Lo dice una serie di studi secondo i quali oggi il “gastronauta” (il turista che vuole esplorare e conoscere un luogo anche, se non soprattutto, conoscendone e gustandone aromi e sapori unici) non si contenta più di un buon ristorante: ci vuol trovare cortesia, qualità e tipicità. Tutto deve evocargli il luogo che sta visitando, deve potergli trasmettere la certezza che sta assaporando qualcosa che altrove non troverebbe, e dargli la sensazione che fino a quel momento non aveva fatto provato nulla di simile.

L’enogastroturismo deve essere insomma la risultante perfetta di un combinato di tradizione, sorpresa e qualità: chi arriva in un luogo per “assaggiarlo” deve andarsene a malincuore, perché lì è stato stupito, coccolato, ben accolto e ancor meglio salutato.

Le sagre, le manifestazioni enogastronomiche più strutturate ben vengano, se assieme al prodotto riescono a promuovere il suo territorio e la sua gente, e se si organizzano in contesti dove poi lo stesso piatto lo si può assaporare comodamente seduti, in un locale tipico, ben curato e ospitale.

Tutto ciò che è estemporaneo, e si esaurisce nei giorni dell’evento, non è sufficiente a fare da casa di risonanza per la promozione di un luogo e di un prodotto “ tipico”: nelle manifestazioni di piazza alle migliaia di persone che vi partecipano alla fine della giornata rimarrà ben poco, se non ha da portare con sé il ricordo, materiale e immateriale, di dove si è stati. E soprattutto, quello delle sagre è un mondo godereccio ma di poco “appeal” per chi è invece interessato a conoscere un luogo, a soffermarsi più di qualche ora.

Ecco perché è fondamentale organizzare pacchetti, concertare diversi operatori, creare micro filiere intorno ad un prodotto, individuarne un testimonial che possa veicolarne anche fuori dal conteste locale il fascino e il ricordo, e pensare ad un merchandising che, con una grafica accattivante, lasci il segno nel gastronauta attento e,per definizione, esigente.



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